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- Roma - Lunedì 6 Luglio 2026
Violenza sessuale a Roma: condannato a 7 anni e 7 mesi
I fatti risalgono al giorno di Natale. Il Tribunale esclude un'aggravante e riduce la pena rispetto alla richiesta del pm. La vittima fu segregata in una villa.
Il Tribunale di Roma ha condannato a sette anni e sette mesi di reclusione E.R., imputato con l'accusa di violenza sessuale aggravata ai danni di una giovane donna. La sentenza è stata pronunciata dalla Prima sezione penale.
Il collegio giudicante ha determinato una pena inferiore rispetto agli otto anni e otto mesi richiesti dal pubblico ministero, avendo escluso una delle aggravanti contestate inizialmente all'imputato.
All'udienza erano presenti anche alcune attiviste dell'associazione "Non una di meno", accorse a manifestare sostegno alla vittima. Secondo l'impianto accusatorio della Procura capitolina, la vicenda risale al pomeriggio di Natale dello scorso anno.
L'uomo avrebbe attirato la ex compagna – conosciuta mesi prima in un locale di Ponte Milvio – con il pretesto di scambiarsi gli auguri. Una volta sul posto, l'avrebbe costretta a salire a bordo della propria vettura colpendola con schiaffi e pugni e provocandole lesioni giudicate guaribili in venti giorni.
Dopo essersi spostato in alcune aree isolate, l'imputato avrebbe condotto la giovane nella villa di famiglia in zona Quartaccio, segregandola in una stanza del seminterrato e costringendola a subire abusi per tutta la notte sotto la minaccia di morte. La mattina seguente la ragazza è riuscita a rientrare a casa e a riferire l'accaduto ai genitori, che l'hanno accompagnata in ospedale e successivamente al commissariato Prati e alla Squadra Mobile per sporgere denuncia.
Gli accertamenti degli inquirenti avevano trovato riscontro nell'ordinanza di custodia cautelare in carcere siglata dalla gip Flavia Costantini, che aveva disposto il trasferimento dell'uomo a Regina Coeli. Negli atti della misura cautelare veniva evidenziato come l'indagato avesse sottratto il telefono alla vittima, obbligandola a inviare un sms rassicurante alla madre e proseguendo con le intimidazioni anche nei giorni successivi per evitarne la denuncia.
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