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- Roma - Sabato 5 Settembre 2026
Roma, CURAA contro il trasferimento della Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte: appello a Giuli e Strinati
Il dibattito sulla Biblioteca di Archeologia e Storia dell'Arte si intensifica, con CURAA che chiede di fermare il trasferimento da Palazzo Venezia.
Il futuro della Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte torna al centro del dibattito sulla tutela del patrimonio culturale della Capitale. A sollevare il caso è CURAA – Cittadini per Roma, i suoi Alberi e i suoi Abitanti, che interviene contro il previsto trasferimento della BIASA da Palazzo Venezia e rivolge un appello al ministro della Cultura Alessandro Giuli e al professor Claudio Strinati affinché venga riesaminata l’operazione.
Secondo quanto riferito dall’associazione, che richiama a sua volta un comunicato dell’Associazione Bianchi Bandinelli, per il 7 settembre sarebbe previsto l’avvio delle operazioni legate allo spostamento della Biblioteca dalla sua sede storica. Una prospettiva sulla quale CURAA chiede chiarimenti, a partire dall’iter che ha portato alla decisione, dai tempi con cui è stata comunicata e dal coinvolgimento degli organismi e delle associazioni impegnate nella tutela del patrimonio storico-artistico.
Il punto centrale della contestazione riguarda soprattutto il rapporto tra la Biblioteca e Palazzo Venezia. Per CURAA non si tratterebbe infatti soltanto di trasferire libri, documenti e fondi archivistici da un edificio a un altro, ma di interrompere un legame storico e culturale costruito nel corso di oltre un secolo. La Biblioteca, sottolinea l'associazione, rappresenta da decenni un punto di riferimento per storici dell'arte, archeologi, architetti, ricercatori e studenti italiani e stranieri. Le sale di lettura, gli arredi, le scaffalature e gli stessi ambienti di Palazzo Venezia avrebbero contribuito nel tempo a creare un luogo nel quale contenitore e contenuto sono diventati parte di un'unica esperienza di studio e ricerca.
CURAA ricorda inoltre il percorso storico dell'istituzione, collegandolo alla stagione culturale avviata nell'Ottocento e alla fondazione, nel 1922 per iniziativa di Corrado Ricci, dell'Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell'Arte. Nel secondo dopoguerra la Biblioteca tornò a radicarsi negli ambienti di Palazzo Venezia, custodendo nel tempo importanti raccolte e fondi documentari, tra i quali quello legato a Rodolfo Lanciani.
Proprio questa stratificazione storica costituisce, secondo l'associazione, uno degli elementi che dovrebbero essere attentamente valutati prima di procedere al trasferimento.
CURAA pone inoltre una serie di interrogativi sulle conseguenze concrete dello spostamento: dalla sistemazione delle collezioni alla possibilità di mantenerne l'unitarietà, fino ai tempi necessari per garantire nuovamente a studiosi e studenti la piena fruibilità del patrimonio bibliografico.
Nel mirino dell'associazione c'è quindi l'ipotesi di trasferimento verso Palazzo San Felice, pur riconoscendo il prestigio dell'intervento architettonico legato a Mario Botta. La questione, sostiene CURAA, non riguarderebbe la qualità della futura sede, ma l'opportunità culturale di separare una biblioteca storica dal luogo con il quale ha costruito nel tempo un rapporto identitario.
"L'invasione barbarica continua", afferma Jacopa Stinchelli, presidente di CURAA e storica dell'arte, utilizzando toni fortemente critici nei confronti delle politiche che, a giudizio dell'associazione, starebbero modificando la funzione di alcuni luoghi storici della Capitale.
Stinchelli richiama anche le precedenti battaglie dell'associazione sulla gestione dei parchi e delle ville storiche romane e chiede direttamente un intervento del Ministero della Cultura. Una posizione che CURAA inserisce in una più ampia riflessione sul rapporto tra valorizzazione turistica, organizzazione degli spazi culturali e tutela dell'identità storica dei luoghi. L'appello viene rivolto in particolare al ministro Alessandro Giuli e al professor Claudio Strinati, ai quali l'associazione chiede di verificare tutti gli aspetti del trasferimento e di valutare la possibilità di mantenerne la sede a Palazzo Venezia.
"La tutela del patrimonio non si fa svuotando i palazzi storici per ridurli a simulacri espositivi privi di vita intellettuale – sostiene CURAA –. Si fa proteggendo le istituzioni che da oltre un secolo danno un'anima a quelle stesse mura".
Al di là dei toni della protesta, la vicenda pone una questione destinata a far discutere: quanto conta, nella tutela di una grande istituzione culturale, il rapporto tra le collezioni e il luogo nel quale quella stessa istituzione ha costruito la propria storia? Per CURAA la risposta è netta: la BIASA e Palazzo Venezia costituiscono un patrimonio culturale profondamente connesso e il trasferimento dovrebbe essere fermato.
L'associazione chiede quindi che, prima di ogni passaggio definitivo, vengano chiariti pubblicamente ragioni, modalità, garanzie per l'integrità delle raccolte e futuro della Biblioteca. Un appello che ora chiama direttamente in causa il Ministero della Cultura e gli organismi competenti, dai quali si attende una risposta capace di chiarire il destino di una delle istituzioni bibliografiche specialistiche più significative della Capitale.
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