Supera gli 11.200 morti il bilancio delle due violentissime scosse di terremoto che lunedì hanno devastato la Turchia e la Siria. Il Presidente turco, Recep Tayyp Erdogan, in visita presso le zone colpite, ha parlato di 8.754 decessi, mentre in Siria i morti sono più di 2.500.
Stamani, il Ministro siriano per la Salute, Hasan al-Ghobash, ha fatto sapere che nei territori posti sotto il controllo del governo, i decessi sono 1.262 e i feriti sono 2.285, mentre la protezione civile siriana dei Caschi bianchi ha riferito che nei territori controllati dai ribelli si contano 1.280 morti e 2.600 feriti.
Non si fermano, intanto, i soccorsi: le ricerche dei dispersi tra le macerie proseguono, con i soccorritori talvolta guidati dalle urla di persone stremate, investite dai detriti degli edifici crollati per le due scosse. Da molti Paesi del mondo continuano ad arrivare volontari e squadre specializzate, tra cui anche l'unità Urban Search And Rescue dei Vigili del Fuoco italiani, che ad Antiochia sono riusciti a individuare un ragazzo ancora in vita, bloccato sotto il solaio di una palazzina.
Nelle zone colpite dal sisma, molte persone hanno passato le ultime due notti dormendo per strada o in macchina, per paura di entrare negli edifici colpiti dal primo terremoto, il più devastante avvenuto in Turchia dal 1999, la cui magnitudo è stata di 7.8.
I soccorritori hanno anche fatto sapere che il bilancio delle persone decedute non farà altro che aumentare. Alcune delle areee più colpite non sono ancora state raggiunte, e i residenti di diverse città turche hanno manifestato rabbia per la risposta data dalle autorità, che sembra essere lenta. D'altro canto, la situazione più preoccupante è quella siriana, dove la popolazione era già ridotta allo stremo da dodici anni di guerra, che sta rendendo i soccorsi particolarmente difficili.
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