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- Roma - Martedì 8 Settembre 2026
Scuola, Valditara: "Niente classi ghetto, rispettare il tetto del 30% di studenti stranieri"
Il ministro dell'Istruzione interviene all'evento della Lega: difesa la distribuzione equilibrata nelle aule.
Nessuna intenzione di creare classi separate, ma la necessità di garantire un'integrazione efficace attraverso una distribuzione equilibrata degli studenti nelle aule. È la posizione ribadita dal ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, durante il suo intervento in videoconferenza all'incontro "A tua difesa. Verso la finanziaria", promosso dalla Lega a Roma.
"Ho letto delle sciocchezze colossali, io non voglio le classi ghetto. Tutti gli studi internazionali attestano che se tu concentri in una stessa classe ragazzi che non conoscono la nostra lingua o la conoscono molto poco, moltiplichi il disagio scolastico ed estendi il disagio scolastico anche a quei pochi italiani che stanno in quella classe", ha dichiarato il titolare del Viale Trastevere.
Valditara ha richiamato la necessità di rispettare, laddove possibile, il limite del 30% di presenza di alunni stranieri per classe: "Un tetto del 30 per cento, laddove è possibile, deve essere rispettato e bisogna distribuire in modo equilibrato i ragazzi, perché gli studenti stranieri che non conoscono bene la nostra lingua non siano maggioranza in una classe, proprio nel loro interesse e nell'interesse dei ragazzi italiani".
Durante il suo discorso, il ministro ha rivolto critiche dirette alle posizioni espresse da esponenti del Partito Democratico come Elly Schlein e Irene Manzi in merito all'introduzione del consenso informato, respingendo l'accusa che questo strumento possa ostacolare le attività sulla parità. "Hanno ripetuto una balla colossale, cioè che si impedirebbe l'educazione al rispetto. Per la prima volta abbiamo introdotto l'educazione al rispetto, a relazioni corrette, all'empatia, al contrasto della violenza di genere come obiettivi obbligatori di apprendimento", ha precisato Valditara, ricordando infine il ripristino del principio di responsabilità attraverso la riforma del voto in condotta.
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