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  • Lunedì 27 Aprile 2026

Pompei, l'intelligenza artificiale ricostruisce l'addio alla città: ecco gli ultimi istanti dei fuggiaschi

Grazie ai testi di Plinio il Giovane e alle nuove tecnologie, il Parco Archeologico e l'Università di Padova danno un volto alle vittime dell'eruzione. Il ministro Giuli: "Metodologie innovative per nuove prospettive storiche".

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Il passato più tragico di Pompei incontra le frontiere tecnologiche del futuro attraverso un progetto d'avanguardia che vede la collaborazione tra il Parco Archeologico e l’Università di Padova.

Per la prima volta, i celebri racconti di Plinio il Giovane del 79 d.C. sono stati rielaborati da sistemi di intelligenza artificiale per dare vita a una ricostruzione digitale accurata basata sulle più recenti scoperte del Ministero della Cultura.

Al centro dello studio vi è il ritrovamento di un uomo che, nel tentativo disperato di salvarsi, utilizzò un mortaio di terracotta come scudo contro la pioggia di lapilli, una dinamica che trova conferma proprio nelle lettere di Plinio, dove si descrive come i fuggiaschi si proteggessero il capo con cuscini o oggetti di fortuna.

Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha accolto con entusiasmo i risultati di questa sinergia tra scienza e tecnologia, dichiarando che "Pompei è forse il luogo più prestigioso al mondo per la ricerca archeologica dove ogni nuova scoperta illumina in modo entusiasmante la trama della vita antica. Le indagini condotte con questi scavi dimostrano che le metodologie innovative, utilizzate con rigore, possono regalarci nuove prospettive storiche".

Gli scavi presso la necropoli di Porta Stabia hanno infatti restituito i resti di due individui: un giovane probabilmente sorpreso da una nube ardente e un uomo più maturo, morto poco prima sotto i lapilli, che portava con sé una lucerna, un anello di ferro e dieci monete di bronzo.

La sfida di gestire una mole di informazioni sempre più vasta è stata sottolineata dal direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel,  secondo cui "la vastità dei dati archeologici a Pompei è ormai tale che solo con l'aiuto dell'intelligenza artificiale saremo in grado di tutelarli e valorizzarli".

Zuchtriegel ha inoltre ribadito l'importanza di un controllo scientifico diretto su questi strumenti, "ed è importante che noi archeologi ce ne occupiamo in prima persona, perché altrimenti lo faranno altri al posto nostro che non hanno le basi umanistiche e scientifiche necessarie".

Secondo il professor Jacopo Bonetto dell'Ateneo padovano, questo approccio rappresenta una svolta fondamentale poiché "il progetto apre una riflessione più ampia sull'impiego dell'IA in archeologia, una tecnologia che può contribuire al miglioramento degli strumenti di comunicazione".

In questa cornice di innovazione, l'apporto dell'intelligenza artificiale viene visto non come un rimpiazzo dell'esperienza umana, ma come un suo potenziamento. Luciano Floridi, direttore del Digital Ethics Center a Yale, ha chiarito la portata etica e pratica dell'operazione spiegando che "duemila anni dopo l'IA ci aiuta a ricostruire gli ultimi momenti di Pompei. L'intelligenza artificiale non sostituisce l'archeologo. Sotto il suo controllo, ne amplia le potenzialità e rende accessibile a molti ciò che prima era leggibile solo per pochi".

Grazie a questo connubio, la ricerca archeologica riesce a trasformare dati complessi in immagini comprensibili a tutti, mantenendo allo stesso tempo un rigore scientifico che onora la memoria delle vittime del 79 d.C.

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