Trump: "Non ci saranno accordi con l'Iran, se non la resa incondizionata"

Hormuz paralizzata, il petrolio corre verso i 150 dollari e la strage di bambini a Minab infiamma la crisi: mentre Israele bombarda il bunker di Khamenei, Washington sbarra la strada alla diplomazia.

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Venerdì 06 Marzo 2026
Roma - 06 mar 2026 (Prima Notizia 24)

Hormuz paralizzata, il petrolio corre verso i 150 dollari e la strage di bambini a Minab infiamma la crisi: mentre Israele bombarda il bunker di Khamenei, Washington sbarra la strada alla diplomazia.

L'escalation in Medio Oriente ha raggiunto un punto di non ritorno, con il presidente statunitense Donald Trump che ha gelato ogni speranza di mediazione dichiarando testualmente su Truth: "Non ci sarà alcun accordo con l'Iran se non la resa incondizionata!".

Mentre la retorica della Casa Bianca si fa estrema, sul campo la situazione precipita verso una catastrofe economica e umanitaria senza precedenti. Il traffico navale nello Stretto di Hormuz è ormai quasi azzerato, ridotto a soli due transiti commerciali in ventiquattro ore, mentre il Qatar, secondo produttore mondiale di GNL, è stato costretto a dichiarare lo stato di forza maggiore in seguito a uno sciopero nel suo impianto strategico di Ras Laffan.

Questa paralisi energetica ha spinto il Brent a quota 90 dollari al barile, alimentando il monito del ministro dell'energia del Qatar, Saad al-Kaabi, secondo cui un blocco totale della produzione nel Golfo “farà crollare le economie mondiali”, prevedendo prezzi fino a 150 dollari al barile.

In questo scenario di guerra totale, l'Iran è riprecipitato sotto il fuoco missilistico: forti boati hanno scosso Tel Aviv questa mattina dopo undici ore di tregua, con la polizia locale impegnata a gestire la caduta di frammenti che potrebbero contenere ordigni a grappolo inesplosi.

Contemporaneamente, nuove ondate di attacchi israeliani hanno colpito Beirut, seguendo l'ultimatum del portavoce dell'Idf Effie Defrin: ''Il governo libanese deve disfarsi di Hezbollah e dei Guardiani della Rivoluzione che operano dal Libano, altrimenti noi li perseguiteremo e attaccheremo. L'Idf è dispiegato nel sud del Libano in difesa della popolazione israeliana a ridosso del confine in particolare dalla minaccia di missili anticarro. Idf ha colpito 500 obiettivi di Hezbollah in Libano finora''.

La violenza non risparmia i civili: l'OMS riporta quasi mille morti in Iran, mentre l'Unicef denuncia l'uccisione di 180 bambini, di cui 168 bambine nel solo massacro della scuola di Minab. Su quest'ultimo episodio, un'indagine Reuters rivela che gli investigatori americani ritengono probabile una responsabilità diretta delle forze USA.

La reazione diplomatica internazionale è segnata da profonde spaccature. Il premier spagnolo Pedro Sanchez ha espresso solidarietà a Oman e Qatar per gli attacchi subiti, ma ha duramente criticato la condotta bellica dell'alleato americano: "Ho un enorme rispetto per la presidenza degli Stati Uniti e un'enorme ammirazione per la società statunitense ma, detto questo, la posizione del governo di Spagna è chiara, l'abbiamo manifestata dall'inizio della guerra, che è chiaramente fuori della legalità internazionale. Tra Paesi alleati è bene segnalare quando si commette un errore. A giudizio del governo di Spagna, questa guerra è uno straordinario errore che pagheremo. Nessun Paese deve essere aggredito impunemente. I missili e i droni solo seminano paura e mettono a rischio vite innocenti".

Al contempo, la premier italiana Giorgia Meloni cerca di mantenere aperto un canale per il dialogo: "La priorità è proteggere i nostri connazionali e lavorare, insieme ai nostri principali partner e alleati, per sostenere ogni iniziativa che possa condurre a un ritorno alla diplomazia e al dialogo tra le parti". Il ministro Antonio Tajani ha inoltre categoricamente smentito l'uso delle infrastrutture italiane per operazioni belliche non concordate: "Le basi militari sul territorio italiano? Nessuno ci ha chiesto nulla, neanche per l'uso logistico. L'ho detto anche a Rubio. Devono informarci. Per qualsiasi altro uso passeremo dal Parlamento".

Mentre Dubai invita i cittadini a cercare rifugio per la minaccia di nuovi missili e gli Emirati Arabi Uniti valutano il congelamento di miliardi in beni iraniani, il regime di Teheran appare in seria difficoltà interna, con il blackout digitale che dura da sei giorni e le università chiuse in tutto il Paese.

Nonostante la distruzione dei centri di comando a Qom, il Consiglio direttivo iraniano ha tenuto una riunione virtuale per decidere sulla successione del Leader Supremo, dopo che l'Idf ha annunciato di aver bombardato il bunker sotterraneo di Khamenei con 50 jet e 100 bombe.

In questo clima di incertezza, l'ambasciatore israeliano a Parigi Joshua Zarka ha provato a rassicurare sulla natura dell'offensiva: ''Il nostro obiettivo non è invadere Paesi vicini. Non abbiamo nessuna intenzione di inviare delle truppe sul terreno per cambiare regime. Ci sono molte forze d'opposizione in Iran. Il nostro obiettivo non è dividere il Paese ma che tutte le forze si uniscano per sbarazzarsi del regime che è un flagello per il Medio Oriente. Non spetta a noi scegliere chi sarà il leader degli iraniani, ma agli iraniani. Possiamo solo aiutarli a prendere il controllo del Paese, indebolendo le capacità del regime''.


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