
- Prima Notizia 24
- Torino - Lunedì 18 Maggio 2026
Studio: l'inquinamento indebolisce la corrente atlantica, rischio di eventi meteo estremi e siccità in Europa
Uno studio condotto dal Politecnico di Torino e dalle Università di Padova e Leeds rivela una progressiva riduzione delle oscillazioni del "jet stream". La risposta dell'atmosfera ai gas serra potrebbe essere quattro volte più intensa di quanto stimato finora dai modelli climatici.
Le attività umane e le relative emissioni in atmosfera stanno alterando in modo profondo la corrente a getto del Nord Atlantico, il cosiddetto jet stream, ovvero uno dei motori pulsanti e dei principali regolatori del clima nel continente europeo.
A lanciare l'allarme è una ricerca scientifica pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature Communications Earth & Environment, frutto del lavoro congiunto degli scienziati del Politecnico di Torino, dell'Università di Padova e dell'Università di Leeds.
Attraverso l'applicazione di una metodologia d'avanguardia sui dati storici del vento, il team di esperti ha scoperto che negli ultimi decenni le naturali oscillazioni della corrente, sia in termini di latitudine che di inclinazione, hanno subito una progressiva e preoccupante riduzione.
Analizzando nel dettaglio oltre 250 simulazioni climatiche, gli autori dello studio hanno registrato un dato inquietante: il segnale di mutamento riscontrato nelle osservazioni reali è circa quattro volte più intenso rispetto a quello riprodotto artificialmente al computer.
Questa perdita di variabilità della corrente a getto rischia di avere ripercussioni pesantissime sul clima invernale europeo. Un flusso meno dinamico favorisce infatti la persistenza prolungata delle medesime condizioni meteorologiche, innescando una reazione a catena che aumenta esponenzialmente il rischio di eventi estremi: da un lato piogge torrenziali e alluvioni nel Nord Europa (specialmente nel Regno Unito), dall'altro periodi di siccità sempre più severi e frequenti nelle aree del Mediterraneo.
A spiegare la portata della scoperta e i dubbi sollevati dal divario tra i dati reali e quelli teorici è Andrea Vito Vacca, dottorando al Dipartimento di Ingegneria dell'Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture (Diati) del Politecnico di Torino, che ha siglato la ricerca insieme al professor Josh von Har: "I modelli climatici concordano nel prevedere una riduzione della variabilità dovuta alle emissioni antropiche, ma il trend nelle re-analisi storiche si colloca ai margini dell'intervallo dei trend simulati. Questo indica che i modelli sottostimano la risposta dell'atmosfera ai gas serra, oppure che sottostimano la variabilità naturale del sistema, che potrebbe amplificare l'indebolimento".
Tali discrepanze scientifiche indicano in modo chiaro che il nostro sistema climatico globale potrebbe rivelarsi molto più fragile e sensibile all'azione dei gas serra rispetto a quanto ritenuto credibile fino a oggi.
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