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Economia

  • Prima Notizia 24
  • Roma - Giovedì 5 Novembre 2026, 17:35

Rapporto Antitrust-Bankitalia: concorrenza stabile nel paese ma persiste un ricambio limitato ai vertici d'impresa

Presentato a Roma il primo studio congiunto sulla dinamica dei mercati tra il 2010 e il 2023. Margini e concentrazione sotto controllo a differenza degli USA, ma frenano demografia d'impresa e tasso di ricambio delle ditte leader.

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Le condizioni concorrenziali dell'economia italiana si sono mantenute sostanzialmente stabili nell'arco temporale compreso tra il 2010 e il 2023, senza mostrare alcun incremento generalizzato del potere di mercato da parte delle grandi aziende.

È quanto emerge dal rapporto "Lo stato della concorrenza in Italia", elaborato e presentato a Roma dall'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato in collaborazione con la Banca d'Italia.

Il documento propone un'analisi integrata fondata su tre indicatori chiave: la dinamica dei margini aziendali, la concentrazione dei fatturati e la vivacità del tessuto imprenditoriale.

Dalla rilevazione emerge un quadro in cui l'aumento del markup — ovvero il divario tra i prezzi finali di vendita e i costi operativi di produzione — è apparso contenuto, concentrandosi in prevalenza nei settori che all'inizio del decennio evidenziavano le marginalità più ridotte.

Parallelamente, la concentrazione dei volumi d'affari, pur dopo aver registrato un incremento durante la crisi del debito sovrano, è progressivamente rientrata su valori analoghi a quelli del 2010.

Tali evidenze delineano una traiettoria differente rispetto ad altri contesti internazionali e in particolare a quello degli Stati Uniti, dove l'ascesa costante dei margini e l'accresciuta concentrazione di mercato segnalano un potenziale indebolimento delle dinamiche competitive.

A fronte di questa sostanziale tenuta, il dossier rimarca tuttavia la presenza di mercati ancora fortemente concentrati e l'ostacolo rappresentato da una scarsa mobilità nelle posizioni di vertice, storicamente presidiate dagli stessi attori industriali.

A frenare il rinnovamento del sistema economico ha contribuito una demografia d'impresa sfavorevole, caratterizzata per oltre un decennio da un numero di chiusure aziendali superiore a quello delle nuove iscrizioni, con una inversione di tendenza registrata soltanto a partire dal 2021.

Secondo gli esperti di Agcm e Bankitalia, l'eliminazione dei freni normativi e burocratici che ostacolano l'ingresso di nuovi competitor e l'espansione delle realtà più produttive rimane il passaggio fondamentale per stimolare l'innovazione, accrescere l'efficienza complessiva del sistema e generare ricadute positive per i consumatori finali.

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