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  • Roma - Martedì 9 Giugno 2026

Raggiunta l'intesa sul contratto dei ministeri: sindacati e Aran firmano il rinnovo, in arrivo 160 euro medi di aumento

Al tavolo delle trattative aderisce anche la Cgil. Soddisfatto il ministro della Pa, Paolo Zangrillo: "Un contratto che racconta che il lavoro pubblico ha valore". Scattano l'adeguamento dei salari in tre tranche e il pareggiamento dei giorni di ferie per i neoassunti.

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Si chiude positivamente e con una convergenza sindacale totale uno dei tavoli negoziali più rilevanti per l'assetto della macchina statale italiana. L'Aran e le sigle rappresentative del pubblico impiego hanno siglato la preintesa per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del comparto Funzioni centrali, comparto che raggruppa i dipendenti dei ministeri, delle agenzie fiscali e degli enti pubblici non economici, fornendo risposte contrattuali a una platea di quasi 200mila lavoratrici e lavoratori per il triennio 2025-2027.

L'intesa economica definisce un incremento retributivo medio a regime pari a 160 euro mensili, calcolato su una percentuale del 5,4%. Nel dettaglio della piramide professionale, i benefici parametrici oscilleranno da un minimo di 126,60 euro destinati alla categoria degli operatori fino a un massimo di 221 euro mensili riservati alle figure ad elevate professionalità.

La struttura degli aumenti prevede una progressione suddivisa in tre distinte finestre temporali: la prima quota è scattata retroattivamente il primo gennaio 2025, la seconda decorre dal primo gennaio 2026, mentre l'ultimo step troverà applicazione a partire dal primo gennaio 2027. La vera novità politica della sessione negoziale è rappresentata dalla firma della Fp-Cgil, sigla che aveva scelto di non aderire alla precedente tornata contrattuale.

A dare l'annuncio della sottoscrizione è stata la stessa federazione di categoria, che ha espresso soddisfazione per i traguardi normativi e salariali strappati nel corso del confronto: “Abbiamo lottato per importanti innovazioni, sottoscriviamo la preintesa”.

Tra le principali conquiste rivendicate dal sindacato spicca l'attivazione di un sistema di monitoraggio congiunto volto a prevenire e neutralizzare picchi inflattivi imprevisti a salvaguardia degli stipendi. Sotto il profilo dei diritti, si registra inoltre una svolta storica: dopo tre decenni di disparità regolamentare, viene sancito il principio dell'equiparazione del diritto alle ferie, che d'ora in avanti sarà identico sia per il personale di nuova assunzione sia per i colleghi con maggiore anzianità di servizio.

L'esito delle trattative è stato salutato con forte entusiasmo dal ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, il quale ha voluto rimarcare la portata storica di una firma giunta, per la prima volta nel settore pubblico, all'interno del reale arco temporale di vigenza dell'accordo: “Per la prima volta nella storia della contrattazione collettiva pubblica, un contratto del comparto Funzioni Centrali viene firmato dentro il triennio di competenza. È un segnale concreto che la pubblica amministrazione può funzionare in modo moderno ed efficiente, rispettando le regole e i tempi che essa stessa si è data”.

Il titolare del dicastero di Palazzo Vidoni ha infine concluso evidenziando il valore politico e sociale del provvedimento, inteso come un segnale di svolta nel percorso di modernizzazione e attrattività dello Stato in veste di datore di lavoro: “restituire potere d'acquisto ai dipendenti pubblici e farlo in tempi certi non è solo una questione economica: è un atto di rispetto verso chi ogni giorno lavora per i cittadini e per lo Stato. Questo contratto dice che il lavoro pubblico ha valore”.

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