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  • Napoli - Venerdì 10 Luglio 2026

Napoli, ragazza morta dopo un intervento, la famiglia: "Chiediamo giustizia"

I genitori di Francesca Tucci chiedono chiarezza sui tempi record dell'intervento in intramoenia. Tre medici iscritti nel registro degli indagati.

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Non si danno pace i genitori di Francesca Tucci, la ragazza di 24 anni deceduta lo scorso 3 luglio nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale Cardarelli di Napoli dopo un intervento chirurgico eseguito in regime di intramoenia.

Attraverso una denuncia formale presentata alla Procura di Napoli — che ha fatto scattare l'iscrizione nel registro degli indagati per tre medici con l'ipotesi di reato di omicidio colposo — la famiglia ha voluto mettere nero su bianco una ferma richiesta di verità, decisa a comprendere cosa sia accaduto in quelle pochissime settimane trascorse dalla comparsa dei primi sintomi al tragico epilogo. 

L'intero impianto difensivo e le richieste dei familiari si concentrano sulla congruità delle scelte terapeutiche e, soprattutto, sulla rapidità con cui la giovane è stata indirizzata alla sala operatoria, nonostante i precedenti pareri medici spingessero verso una linea di massima prudenza e approfondimento.

"Dalla documentazione clinica sinora esaminata risulta che la sintomatologia si era manifestata solo poche settimane prima del ricovero — spiegano in una nota i legali della famiglia, gli avvocati Massimo Lanna, Massimo D'Errico e Francesco Petruzzi — e che, in quel breve arco di tempo, gli specialisti consultati avevano espresso indicazioni univoche: approfondire, completare la diagnostica, affidarsi a una valutazione multidisciplinare".

Il fulcro del dolore e dei forti dubbi dei genitori risiede proprio nel cambio di rotta repentino avvenuto dopo l'ultima consulenza, una decisione su cui ora pretendono che la magistratura faccia piena luce per stabilire se vi siano state negligenze, sottovalutazioni o un'ingiustificata fretta procedurale.

"L'indicazione chirurgica — viene rimarcato con forza dai tre legali — è giunta soltanto dall'ultimo professionista consultato e da lì, in tempi rapidissimi, si è passati alla sala operatoria. Gli accertamenti dovranno stabilire se quella indicazione fosse sorretta dal quadro clinico, dalle linee guida e dalle alternative disponibili, se il consenso sia stato raccolto su un'informazione completa, e se le complicanze post-operatorie siano state riconosciute e gestite con la tempestività che una struttura di primissimo livello è in grado di assicurare. Su questi punti la famiglia chiede risposte".

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