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- Roma - Martedì 9 Giugno 2026
Tensioni nel Golfo, Donald Trump: "L'Iran ha abbattuto un nostro elicottero Apache, risponderemo all'attacco"
Il presidente statunitense denuncia l'attacco nello Stretto di Hormuz tramite il suo social Truth, garantendo che i due piloti sono incolumi. L'annuncio giunge in una giornata di intensi movimenti diplomatici e di scontri in tutto il Medio Oriente, tra i raid israeliani in Libano e a Gaza, le nuove sanzioni occidentali contro i coloni in Cisgiordania e le trattative per un accordo globale caldeggiate da Teheran e dal Pakistan.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha aperto una nuova e pericolosa crisi nel Golfo Persico denunciando un atto di ostilità diretta da parte delle forze di Teheran. Attraverso un messaggio pubblicato sulla propria piattaforma social Truth, il capo della Casa Bianca ha dichiarato: “Sono appena stato informato dalle nostre grandi forze armate che, la scorsa notte, gli iraniani hanno abbattuto uno dei nostri sofisticatissimi elicotteri Apache mentre pattugliava lo Stretto di Hormuz”.
Nonostante la gravità dell'episodio, le prime notizie riguardanti il personale di volo sono rassicuranti. Il tycoon ha infatti aggiunto che “a bordo c'erano due piloti: entrambi sono al sicuro e illesi”.
La reazione di Washington, tuttavia, non si farà attendere, preannunciando una ritorsione militare o strategica nell'area. “Ciononostante, gli Stati Uniti devono necessariamente rispondere a questo attacco. Grazie per l’attenzione dedicata a questa vicenda! Presidente DONALD J. TRUMP”, ha concluso fermamente il leader americano.
Le dichiarazioni presidenziali giungono dopo che il New York Times aveva inizialmente riferito della caduta di un elicottero d'attacco Apache dell'esercito statunitense nei pressi dello Stretto di Hormuz, confermando il salvataggio dei due membri dell'equipaggio. Secondo le fonti giornalistiche citate dal quotidiano, le cause del crash erano inizialmente oggetto di indagine, senza che fosse chiaro se si trattasse di un abbattimento causato dal fuoco iraniano, di un'avaria meccanica o di un problema di altra natura.
L'escalation militare si inserisce in un quadro temporale paradossale, segnato da frenetici tentativi di mediazione guidati proprio da Washington per congelare le ostilità nell'intera regione. Nella mattinata di martedì, prima che emergesse la notizia dell'abbattimento, Trump aveva espresso forte ottimismo circa la conclusione delle trattative con Teheran, ipotizzando il raggiungimento di un'intesa formale nel giro di pochissimi giorni. A margine di una partita delle finali Nba a New York, il presidente ha spiegato che i canali diplomatici statunitensi si trovano ormai nelle loro “fasi finali”. “Siamo nelle fasi finali di quello che sarà un ottimo accordo”, ha sottolineato il tycoon, ipotizzando che la firma definitiva sul documento possa arrivare “entro 2-3 giorni” per porre fine alle ostilità nel Golfo.
Sull'andamento delle trattative è intervenuto anche il rappresentante dell'Iran presso le Nazioni Unite, Saeed Iravani, confermando che Stati Uniti e Iran stanno procedendo alla redazione e allo scambio di vedute per raggiungere il testo definitivo di un Memorandum d'intesa, utilizzando il Pakistan come canale di intermediazione geopolitica. Pur precisando che il testo finale non è stato ancora siglato, l'emissario iraniano ha espresso la speranza che il processo possa concludersi positivamente entro la fine del mese in corso, precisando che il cessate il fuoco concordato dovrà essere di natura globale e riguardare l'intera regione, incluso il territorio del Libano.
A riscontro di ciò, fonti pakistane citate dall'emittente Al Arabiya hanno confermato che Islamabad è attivamente impegnata nei contatti con tutte le parti in causa per propiziare la fine della guerra tra Iran e Stati Uniti entro la settimana.
Nel frattempo, lo stesso Trump ha voluto chiarire alla Bbc i contorni dei suoi rapporti con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, smentendo l'ipotesi che quest'ultimo lo abbia voluto sfidare lanciando una serie di vettori missilistici contro l'Iran nella giornata di domenica. Il presidente americano ha specificato che i missili in questione erano in realtà “già in viaggio” nel momento esatto in cui si è svolta la conversazione telefonica con il premier di Tel Aviv. Ribadendo la propria forte influenza sul capo del governo israeliano, Trump ha commentato laconicamente: “Se gli dico di fare qualcosa, lui la fa”. Secondo quanto riportato dal network britannico, il colloquio telefonico tra i due leader ha avuto una durata complessiva inferiore a un minuto.
Mentre si consuma il braccio di ferro nello Stretto di Hormuz, il fronte settentrionale israeliano resta teatro di pesanti bombardamenti. Il ministero della Sanità libanese ha diffuso l'ultimo tragico bilancio quotidiano, riferendo che almeno 29 persone sono state uccise e altre 133 sono rimaste ferite a causa dei raid aerei condotti dalle forze di Tel Aviv nelle ultime 24 ore.
Le statistiche fornite dalle autorità di Beirut documentano che, a partire dall'inizio della nuova fase della guerra in Libano scattata lo scorso 2 marzo, il computo totale dei morti è salito ad almeno 3.666 unità, mentre i feriti hanno toccato quota 11.321.
Le operazioni belliche delle forze di difesa israeliane (Idf) hanno bersagliato in modo massiccio le regioni meridionali e orientali del Libano. Tra i centri più colpiti spicca la città costiera di Tiro, dove un bombardamento ha centrato un quartiere residenziale provocando la morte immediata di almeno 8 persone e il ferimento di altre 32, secondo i dati della locale Protezione Civile rilanciati da Al Jazeera Arabic.
L'attacco aereo si è consumato pochi istanti prima che il portavoce in lingua araba dell'Idf, Avichay Adraee, diffondesse su X un ordine perentorio di evacuazione immediata rivolto all'intera popolazione civile della città, dei quartieri limitrofi, dei campi profughi e, per la prima volta, del quartiere cristiano. Il comando militare israeliano ha giustificato l'azione di forza sostenendo che i miliziani di Hezbollah stavano operando all'interno di quelle specifiche aree urbane in aperta violazione dei preesistenti accordi di cessate il fuoco e continuando a colpire il fronte interno dello Stato ebraico.
Durante le operazioni di sfollamento della popolazione, i soccorritori hanno dovuto provvedere all'evacuazione d'urgenza dei residenti più anziani.
Nonostante la recrudescenza dei bombardamenti, sul piano politico si registrano importanti segnali di cedimento da parte delle milizie sciite. Stando a indiscrezioni raccolte dall'emittente Al Arabiya, il presidente del Parlamento libanese Nabih Berri, storico mediatore e alleato della fazione filoiraniana, avrebbe informato formalmente l'inviato speciale statunitense a Beirut circa la piena disponibilità di Hezbollah e del movimento Amal a sottoscrivere un cessate il fuoco totale e globale con Israele. Berri avrebbe inoltre specificato all'ambasciatore americano che il Partito di Dio non porrà alcun veto o opposizione all'ipotesi di un arretramento strategico delle proprie milizie armate dalle postazioni situate a sud del corso del fiume Litani.
Parallelamente alle operazioni in Libano, l'esercito israeliano mantiene elevata la pressione militare anche nella Striscia di Gaza. I portavoce ufficiali dell'Idf hanno reso noto che un bombardamento mirato eseguito nella porzione meridionale dell'enclave palestinese ha portato all'eliminazione di due esponenti di spicco della Jihad islamica palestinese. I bersagli colpiti sono stati identificati in Iyad Muhammad Abd al-Aziz Nofal, comandante dell'unità d'élite dell'organizzazione terroristica, e Ahmad Abd al-Hamid Hamad Maarouf, capo di una cellula operativa ritenuta responsabile dei ripetuti lanci di razzi effettuati contro le città e i territori israeliani dall'inizio delle ostilità.
Sul versante diplomatico e internazionale, la giornata è stata segnata da una dura presa di posizione delle cancellerie occidentali contro la gestione israeliana della Cisgiordania. I governi di Francia, Regno Unito, Canada, Australia, Nuova Zelanda e Norvegia hanno varato in modo congiunto e coordinato un nuovo pacchetto di sanzioni economiche e restrizioni ai viaggi indirizzato contro i responsabili delle violenze e dell'espansione degli insediamenti illegali nei territori occupati. L'annuncio è stato dato dal ministro degli Esteri di Parigi, Jean-Noel Barrot, il quale ha contestualmente ufficializzato il divieto assoluto di ingresso sul suolo francese imposto al ministro delle Finanze israeliano, Bezalel Smotrich, unitamente a 4 leader di organizzazioni di coloni e altri 21 coloni violenti.
Barrot ha censurato apertamente l'operato di Smotrich, accusandolo di promuovere l'annessione della Cisgiordania, la ricolonizzazione della Striscia di Gaza e il deliberato soffocamento finanziario dell'Autorità Nazionale Palestinese. La risposta del ministero degli Esteri di Tel Aviv è affidata a una nota ufficiale pubblicata sul proprio account X, all'interno della quale lo Stato ebraico respinge con fermezza i provvedimenti occidentali definendoli come misure vergognose dirette contro cittadini, entità e un ministro della Repubblica.
Secondo la diplomazia israeliana, tali sanzioni rappresentano un tentativo surrettizio di imporre una linea politica esterna in merito al conflitto israelo-palestinese e al diritto degli ebrei di risiedere nella Terra d'Israele, strumentalizzando il tema del contrasto alla violenza.
A Londra, la ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper è intervenuta davanti al Parlamento invitando formalmente tutte le imprese e i cittadini del Regno Unito a interrompere qualsiasi forma di attività economica o finanziaria all'interno delle colonie della Cisgiordania occupata, precisando che i gruppi di coloni radicali non devono trarre profitto dalle terre sottratte alla popolazione palestinese e liquidando come prive di sostanza le condanne formali espresse dal governo israeliano in assenza di provvedimenti punitivi concreti.
Nelle stesse ore, l'agenzia di stampa palestinese Wafa ha documentato l'azione di un gruppo di coloni che ha distrutto e vandalizzato la rete idrica del villaggio di Al-Rashayda, a est di Betlemme, provocando l'interruzione delle forniture d'acqua per le abitazioni e assestando un grave danno economico alle attività di allevamento ovino e zootecnico della comunità locale.
In questo scenario di generale esasperazione è intervenuto infine il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. Il vertice dell'Onu si è dichiarato profondamente allarmato per la rinnovata spirale di escalation che sta infiammando il Medio Oriente, intimando l'immediata cessazione di tutti gli attacchi militari. Guterres ha espresso forte preoccupazione per la decisione unilaterale di Israele di sbarrare i valichi di accesso alla Striscia di Gaza, rinnovando l'appello per una loro istantanea riapertura al fine di consentire il transito degli aiuti. Il Segretario Generale ha infine ribadito la necessità di rispettare i diritti e le libertà di navigazione internazionale in conformità con i trattati vigenti, indicando la via del dialogo e dei negoziati come l'unica strada percorribile per uscire dalla crisi.
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