- Prima Notizia 24
- Roma - Venerdì 8 Maggio 2026
MPS, la redditività diventa il vero baricentro della nuova banca
Più commissioni, costi sotto controllo, capitale solido e una piattaforma di business sempre più diversificata: il rilancio di MPS passa dalla capacità di trasformare la nuova architettura industriale in utili stabili e crescita sostenibile. Sullo sfondo restano anche le dimissioni di Fabrizio Palermo, motivate dal mancato accordo su recenti scelte di governance, ma il cuore della sfida resta la qualità della redditività bancaria.
di Ettore Midas
MPS sta spostando il proprio racconto industriale su un terreno molto diverso da quello del passato: non più soltanto tenuta, ma capacità di produrre reddito in modo continuativo e leggibile. Il piano industriale indica entro il 2030 un margine di intermediazione di 9,5 miliardi di euro, un utile netto adjusted di 3,7 miliardi, un ROTE adjusted al 18% e un CET1 ratio intorno al 16%, segnalando una banca che punta a presentarsi come profittevole, patrimonialmente robusta e in grado di sostenere una remunerazione elevata per gli azionisti.
La leva decisiva, però, non è soltanto quantitativa. MPS punta a un mix di ricavi più equilibrato, con il contributo crescente delle attività commission-based e con asset gathering, wealth management, corporate & investment banking e private banking che insieme arrivano a rappresentare circa il 44% dei ricavi complessivi del gruppo. In altre parole, la banca cerca una redditività meno dipendente da un solo motore e più fondata su consulenza, servizi ad alto valore aggiunto, credito specializzato e gestione della clientela patrimoniale.
Anche la disciplina dei costi diventa parte integrante del nuovo profilo di profitto. Il piano prevede un cost/income al 38%, sinergie a regime per 700 milioni di euro derivanti dall’integrazione con Mediobanca e oltre 1 miliardo di investimenti in tecnologia e intelligenza artificiale per accelerare processi, semplificare l’operatività e aumentare l’efficienza. È qui che si misura la maturità della nuova fase: non soltanto fare più ricavi, ma trasformarli in margini migliori, con una macchina bancaria capace di reggere i cicli e di valorizzare una base di oltre 7 milioni di clienti.
In questo quadro, il passaggio di Palermo resta una nota da leggere tra le righe. Le dimissioni di Fabrizio Palermo dal cda, formalizzate con effetto immediato e motivate dal mancato accordo sulle recenti determinazioni in materia di governance, segnalano che il cantiere societario non è del tutto privo di tensioni. Ma il dato che conta di più, per il mercato e per gli osservatori, è che oggi MPS tenta di consolidare una redditività più strutturale: meno episodica, più industriale, più coerente con una banca che vuole stare stabilmente tra i protagonisti del sistema.
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