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  • Roma - Venerdì 11 Settembre 2026

Morte di Denise Cosco, disposta l'autopsia. Gli inquirenti ascolteranno il compagno

Aperto un fascicolo contro ignoti per istigazione al suicidio a Velletri. Cordoglio dell'Anm, di Beppe Sala e del Comune di Petilia Policastro. De Luca attacca: "Lo Stato doveva proteggerla".

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Sarà ascoltato dai carabinieri del nucleo investigativo di Frascati non appena le condizioni psicofisiche lo consentiranno il compagno di Denise Cosco, la trentacinquenne figlia di Lea Garofalo deceduta giovedì in ospedale a seguito delle gravissime lesioni riportate dopo essersi lanciata domenica dal balcone dell'abitazione in cui viveva ad Ariccia.

Il procedimento penale, coordinato dal procuratore di Velletri Carlo Villani, è stato aperto con l'ipotesi di reato di istigazione al suicidio ed è attualmente a carico di ignoti.

Gli investigatori, presenti sul posto al momento della tragedia insieme al compagno della vittima per ricostruire nel dettaglio le ultime ore di vita della donna, hanno sequestrato il cellulare di Denise per disporne l'analisi forense, mentre nel pomeriggio è stata fissata l'autopsia sul corpo della trentacinquenne.

La drammatica scomparsa della giovane, testimone di giustizia che nel 2009 ebbe il coraggio di schierarsi e testimoniare contro il padre Carlo Cosco per l'omicidio della madre Lea Garofalo, ha suscitato profonda commozione ed aspre reazioni istituzionali. L'Associazione Nazionale Magistrati ha espresso il proprio cordoglio evidenziando il valore civile della sua figura: "Denise aveva la stessa età della madre Lea Garofalo quando venne uccisa. Era una donna coraggiosa, lo era stata da ragazzina quando era rimasta al fianco della madre che aveva avuto la forza di denunciare la propria famiglia. Lo era stata dopo il suo omicidio, avvenuto nel 2009 a Milano, testimoniando contro il padre. Lo era stata in questi anni da testimone di giustizia. La sua scomparsa è una sconfitta per l'intera società, e può farci riflettere sull'impegno che va messo ogni giorno dalle istituzioni nella lotta alle mafie e a sostegno di chi ha la forza di denunciare".

Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha annunciato l'intenzione di rendere omaggio alla memoria della donna al Parco Sempione: "Stiamo pensando a come fare. C'è una magnolia al Parco Sempione che è dedicata alla madre su iniziativa di Libera. Un'occasione potrebbe essere quella di metterne un'altra lì vicino, ci penseremo. Purtroppo sono ore in cui dobbiamo assistere a fatti terribili e abbiamo bisogno di rifletterci".

Un messaggio di dolore è arrivato anche dal comune di Petilia Policastro, terra d'origine della famiglia. Il sindaco Simone Saporito e la giunta hanno espresso "profondo sgomento e dolore per la tragica scomparsa di Denise, una giovane vita spezzata, segnata da una storia familiare durissima, che richiama alla memoria una delle pagine più dolorose e drammatiche della lotta alla criminalità organizzata. Davanti alla morte di Denise, il Comune di Petilia Policastro si stringe con rispetto e commozione attorno a quanti le hanno voluto bene ed a tutti coloro che, in questi anni, hanno custodito e portato avanti il ricordo di Lea Garofalo e il valore della sua testimonianza".

A muovere accuse dirette contro le tutele previste per le vittime e i testimoni di giustizia è stato invece il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca: "A me pare di vedere l'immagine di uno Stato vigliacco. Una ragazza come Denise aveva diritto, e lo Stato italiano aveva il dovere, di proteggerla per tutta la vita, per il coraggio che ha mostrato e per il prezzo umano che ha dovuto pagare. Non siamo riusciti a garantire a questa ragazza l'assistenza anche psicologica, non solo la scorta. Il mio auspicio è che di fronte a casi del genere ci ricordiamo di essere una nazione, non solo nei discorsi, un popolo, e uno Stato che ha il dovere di tutelare soprattutto i più deboli".

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