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- Roma - Martedì 9 Giugno 2026
Ucraina, l'allarme di Crosetto in Parlamento: "La minaccia atomica torna attuale, pensavamo fosse storia"
Il ministro della Difesa riferisce alle commissioni riunite di Camera e Senato sul piano delle missioni internazionali del Paese. Crosetto analizza lo stallo del conflitto in Ucraina, avverte sui rischi geopolitici nei Balcani e aggiorna sulla crisi in Medio Oriente: "Iran ancora capace di colpire Israele con missili di ampia portata". Annunciata la proroga di 50 operazioni all'estero e due nuovi interventi in Iraq e Somalia.
La mappa dei conflitti globali e il posizionamento strategico dei contingenti italiani all'estero sono stati al centro di una dettagliata relazione istituzionale davanti alle commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato.
Intervenendo per illustrare la nuova delibera sulle missioni internazionali dell'Italia, il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha tracciato un quadro fortemente preoccupante della stabilità globale, evidenziando il ritorno di scenari di rischio che si ritenevano definitivamente superati: “A causa della guerra in Ucraina conviviamo con un conflitto che non mostra rallentamenti facendo diventare la narrazione di guerra parte del nostro quotidiano purtroppo. Torna attuale la minaccia atomica che pensavamo aver consegnato ai libri di storia”.
L'esponente del governo ha offerto ai parlamentari una precisa valutazione tecnica sull'evoluzione delle operazioni sul terreno nel quadrante est-europeo, ipotizzando tempi lunghissimi per i piani di espansione territoriale del Cremlino ai ritmi attuali: “Sul piano strettamente militare il conflitto appare oggi caratterizzato da una sostanziale situazione di stallo. Gli analisti sembrano concordare sul fatto che, aumentando gli attuali ritmi operativi, sarebbero necessari dieci anni – cioè fino al 2036 – perché la federazione russa possa completare la conquista del Donbass e di diversi decenni per conseguire la conquista dell’intero territorio ucraino”.
Allargando lo sguardo alle aree limitrofe, il titolare del dicastero di via XX Settembre ha lanciato un monito severo sulla necessità di accelerare l'integrazione europea dei territori confinali per sottrarli alle mire della Federazione Russa: “Sono convinto che le nazioni balcaniche o stanno da una parte o stanno dall’altra. E in questo momento io non regalerei alla Russia neanche un piccolo paesino dei Balcani perché qualunque piccolo paesino dei Balcani diventa un elemento pericolosissimo per la stabilità europea. Per cui in questo momento io sono convinto che bisogna affrontare l’allargamento dell’Europa in modo diverso”.
Più in generale, per il ministro “il panorama internazionale continua a consegnarci uno scenario estremamente degradato, caratterizzato da instabilità diffuse e da crisi sempre più interconnesse”, un dato di fatto che impone un mutamento radicale nell'approccio alla sicurezza nazionale e collettiva: “La pace non è un dato acquisito, non lo è più, se mai lo è stata. Va costruita, protetta e consolidata”. In questo difficile scacchiere, la reputazione delle nostre Forze Armate all'estero si conferma un elemento di eccellenza indiscutibile: “Il punto fermo restano le donne e gli uomini che servono il Paese nelle forze armate. L’elemento che considero fondamentale e che rappresenta a mio avviso il presupposto e la sintesi della credibilità internazionale del nostro Paese è che i militari italiani sono richiesti nelle missioni internazionali non sono ‘offerti’ da noi. Lo sono per la loro professionalità, per la preparazione acquisita, per la capacità di operare con efficacia e responsabilità nei contesti più complessi”.
Crosetto ha poi dedicato un focus approfondito all'evoluzione della crisi in Medio Oriente e nel Golfo Persico, segnalando come la capacità offensiva di Teheran rimanga intatta nonostante le recenti contromisure occidentali: “Teheran è tuttora in grado di condurre attacchi missilistici di ampia portata verso Israele e non solo, evidenziando come le proprie capacità militari e i propri arsenali non siano esauriti. Ne sono testimonianza gli attacchi di domenica scorsa che hanno colpito Israele con oltre 30 missili balistici”.
Proprio in risposta alle crescenti tensioni lungo le rotte commerciali marittime, l'Italia ha predisposto contromisure navali a scopo protettivo: “Due unità cacciamine della Marina militare sono stati riposizionate nel Mar Rosso nell’ambito delle missioni già autorizzate ‘Mediterraneo sicuro’ e ‘Aspides’. Si tratta di una misura prudenziale che consente al nostro Paese di mantenere vicini a un’area di possibile impiego gli assetti necessari, qualora maturassero le condizioni per contribuire alle iniziative internazionali volte al ripristino della sicurezza della navigazione, nel pieno rispetto delle valutazioni e delle decisioni del Parlamento”.
La conclusione della relazione ha riguardato il computo complessivo dei soldati italiani impegnati fuori dai confini nazionali. L'esecutivo ha delineato una strategia di continuità operativa arricchita da nuovi accordi bilaterali nei quadranti africano e mediorientale: “La delibera Missioni che oggi sottoponiamo all’esame del Parlamento definisce un impegno articolato e in linea con le priorità del Governo. Nel complesso, il dispositivo prevede la proroga di 50 missioni e l’avvio di due nuove missioni bilaterali, rispettivamente in Iraq e in Somalia”.
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