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  • Roma - Martedì 9 Giugno 2026

Tajani: "Italia paese di pace. Sanzioni Ue per il ministro Ben Gvir, le sue parole sono inaccettabili"

Il vicepremier e ministro degli Esteri riferisce alle commissioni riunite di Camera e Senato sulle tensioni in Medio Oriente. Tajani auspica il consolidamento della de-escalation tra Washington e Teheran, esprime forte preoccupazione per i civili in Libano e annuncia interlocuzioni per i due italiani bloccati a Bengasi. Duro affondo contro l'esponente del governo israeliano: "Parole non degne di un ministro, le rispediamo al mittente".

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La linea internazionale dell'Italia rimane saldamente ancorata ai principi della diplomazia bilaterale e del multilateralismo, pur all'interno di un panorama mediorientale profondamente scosso dalle recenti fiammate belliche.

Nel corso di un'articolata audizione parlamentare davanti alle commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato, il vicepremier e ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, ha tracciato gli assi portanti dell'azione diplomatica italiana, rivendicando il ruolo di mediazione del Paese: “Grazie al senso del dovere delle nostre Forze Armate, l’Italia porta nel mondo l’orgoglio di essere nazione fondata su una politica estera di costruzione della pace, del dialogo, e per la crescita, mettendo sempre la persona al centro”.

Il titolare della Farnesina ha aperto la sua relazione confermando la massima attenzione del governo verso altri fronti caldi, a partire dalla Libia: “Confermo che stiamo seguendo, da vicino, fin dall’inizio, la situazione dei nostri due connazionali detenuti a Bengasi ci sono delle interlocuzioni in corso”.

L'analisi del capo della diplomazia si è subito spostata sulla delicatissima crisi geopolitica che ha visto contrapposti lo Stato ebraico e la Repubblica Islamica, confermando l'attivazione immediata delle strutture di monitoraggio ministeriali: “Nel fine settimana, le crisi nel golfo, in Libano, hanno attraversato un difficile tornante, dopo che l’Iran ha di nuovo lanciato una serie di missili verso Israele, provocando la risposta di Tel Aviv. Auspichiamo che la logica della descalation si consolidi, monitoriamo, minuto per minuto, sia dal punto di vista degli scenari di crisi, sia per la sicurezza dei nostri connazionali. Per questo ieri ho subito riunito l’unità di crisi del ministero, i nostri avoided ambasciatori nella regione per un aggiornamento operativo”.

Secondo Tajani, la composizione della disputa tra Washington e il regime sciita rappresenta un passaggio obbligato per la stabilità globale, da perseguire supportando i canali di mediazione internazionale: “Il negoziato tra Stati Uniti e Iran, mediato dal Pakistan, deve proseguire, sono trattative difficili, lo spazio per la diplomazia, nonostante tutto, esiste ancora e va percorso fino in fondo. Il governo lavora per sostenere questo canale di dialogo e favorire un accordo nei tempi più brevi possibili”, mettendo in chiaro i punti non negoziabili della transizione: “Va assolutamente scongiurata la possibilità dell’Iran di possedere un’arma atomica e va assicurato il pieno ripristino della libertà di navigazione nello stretto dii Hormuz”.

L'esecutivo ha espresso la disponibilità a contribuire sul campo alle future tappe della stabilizzazione, rispettando i passaggi costituzionali: “L’Italia è pronta fare la sua parte nell’ambito delle iniziative multilaterali che verranno lanciate dopo la conclusione dell’accordo tra Iran e Stati Uniti. La nostra partecipazione è subordinata al raggiungimento di un cessate il fuoco stabile e di un ampio consenso internazionale sul mandato della missione. Quando queste condizioni saranno soddisfatte, torneremo in parlamento per chiedere l’autorizzazione delle Camere”.

Un passaggio cruciale del discorso ha riguardato la violenza che sta flagellando i confini settentrionali di Israele e il territorio libanese, con un forte richiamo alle responsabilità di tutte le parti in causa per la tutela dei non combattenti: “Il Libano è un fronte sempre più politico critico, gli sviluppi degli ultimi giorni sono molto preoccupanti, le operazioni militari israeliane del sud del paese aumentano i rischi di escalation e allontano una prospettiva della stabilità, soprattutto provocano nuove sofferenze della popolazione civile con un numero crescente di vittime e sfollati, lavoriamo senza sosta per aiutare la popolazione”.

Tajani ha chiesto un drastico stop alle ostilità e il rispetto delle autorità legittime: “La violenza deve cessare, Hezbollah deve rispettare le decisioni assunte dal governo libanese devono fermarsi i suoi attacchi verso Israele, devono cessare, quindi, l’operazione israeliane contro i civili, solo il silenzio delle armi potrà creare lo spazio per la pace, per questo sosteniamo con convinzioni i colloqui diretti tra israeliani e libanesi a Washington, un’opportunità storica che non va assolutamente sprecata”.

Il ministro degli Esteri ha infine riservato l'affondo più duro e severo alle recenti tensioni politiche sollevate da alcuni esponenti dell'esecutivo di Tel Aviv, condannando fermamente le condotte dei coloni in Cisgiordania e annunciando un'iniziativa formale in sede comunitaria: “Gli insediamenti illegali in Cisgiordania e le violenze dei coloni sono inaccettabili. Dopo gli inaccettabili atti compiuti ai danni della Flotilla, ho chiesto all’alto rappresentante Ue, Kaja Kallas, di portare al consiglio affari esteri una proposta di sanzioni nei confronti del ministro Ben Gvir, responsabile politico di quel grave atto, non ho parole per commentare ciò che lui ha detto nei confronti dell’Italia, dopo aver saputo che era indagato dalla procura della Repubblica”.

Tajani ha respinto al mittente le dichiarazioni del ministro della Sicurezza nazionale israeliano, blindando l'onorabilità del Paese: “sono parole inaccettabili che rispediamo al mittente, non sono degne di un ministro. L’Italia è un paese amico di Israele, ha sempre difeso la libertà e la democrazia, ed è protagonista della pace, respingiamo qualsiasi offesa e qualsiasi tentativo di denigrare il nostro paese”.

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