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- Roma - Lunedì 2 Novembre 2026, 17:50
Sessismo, rinasce su Telegram il sito sequestrato nel 2025: oltre 11mila iscritti in pochi giorni
La piattaforma Phica.eu, chiusa dalla Procura di Roma per revenge porn, riapre sotto forma di chat. Foto intime trafugate e commenti denigratori al centro delle denunce.
A poco più di un anno dal sequestro giudiziario, la piattaforma sessista Phica.eu — chiusa nell'agosto del 2025 al centro di un'inchiesta della Procura di Roma per revenge porn e violazioni della privacy — è tornata attiva.
I contenuti sono riapparsi all'interno di un canale Telegram denominato "Phica. La rinascita", che nel giro di pochi giorni ha superato la soglia degli 11.000 utenti registrati, con una crescita costante di adesioni.
La transizione verso la piattaforma di messaggistica istantanea fondata da Pavel Durov risponde alla volontà di sfruttare le politiche di riservatezza dell'applicazione per ostacolare l'identificazione di creatori e amministratori del gruppo.
La prima segnalazione sulla nascita della chat è arrivata il 30 ottobre dal sito di Radio Popolare, che aveva evidenziato un incremento repentino dei membri, passati in ventiquattr'ore da circa mille a quasi 1.500. Successivi monitoraggi condotti da La Repubblica il 2 novembre hanno registrato 11.240 partecipanti, numero in costante aumento.
L'accesso al canale avviene mediante una semplice richiesta di autorizzazione e consente di consultare diverse sotto-chat tematiche.
All'interno delle sezioni vengono scambiati quotidianamente migliaia di file — foto e filmati — ritraenti donne ignare, tra cui amiche, mogli, fidanzate e personaggi pubblici, riprese in atteggiamenti intimi, in spiaggia o in contesti privati, con scatti trafugati da profili social o condivisi senza consenso dai partner, accompagnati da numerosi commenti denigratori.
Il portale originale Phica.eu era stato posto sotto sequestro dalla Polizia Postale a fine agosto 2025 a seguito di un'ondata di esposti e dell'intervento del Garante per la Protezione dei Dati Personali. Nel fascicolo d'inchiesta allora aperto dalla Magistratura romana figuravano le ipotesi di reato di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti, diffamazione e tentata estorsione, legata a presunte richieste di denaro rivolte alle vittime per ottenere la rimozione dei contenuti.
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