
- Prima Notizia 24
- Venerdì 24 Aprile 2026
Sanità, rivolta contro il "Decreto Schillaci": medici di base pronti alla battaglia
Il Ministro punta a trasformare i dottori di famiglia in dipendenti pubblici nelle Case di Comunità. I sindacati insorgono: "Riforma inattuabile che distrugge la professione e penalizza i giovani".
Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha presentato alla Conferenza delle Regioni la bozza del decreto legge che punta a rivoluzionare l'assistenza territoriale in Italia.
L'obiettivo dichiarato è "fare presto per dare agli italiani una sanità più efficiente e vicina ai cittadini, in particolare ai più fragili", trasformando i medici di medicina generale nel perno delle Case di Comunità.
La novità più divisiva riguarda il rapporto di lavoro: il testo prevede per i professionisti, attualmente convenzionati, la possibilità di diventare dipendenti pubblici del Servizio Sanitario Nazionale su base volontaria.
ùIl progetto mira a rendere i medici di base una "componente stabile del modello organizzativo" delle strutture territoriali nate con i fondi del PNRR, che dovranno essere pienamente operative entro il 30 giugno 2026.
Al momento, delle 1.715 strutture programmate, ne risultano attive solo 781. La riforma prevede anche un cambio nella remunerazione: non più basata solo sul numero di assistiti, ma sulla partecipazione alla rete territoriale e sulla presa in carico di pazienti cronici.
Secondo il Ministero, l'operazione serve a nobilitare la categoria, equiparandola alle specializzazioni più "blasonate" per arginare la fuga di camici bianchi (ne mancano oltre 5.700 secondo i dati Gimbe). Tuttavia, la reazione della categoria è stata durissima.
La Fimmg ha bocciato senza appello il provvedimento, definendolo un piano "che distruggerà il medico di famiglia" e denunciando che è stato "mai discusso con le categorie, inattuabile e pericoloso per i pazienti". Il sindacato accusa il Ministero di aver agito "nell'oscurità del mancato confronto istituzionale" e solleva dubbi tecnici sulla clausola della specializzazione: molti medici in attività ne sono privi perché storicamente incompatibile con il loro percorso, e rischierebbero l'esclusione.
La preoccupazione riguarda soprattutto i giovani professionisti al Nord, che potrebbero optare per un "abbandono di massa della medicina territoriale" per inseguire altre specialità, aggravando la carenza di assistenza.
Nonostante il Ministro sostenga che "non possiamo perdere un'occasione storica per l'Italia", il fronte sindacale promette battaglia. Mentre le Regioni hanno accolto la bozza con una cauta apertura, il testo definitivo è atteso entro maggio, con un nuovo confronto programmato tra dieci giorni per tentare di ricucire lo strappo con i camici bianchi.
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