Proposta di legge n. 843: la riforma che aleggia sui crediti deteriorati delle banche
Deteriorare equivale a ridurre qualcosa di deter o deterus (cattivo) in uno stato peggiorativo.
di Sara Bruni
Giovedì 05 Ottobre 2023
Roma - 05 ott 2023 ()
Deteriorare equivale a ridurre qualcosa di deter o deterus (cattivo) in uno stato peggiorativo.

Un soggetto che, a causa di un peggioramento della propria attività economica e finanziaria, non è in grado di adempiere in tutto o in parte alle proprie obbligazioni contrattuali, diventa debitore di un credito deteriorato, dunque, di un credito non piu efficace ed efficiente.

L’origine del fenomeno trova il suo punto di emersione nelle gravi crisi economiche e finanziarie che, in maniera recidiva, si sono susseguite negli ultimi anni, a partire dal 2007.

Le criticità innescate dal proliferare dei non performing loans, in particolare le gravi crisi di liquidità delle banche, sono state affrontate, almeno inizialmente, con interventi di natura pubblica. Il salvataggio dei sistemi bancari avvenne in più occasioni attraverso l’impiego di risorse pubbliche, messe a disposizione dai governi nazionali. Tali misure operavano tramite la prestazione di garanzie governative sulle passività emesse ed a volte con aumenti di capitale sottoscritti dallo Stato.

Tali linee di intervento, seppur inevitabili, si sono poste in netto contrasto con i principi comunitari di libera concorrenza e la disciplina degli aiuti di stato (in particolare, rispetto al TFUE- Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, il cui rispetto a livello comunitario è garantito dalla Commissione Europea). Nello specifico, l’art. 107 TFUE stabilisce il principio di incompatibilità con il diritto dell’Unione delle misure di sostegno alle imprese adottate con l’utilizzo di risorse pubbliche, in quanto idonee a falsare il libero gioco concorrenziale, attribuendo un vantaggio economico a talune imprese a detrimento di altre operanti nello stesso mercato. La Commissione nel 2013 ha chiuso definitivamente la “stagione dell’emergenza”, favorendo soluzioni che coinvolgevano maggiormente le risorse degli azionisti della banca ed alcune tipologie di creditori .Tale scelta è stata giustificata dalla necessità di interrompere il nesso tra gli onerosi salvataggi bancari, l’aumento dei deficit e del debito pubblico e il conseguente rischio di instabilità finanziaria dei debiti sovrani.

Di fronte al dilagare di situazioni di grave e conclamata crisi di una significativa parte degli imprenditori beneficiari di credito bancario, con conseguente incapacità di far fronte alle obbligazioni restitutorie, le banche hanno dovuto abbandonare la logica della mera contrapposizione rispetto al debitore inadempiente, espressa con l’esercizio dei poteri del creditore, preordinati al recupero, anche coattivo, del credito. Ed ecco che i creditori per tentare efficacemente di recuperare i propri crediti finivano per affiancarsi ai debitori aiutandoli a superare la crisi.

In tale scenario, nel gennaio 2023 viene presentato alla Camera un disegno di legge, il numero 843, recante “Disposizioni per agevolare il recupero dei crediti in sofferenza e favorire e accelerare il ritorno in bonis del debitore ceduto”.

La proposta, a carattere retroattivo, ha ad oggetto i crediti deteriorati dal 1.01.2018 ed il 31.12.2021 in relazione alle operazioni concluse entro il 31.12.2022.

Il debitore diventa titolare di un diritto di opzione, in caso di avvenuta cessione del relativo credito da parte di banche o intermediari finanziari, con facoltà di estinguere la propria posizione debitoria, corrispondendo al cessionario il prezzo di acquisto del relativo credito con una maggiorazione del 20%.

Il Presidente dell’UNIREC (Unione Nazionale Imprese a Tutela del Credito), Marcello Grimaldi ha rilevato che: “al 31.12.2022 gli NPL ammontavano a circa 322 miliardi. A causa dei tassi di interesse in continua crescita a causa dell’inflazione, ovviamente la cifra è in continuo aumento. Si prevede, infatti, che nel biennio 23-25 la crescita possa attestarsi sul picco dei 360 miliardi di euro. Nel 2022 dei 322 miliardi, solo il 20% era in pancia alle Banche mentre il restante 80% era suddiviso nel mercato secondario. Ciò sta a significare che il mercato del derisking ha funzionato molto bene e che le Banche si stanno liberando dei crediti deteriorati.”

A tal proposito, Banca d’Italia ha suggerito di escludere dal perimetro normativo le cessioni di crediti perfezionatesi in passato, al fine di non “[…] alterare sensibilmente l’equilibrio negoziale.”

Tuttavia, tale proposta di legge, che fortunatamente sta seguendo un iter parlamentare articolato e, per la quale, è stato richiesto il supporto di un comitato tecnico, desta molte perplessità financo arrivando a destare preoccupazione anche per il presidente del Consiglio di vigilanza della Banca centrale europea, Andrea Ernia, secondo il quale: “ Il governo italiano dovrebbe evitare di introdurre distorsioni sul mercato dei crediti deteriorati con misure, attualmente in discussione, volte a favorire i debitori a discapito di banche e operatori del settore.”

Sulla base di quanto innanzi descritto, la proposta si muoverebbe in senso contrario alla direttiva europea n. 2021/2167 che dovrà essere recepita dall’Italia entro la fine di quest’anno.

Il legislatore comunitario indica come valorizzare il mercato secondario, tutelare il consumatore con nuovi meccanismi autorizzativi che offrano garanzie al consumatore in fase di negoziazione.

L’obbligo di correttezza e buona fede sancito nel Codice civile all’ art. 1175, comporta per i creditori e le altre parti un dovere di collaborazione che non si traduce nella necessità di prestare a priori consenso alle iniziative dell’imprenditore, ma in quello di non ostacolare le trattative o di rifiuto del contraddittorio.

Quindi via libera, alle rinegoziazioni, alle dilazioni e a nuovi strumenti quali, ad esempio il rent to buy, che supportino il diritto del creditore contemperandolo con la difficoltà del debitore.

Insomma, il mercato secondario del deteriore, nel corso degli anni, ha dimostrato l’enorme capacità rivoluzionaria di rendere efficiente ciò che era diventato inutilizzabile, trovando un proprio codice e le proprie regolamentazioni, sempre grazie alla compliance, alla governance e ad un sistema di controlli interni e nel pieno bilanciamento degli interessi in gioco.

Ciò ha reso non necessario il ricorso ad interventi atti a favorire una parte a scapito dell’altra.

Pertanto, tale proposta di quasi assoluzione, recante un evidente danno diretto ai conti pubblici (avendo riguardo ai 350 mld oggetto di cessione di crediti deteriorati  sino al 31.12.2022 dei quali 1/3 riguardano le operazioni assistite dalle garanzie statali che potranno essere escusse direttamente il ministero del tesoro), porterebbe ad un condono, dunque, ad una cancellazione dell’errore assolutamente non funzionale ad un meccanismo divenuto proficuo proprio grazie al processo di trasformazione dal deterus al bonis.

Dare una seconda vita a qualcosa che era considerata inattiva, persa, logora è la grande sfida dell’uomo in generale, nel suo percorso di crescita e sviluppo e diventa quindi un’enorme opportunità per tutti coloro che prendono parte al processo di ricostruzione che non può essere vanificata da semplici logiche di potere.


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