Vaticano, 12 Papi contro la guerra, l’analisi storica di Gianpiero Gamaleri.
Gianpiero Gamaleri si riconferma grande analista di “cose vaticane” e straordinario sociologo della comunicazione. L’ultimo suo libro racconta degli ultimi 12 Papi contro la guerra. Un libro che farà molto discutere.
di Pino Nano
Lunedì 13 Febbraio 2023
Roma - 13 feb 2023 (Prima Notizia 24)
Gianpiero Gamaleri si riconferma grande analista di “cose vaticane” e straordinario sociologo della comunicazione. L’ultimo suo libro racconta degli ultimi 12 Papi contro la guerra. Un libro che farà molto discutere.

Professore ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi, Preside della Facoltà di Scienze della comunicazione all’Università Telematica Internazionale Uninettuno di Roma e docente di Teoria della comunicazione alla Pontificia Università della Santa Croce, Gianpiero Gamaleri è stato anche dirigente e consigliere di amministrazione della Rai e della Triennale di Milano, consigliere di amministrazione del Centro Televisivo Vaticano. Giornalista professionista, cura per il settimanale della Mondadori Il mio Papa la raccolta e il commento delle omelie di papa Francesco a Santa Marta.Un intellettuale a 360 gradi. Tra i suoi lavori: Pensieri per l’Anno Santo, Libreria Editrice Vaticana, Roma 2016; Fatti e opinioni, distinti ma non distanti, Centro di Documentazione Giornalistica, Roma 2014; La nuova galassia McLuhan. Vivere l’implosione del pianeta, Armando, Roma 2013; Lo scenario dei media. Radio, televisione, tecnologie avanzate della comunicazione,  Edizioni Kappa, Roma 2008.

-Professore come nasce l’idea di questo libro?

Da una domanda di fondo. “Come sarebbe il nostro mondo se dalla Grande Guerra ad oggi fossero stati ascoltati gli appelli dei Papi contro la guerra?” E’ l’interrogativo che mi sono posto raccogliendo i loro richiami alla pace dalla metà dell’Ottocento fino ad oggi.

-Quanti in tutto?

Sono dodici papi, da Pio IX fino a Papa Francesco. E Vedendoli riuniti in un solo testo colpisce l'assoluta coerenza delle loro parole e iniziative, ispirate non solo dal profondo senso religioso della loro fede cristiana ma anche da una partecipazione appassionata alle vicende del proprio tempo.

-La cosa più complicata di questo suo nuovo saggio?

Nel pensare al titolo di questo libro mi sono chiesto se usa re il singolare o il plurale: “la voce o le voci” di dodici Papi ? Raccogliendo i loro documen ti non ho avuto dubbi: si è trattato e si tratta di una sola voce, anzi di un unico “grido” che purtroppo è rimasto inascoltato in tutto l'arco di tempo che abbiamo preso in esame.

-Da dove parte la sua analisi?

Si tratta di un periodo che, come detto, prende le mosse dalla figura di Pio IX il cui lungo pontificato, dal 1844 al 1878, ha coperto il gran de evento dell'Unità d'Italia e quindi anche della caduta del potere temporale pontificio. Un suo documento molto significativo fu la “Locuzione” del 29 aprile 1848 che testimonia tutto il travaglio di questo papa che è stato piena mente consapevole dei punti estremi dell'opinione pubblica di allora, divisa tra quanti all'inizio auspicarono addirittura che egli stesso si mettesse a capo dei moti per l’unità d'Italia, e quanti successivamente lo considerarono la massima espressione delle posizioni reazionarie e conservatrici. Quel documento ben testimonia anche la sofferenza personale di un'autorità religiosa gettata nel vortice di un cambiamento epocale. E dimostra nel contempo come in quel turbine di eventi e di passioni egli abbia saputo sempre tenere ben fissa la barra del timone della Chiesa orientandola verso l'orizzonte della pace e di una convivenza civile volta al il rispetto della persona umana.

-E’ vero che  Papa Benedetto XV fu uno dei Papi più determinati nella denuncia della guerra?

Benedetto XV si  è strenuamente battuto, senza successo contro, “le carneficine della Prima Guerra Mon- diale”. Pio XI regnerà a sua volta nel periodo tempestoso della nascita del fascismo e del nazismo. Con il primo cercherà di trovare un ragionevole accordo attraverso la sottoscrizione dei Patti Lateranensi, del secondo esprimerà la condanna con l’enciclica “Mit Brennender Sorge” indirizzata ai vescovi tedeschi. Due documenti che non saneranno l’inconciliabilità dell’esperienza cristiana con quei regimi. Lasciando al suo successore Pio XII la tremenda eredità di far navigare la Chiesa nel periodo più tragico del ‘900, quello della Seconda Guerra Mondiale, con tutti i travagli, i lutti e anche le polemiche che ha portato con sé.

-Dopo di lui?

Dopo di lui arriveranno due figure chiave, Giovanni XXIII, il papa della “Pacem in Terris” e del Concilio Vaticano II, e Paolo VI con la sua invocazione dalla massima cattedra mondiale, quella dell’ONU, “Jamais plus la guerre, jamais plus la guerre”. Né si può dimenticare la sua “Lettera alle Brigate Rosse” in cui la forza dell’amicizia ha prevalso sulle prudenze della diplomazia, in nome della sacralità della vita umana. Dopo la breve parentesi di Papa Luciani Giovanni Paolo I, il 16 ottobre 1978 si affacciava dalla loggia centrale di San Pietro il “papa polacco”, Giovanni Paolo II che regnerà per ben 28 anni anche con momenti molto difficili, compreso l’attentato di cui è rimasto vittima e che ha fatto temere per la sua vita. Il suo grande contributo alla pace è ancora tutto da esplorare da parte degli storici, ma presenta un indiscutibile punto di evidenza nella caduta del muro di Berlino del 1989 e nella conseguente crisi dell’impero sovietico, eventi realizzatisi potremmo dire miracolosamente senza che venisse versata neppure una goccia di sangue.

-La citazione più adatta per questa stagione della storia?

Senza dubbio, memorabile resta il discorso “Giovani contro la guerra” di Benedetto XVI, papa Ratzinger, in occasione del concerto dell’ Interregionales Jugensinfonie Orchestra nel 70° anniversario dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale l’8 ottobre 2009. E gli interventi di Papa Francesco a favore della pace e di condanna della guerra, specie dopo l’invasione dell’Ucraina, sono così frequenti e vigorosi da non dover essere ulteriormente sottolineati. E’ lì che nasce il suo “slogan” sulla guerra mondiale a pezzi, in un mosaico che purtroppo col passare del tempo si infittisce di ulteriori conflitti. L’ultimo inventario di questa tragica realtà lo ha formulato nel discorso al Corpo Diplomatico del 9 gennaio 2023. E non ha mancato di richiamare il grande dolore delle madri dei caduti su tutti i fronti.

-Quale è la conclusione a cui uno studioso severo e attento come lei arriva?

Credo sia possibile trarre un bilancio degli sforzi dei Papi per la pace e contro la guerra affermando che il loro impegno è stato coerente e inequivocabile.

-Con quali risultati concreti Professore?

I risultati sono stati purtroppo scarsi. Ricordiamo alcuni insuccessi, come quelli di Benedetto XV che nel 1917 si era spinto a proporre un concreto piano di pace alle grandi potenze che non gli dettero neppure risposta. Oppure Giovanni Paolo II che scongiurò l’inizio delle due Guerre del Golfo, del 1991 e del 2003 senza successo, lui che aveva fatto crollare pacificamente il Muro di Berlino. Ma in altri casi quelle parole scossero le coscienze, come quando Giovanni XXIII contribuì a far fermare da Krusciov il convoglio di navi che portava i missili a Cuba, scongiurando un conflitto nucleare.

-Qual è la sua convinzione finale?

E’ una certezza più che una convinzione. Vede, una cosa rimane sicura: tutti questi grandi personaggi hanno pregato e hanno fatto pregare tanto per la pace. E questo ha un grande effetto anche se non appartiene alla “cose visibili” ma alle “cose invisibili”.


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