RAI, “DIA 1991. Parlare poco, apparire mai”

In prima serata ieri sera su RAI3, nel ricordo di Giovanni Falcone, il film che racconta i 30 anni della Direzione Investigativa Antimafia. Un film bellissimo. E sempre ieri, per questo anniversario così speciale, il Capo dello Stato Sergio Mattarella ha ricevuto al Quirinale il Direttore della DIA Maurizio Vallone. 

di Pino Nano
Sabato 30 Ottobre 2021
Roma - 30 ott 2021 (Prima Notizia 24)

In prima serata ieri sera su RAI3, nel ricordo di Giovanni Falcone, il film che racconta i 30 anni della Direzione Investigativa Antimafia. Un film bellissimo. E sempre ieri, per questo anniversario così speciale, il Capo dello Stato Sergio Mattarella ha ricevuto al Quirinale il Direttore della DIA Maurizio Vallone. 

C’era un solo modo per rendere omaggio, e soprattutto per rendere i giusti onori, agli uomini della Direzione Investigativa Antimafia che ieri, 29 ottobre 2021, ha compiuto i suoi primi 30 anni di vita. Era quello di costruire un film in cui raccontare al grande pubblico il coraggio e i sacrifici immani di questi “servitori dello Stato” che ogni giorno dell’anno della loro vita danno la caccia ai poteri forti della criminalità organizzata in tutto il mondo.

Intelligence e non solo, Gruppi Speciali e non solo, donne e uomini che vivono mascherati per tutta la loro vita, senza che nessuno possa mai vederli in volto, e soprattutto senza che nessuno possa mai dire loro grazie in pubblico. Nessuno deve conoscere le loro generalità, nessuno deve vederli mai in faccia, nessuno deve sapere dove cercarli. È proprio uno di loro che nel film usa la frase diventata poi il titolo del film “Parlare poco, apparire mai”.

Una religione di vita.

Una stella senza nome”, dicono invece gli investigatori americani della FBI, che per i loro reparti speciali identici alla Direzione Investigativa Antimafia Italiana hanno coniato questo slogan e hanno sacralizzato il sacrificio di questi uomini nascondendo il loro nome e i loro volti anche da morti. Sulla loro tomba, solo una stella dorata. Nient’altro.

L'intuizione di Giovanni Falcone, le esperienze degli uomini e delle donne che in quel sogno hanno creduto, e il lavoro nell'ombra che ha portato a sequestri e arresti eccellenti, i 30 anni della Direzione investigativa Antimafia sono raccontati tutti in questo film prodotto da Rai Cinema e 42° parallelo, un film, scritto da Diana Ligorio e la regia di Leonardo Dalessandri con Gabriele Ciances, andato in onda appunto ieri sera, 29 ottobre, alle 21.20 su Rai3. Davvero intenso, davvero importante, davvero completo.

“Sono nella Dia nel 1992, venni assegnata immediatamente dopo l'assassinio dei giudici Giovanni Falcone e Francesca Morvillo, e degli uomini della scorta. E mi sento ancora figlia della Strage di Capaci".

A dare il via al film è una donna con il volto coperto dal mefisto, che lavora nell'ombra come tanti altri suoi colleghi della Direzione Investigativa Antimafia. Perchè la storia del film parte proprio dalla strage di Capaci, "Dia 1991”, un film che nei fatti racconta 30 anni di lotta alle mafie a partire da quella che era stata la grande intuizione di Giovanni Falcone.

Giovanni Falcone non faceva altro che ripetere ai suoi superiori che “Occorre una struttura investigativa simile all'FBI, composta da personale specializzato nella lotta alla criminalità organizzata, proveniente da tutte le forze di polizia”.

Ma Falcone però non fece in tempo a vederla, perché anche se la Dia è nata ufficialmente il 29 ottobre 1991, è diventata poi operativa solo all'indomani della strage di Capaci e della sua morte.

Il film parte dalle immagini di una telecamera a pochi centimetri dall'asfalto dell'autostrada che attraversa la Sicilia Occidentale ridotta a sterrato dalla tremenda esplosione. L'obiettivo avanza tra i rottami delle auto e le ambulanze, riprende il dolore dei presenti. Il giorno dopo, il 24 maggio 1991, la Dia prende parte alla guerra dello Stato alla mafia. Ragazzi e ragazze, ancora tutti giovani, venivano da esperienze diverse e avevano metodi di indagine e di lavoro completamente diversi, ma da allora in poi - dice uno degli investigatori – “ci ha sempre contraddistinto una cosa parlare poco, apparire mai".

Uno dei primi risultati del lavoro della DIA, il film lo ricostruisce benissimo, fu un arresto eccellente, quello di Leoluca Bagarella, capo dell'area militare di Cosa Nostra. Subito dopo, il capo della DIA chiamò Alessandro Giuliano, figlio del Vice Questore Aggiunto di Palermo Boris Giuliano per dirgli: “Abbiamo arrestato l'assassino di tuo padre”.

Sono quattro le storie attorno a cui ruota il film, dieci le voci narranti, con la memoria di Giovanni Falcone tenuta in vita dal magistrato Giuseppe Ayala.

Ma oltre alla cattura di Leoluca Bagarella, il film racconta l'Inchiesta Olimpia sulla 'ndrangheta, poi l'arresto del boss della camorra casalese "Sandokan" Francesco Schiavone e le infiltrazioni della criminalità organizzata nel Nord Italia. Si alternano immagini delle teche RAI e filmati inediti, in un rimando continuo tra presente e passato. Nelle testimonianze degli investigatori senza volto c'è l'adrenalina della operazioni per la cattura dei latitanti e le ferite nell'animo di chi, nella “squadro dello Stato”, lavora in prima linea rinunciando a una fetta importante della propria vita.

Naturalmente il film riaccenderà i riflettori dell’interesse generale su questi reparti speciali della polizia italiana e in molti si chiederanno come è strutturata oggi la Direzione Investigativa Antimafia.

Diciamo subito che ogni sei mesi sull’attività svolta, e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia, il Ministro dell’Interno riferisce al Parlamento. Al vertice della D.I.A. è preposto un Direttore, scelto a rotazione tra i Dirigenti della Polizia di Stato di Stato e gli Ufficiali Generali dell’Arma dei Carabinieri e del Corpo della Guardia di Finanza, che abbiano maturato una specifica esperienza nel settore della lotta alla criminalità organizzata. Per l’esercizio delle sue funzioni lo stesso si avvale della collaborazione di due Vice Direttori – ad uno dei quali è anche affidata la funzione Vicaria – che hanno il compito di sovrintendere rispettivamente alle attività operative ed a quelle amministrative. La struttura centrale di supporto si compone invece di una Divisione di Gabinetto, tre Reparti, rispettivamente deputati alle “Investigazioni preventive”, “Investigazioni giudiziarie” e “Relazioni internazionali ai fini investigativi”, e sette Uffici paralleli.

Non tutti forse lo sanno, ma la D.I.A., che per l’assolvimento dei propri compiti opera in stretto collegamento con le forze di polizia, si avvale anche di un’articolazione periferica, strutturata su dodici Centri Operativi e nove Sezioni distaccate che, attraverso una ripartizione definita, hanno competenza sull’intero territorio nazionale. “Orecchie e occhi indiscreti” sull’intero territorio nazionale.

Tra gli obiettivi strategici perseguiti oggi da questi Gruppi Speciali – spiegano al quartiere generale della DIA- c’è soprattutto il contrasto alla forza economico-finanziaria della criminalità organizzata, che viene sviluppato con più strumenti ed in diverse fasi. “In tal senso notevole rilevanza è attribuita all’aggressione agli ingenti patrimoni illecitamente accumulati, che, attraverso uno specifico percorso normativo, sono restituiti all’utilità collettiva, ed al contrasto della penetrazione nel tessuto economico ed imprenditoriale con effetti distorsivi della libera concorrenza”.

Sulla scia, insomma, di quello che era diventato lo slogan più iconico di Giovanni FalconeSe vuoi combattere la mafia segui il denaro”. Devi capire da dove arrivano i soldi e come vengono investiti, e dove vengono poi fatti sparire di nuovo”.

La DIA fa tutto questo da 30 anni a questa parte. Per la loro festa di compleanno ieri il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto al Quirinale, , una delegazione della Direzione Investigativa Antimafia. Nel corso dell'incontro sono intervenuti il Direttore della DIA, Maurizio Vallone, il Capo della Polizia - Direttore generale della Pubblica Sicurezza, Lamberto Giannini e il Ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese.

Sappiamo che lui non approverebbe, ma ci sembra giusto fare un nome soltanto nel giorno in cui la DIA festeggia il suo primo Anniversario importante, ed è quello del Direttore della DIA , il dr. Maurizio Vallone, napoletano purosangue,  che il 1 ottobre scorso ha festeggiato il suo primo compleanno alla guida della Direzione Investigativa Antimafia, dopo una brillantissima esperienza come Questore di Reggio Calabria, ultimo suo incarico prima della DIA, e che oggi viene indicato come uno dei mastini più intelligenti più sofisticati e più operativi della lotta al crimine organizzato.

Buon compleanno Direttore, a lei e ai suoi ragazzi.


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