Sono più di 1.600 le persone che hanno perso la vita per i due terremoti di magnitudo 7.8 e 7.6 che hanno colpito il confine tra Turchia e Siria. E' quanto fa sapere il canale televisivo Al Arabiya.
Stando a fonti locali riportate dall'emittente panaraba, in Siria ci sarebbero più di 800 morti - precedentemente, il Ministero della Salute aveva fatto sapere che i decessi erano 520 -, mentre in Turchia il Presidente Recep Tayyp Erdogan ha reso noto, in conferenza stampa, che il bilancio è di 912 morti e quasi seimila feriti.
La prima scossa, di magnitudo 7.8, si è verificata alle 4.17 locali di questa mattina, con epicentro a quasi 30 km da Gazantiep, mentre la seconda, di magnitudo 7.6, è avvenuta alle 13.24 locali, le 11.24 italiane, con epicentro localizzato nel distretto di Elbistan.
Stando a quanto riferisce l'Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, il sisma ha devastato almeno 58 tra villaggi e città siriani, tra cui Aleppo, Latakia e Hama, oltre alla provincia di Afrin, che dal 2018 è sotto il controllo delle milizie ribelli, che godono del sostegno delle forze armate turche.
In Turchia, invece, sono state colpite le province di Kahramanmaras, Hatay, Gaziantep, Kilis, Osmaniye, Malatya, Adiyaman, Diyarbakir, Sanliurfa e Adana.
“Questa notte alle 4:17 siamo stati scossi dal più grande disastro dopo il terremoto di Erzincan del 1939. Il nostro Stato è intervenuto con tutte le sue istituzioni e i nostri governatorati hanno mobilitato tutte le unità di soccorso nelle dieci provincie colpite”, ha detto il Presidente turco Recep Tayyp Erdogan, in conferenza stampa alla Presidenza per la gestione dei disastri e delle emergenze (Afad), aggiungendo di aver ordinato che altri dieci governatorati forniscano aiuti alle zone colpite.
“Proseguono ininterrotte le attività di rilevamento e soccorso dei nostri cittadini, che si trovavano sotto i palazzi crollati nelle province dove il sisma ha provocato ingenti danni”, ha continuato.
Prima della conferenza stampa, Erdogan ha avuto colloqui telefonici con il Sindaco di Adana, Zeydan Karalar, il sindaco di Osmaniye Kadir Kara, il governatore di Kilis Recep Soyturk e il sindaco di Kilis Servet Ramazan.
“Un potente terremoto ha colpito le nostre città nel sud-est della Turchia. Il nostro governo ha immediatamente avviato la valutazione dei danni e le operazioni di soccorso. Voglio esprimere la nostra più sentita preoccupazione e simpatia alla nostra nazione e al nostro Paese”, ha fatto sapere via Twitter il responsabile della comunicazione della Presidenza turca, Fahrettin Alun.
Nel corso di una conferenza stampa, il Vicepresidente turco, Fuat Oktay, ha fatto sapere che 13 Ministri del governo stanno coordinando i soccorsi nelle zone devastate e ha rilasciato un aggiornamento circa lo stato degli edifici pubblici e delle infrastrutture danneggiate.
“L’ospedale di Iskenderun era un vecchio edificio. Grazie a Dio non c’è niente nei nostri nuovi edifici, sono tutti solidi e proseguono a fornire i loro servizi”, ha detto, per poi aggiungere che sono stati chiusi gli aeroporti di Hatay (20 chilometri a sudest di Iskenderun), Kahramanmaras e Gaziantep. Proprio in questi ultimi due aeroporti sono consentiti soltanto i voli per portare sostegni umanitari.
Il Vicepresidente Oktay ha fatto anche sapere che è in corso la riparazione del gasdotto Gaziantep-Mersin, spiegando che ci vorranno diversi giorni per il ripristino del flusso di gas. Precedentemente, la compagnia Botas aveva reso noto che il flusso di gas verso le province di Gaziantep, Hatay e Kahramanmaras è stato sospeso.
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