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  • Napoli - Martedì 9 Giugno 2026

Napoli: gambizza un disabile per un like su Instagram alla fidanzata, arrestato 20enne

La vicenda si è consumata nel rione Arenaccia, dove un ventinovenne privo di un arto inferiore è stato centrato da un colpo di pistola all'unica gamba sana per aver messo un "mi piace" alle foto della compagna dell'aggressore. Il responsabile, imparentato con esponenti dei clan, si è costituito confermando la vendetta social e il furto di telefono e Rolex. La vittima rischia la sedia a rotelle.

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Gli agenti della Polizia di Stato della Questura di Napoli hanno eseguito l'ordinanza di fermo a carico di un giovane ritenuto responsabile del brutale ferimento a colpi d'arma da fuoco consumato nei giorni scorsi nel quartiere Arenaccia.

Il bersaglio dell'agguato è un uomo affetto da disabilità fisica che, a causa della lesione riportata all'unico arto inferiore superstite, si trova ora a lottare nelle corsie d'ospedale nel tentativo di scongiurare la paralisi permanente.

L'indagato, imparentato con un elemento di spicco del panorama della criminalità organizzata del territorio, si è presentato davanti agli inquirenti della Squadra Mobile e, assistito dal proprio legale di fiducia, ha ammesso integralmente le proprie responsabilità. Il movente del raid punitivo risiede in una gelosia esasperata: l'aggressore ha aperto il fuoco per punire un semplice apprezzamento virtuale — un "like" — che il disabile aveva lasciato sotto un post pubblicato sul profilo social della fidanzata del fermato.

Al termine dell'interrogatorio, l'autorità giudiziaria ha convalidato la misura precautelare, formalizzando i pesanti capi d'accusa di lesioni gravissime, porto e detenzione abusiva di arma da fuoco e rapina aggravata.

La dinamica ricostruita dagli investigatori rivela la spietatezza dell'azione. L'autore del gesto ha raggiunto la vittima a bordo di un ciclomotore, guidato da un complice in via di identificazione, e dopo aver fatto fuoco si è appropriato con la forza dello smartphone del ferito. La stessa vittima, un giovane di 29 anni, in un primo momento aveva tentato di sviare le indagini dichiarando al personale sanitario del pronto soccorso di essere rimasto vittima di una rapina casuale finita nel sangue.

Successivamente, supportato e convinto dal proprio difensore, l'avvocato Francesco Petruzzi, il ventinovenne ha deciso di superare i timori di ritorsioni e ha verbalizzato la reale successione degli eventi davanti agli investigatori della Mobile, i quali avevano comunque già raccolto significativi riscontri sul campo.

Il quadro clinico del ferito resta critico ed estremamente incerto. Nei giorni scorsi l'equipe chirurgica ha portato a termine un delicatissimo intervento per tentare di ricucire i tessuti dell'arto colpito, ma i medici si sono riservati la prognosi: al momento attuale non è ancora scientificamente possibile escludere l'eventualità che il paziente debba trascorrere il resto della propria esistenza su una sedia a rotelle.

A rendere ancora più inquietante l'episodio sono i dettagli relativi alle minacce pronunciate subito dopo lo sparo, prima che i malviventi facessero perdere le proprie tracce a bordo dello scooter: “Ringrazia perché non ti ho ucciso”.

Prima della fuga, l'aggressore aveva depredato il disabile anche di un prezioso orologio Rolex Daytona. La restituzione della refurtiva e dello smartphone è avvenuta soltanto in un secondo momento, al termine di una singolare transazione telematica condotta via chat che ha visto come intermediari la consorte della vittima e la madre del giovane malvivente; l'orologio è stato infine fatto rinvenire all'interno di un esercizio commerciale della zona.

Davanti ai poliziotti, il ragazzo ha tentato di alleggerire la propria posizione processuale parlando di un raptus emotivo nato nel corso di un alterco verbale e dichiarandosi profondamente pentito.

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