Ultim’ora

Primo Piano

  • Prima Notizia 24
  • Roma - Venerdì 11 Settembre 2026

OpenAI frena sullo sviluppo dell'IA, Draghi incalza l'Ue: "Difenda la sovranità sui dati"

L'azienda di Sam Altman ipotizza uno stop coordinato con i concorrenti. L'ex premier sul Financial Times: "L'Europa aumenti la capacità di calcolo o perderà il proprio futuro".

Condividi questo articolo

Mentre OpenAI valuta la possibilità di rallentare il ritmo di sviluppo dei suoi algoritmi di nuova generazione, l'Europa riceve un monito da Mario Draghi sul rischio di rimanere irrimediabilmente esclusa dalla competizione globale sull'Intelligenza Artificiale. 

L'amministratore delegato di OpenAI, Sam Altman, riferisce Bloomberg, avrebbe confidato ai propri collaboratori la disponibilità del gruppo a frenare la corsa ai modelli più avanzati, purché in coordinamento con gli altri colossi del settore. 

Una presa di posizione maturata dopo recenti criticità di sicurezza – tra cui il blocco di due settimane delle procedure di reinforcement learning ad agosto per un incidente sulla piattaforma Hugging Face – e in un contesto di forte pressione operativa, confermato dal picco di accessi al nuovo modello GPT-6 Astra che ha costretto l'azienda a sospendere temporaneamente le iscrizioni.

L'ipotesi di una pausa era stata peraltro avanzata dallo stesso Altman in un recente confronto con i funzionari della Casa Bianca, coinciso con la sottoscrizione di una moratoria firmata da oltre mille addetti ai lavori.

Sul fronte opposto si posiziona la riflessione formulata da Mario Draghi sulle pagine del Financial Times. L'ex presidente della BCE individua nell'intelligenza artificiale il motore primario per il rilancio della produttività europea, evidenziando tuttavia la profonda vulnerabilità del continente: l'Unione ospita infatti meno del 5% della potenza di calcolo globale, a fronte del 75% concentrato negli Stati Uniti, registrando un forte ritardo sia nei finanziamenti ai centri di ricerca che nella produzione di semiconduttori di ultima generazione.

Per l'ex premier la sola risorsa strategica su cui l'Europa conserva un vantaggio competitivo è rappresentata dall'imponente patrimonio informativo e di dati – dal comparto sanitario a quello industriale – stimato dalla Commissione europea a oltre 800 miliardi di euro entro il 2030.

Per valorizzare tale asset, Draghi sollecita un piano di investimenti congiunti sulle infrastrutture di calcolo comunitarie che aggreghi la domanda dei grandi gruppi industriali, preservando la concorrenza contro il rischio di monopoli: "L'Europa non deve scegliere tra crescita, sovranità e i propri valori — ha sintetizzato Draghi —. Può avere l'IA senza oligarchi".

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Notizia 24

iscriviti alla newsletter PN24

Ricevi aggiornamenti, notizie, direttamente sulla tua casella email iscrivendoti alla newsletter settimanale Prima Notizia 24.

Iscriviti