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  • Roma - Lunedì 6 Luglio 2026

Agguato a Milano, la camminata tranquilla poi lo scatto e 20 coltellate. Il pm: "Lamin Saidilly è uscito per uccidere qualcuno a caso"

Un 22enne ha aggredito a Milano un informatico di 55 anni, infliggendogli venti coltellate. L'aggressore ha dichiarato di essersi "divertito".

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"Mi sono divertito, appena esco lo rifaccio". Sono le parole che Lamin Saidilly avrebbe rivolto agli agenti dopo essere stato bloccato per l'aggressione di via Capecelatro, a Milano. In quegli stessi momenti, la sua vittima, Gerardo P., informatico di 55 anni e padre di una ragazza di 16, veniva trasportata d'urgenza in ambulanza all'ospedale Niguarda dopo essere stata raggiunta da venti coltellate. Le sue condizioni restano gravissime. A 48 ore dall'agguato avvenuto sabato mattina davanti al bar "La Giada", nel quartiere San Siro, gli investigatori stanno cercando di ricostruire il movente. Ma l'ipotesi che prende sempre più forza è anche la più inquietante: il 55enne sarebbe stato scelto completamente a caso. Secondo il pm Elio Ramondini, il 22enne sarebbe uscito in strada con l'intenzione di "cagionare la morte" della prima persona che avesse rappresentato un bersaglio facile.

L'ipotesi della violenza senza movente

Lamin Saidilly, nato a Conegliano, in provincia di Treviso, da una famiglia di origini gambiane, deve rispondere di tentato omicidio. Il pubblico ministero contesta anche le aggravanti dei futili motivi e della premeditazione. A convincere gli inquirenti che dietro l'aggressione possa esserci stata una volontà omicida senza un movente preciso sono soprattutto le modalità dell'assalto e le frasi pronunciate dopo l'arresto. Il riferimento al fatto di essersi "divertito" e l'affermazione di essere pronto a "rifarlo" vengono considerati elementi particolarmente significativi. L'ipotesi è quella di una violenza gratuita, nata dalla volontà di "uccidere" per "soddisfare un impulso", senza che tra aggressore e vittima ci fosse alcun rapporto precedente. Un caso che, per la scelta apparentemente casuale della vittima, richiama il delitto di Sharon Verzeni, uccisa a Terno d'Isola nel luglio del 2024.

Salvini: "Che non esca più dal carcere"

Le parole attribuite al 22enne hanno provocato anche la reazione del vicepremier Matteo Salvini. "Parole allucinanti", ha commentato. "Si è divertito e lo rifarebbe? Che non esca più dal carcere allora!", ha aggiunto. Saidilly si trova ora nel carcere di San Vittore. Lunedì 6 luglio sarà interrogato dal gip Luigi Iannelli.

Gerardo era al bar con il padre

Gerardo P. non avrebbe avuto alcun rapporto con il suo aggressore. Sabato mattina aveva semplicemente raggiunto il bar "La Giada" e si trovava all'esterno del locale insieme al padre Costantino, 78 anni. Il 55enne era in piedi e parlava con il genitore, seduto a uno dei tavolini. Secondo la ricostruzione degli investigatori, la sua unica "colpa" sarebbe stata quella di trovarsi in quel momento sulla traiettoria dell'aggressore e di essere voltato di spalle. Saidilly lo avrebbe attaccato "senza proferire alcuna frase", utilizzando un coltello lungo complessivamente 21 centimetri, con una lama di sette. Il 55enne è stato raggiunto da venti fendenti alla testa, al collo, al torace e all'addome.

Le telecamere riprendono la camminata e poi lo scatto

La sequenza dell'aggressione è stata ricostruita attraverso le immagini delle telecamere di sorveglianza. Alle 7.22, Saidilly viene ripreso mentre arriva a piedi. Cammina lentamente, con un'andatura tranquilla. Indossa abiti neri e grigi e ha il volto nascosto dal cappuccio della felpa e da uno scaldacollo. Procede lungo il lato di un'aiuola e sembra non prestare particolare attenzione a ciò che lo circonda. Poi qualcosa cambia. Il 22enne alza lo sguardo verso Gerardo P., modifica improvvisamente la propria traiettoria e si dirige verso i tavolini del bar. Mentre si avvicina, estrae con la mano destra il coltello nascosto nei pantaloni della tuta.

I venti fendenti in pochi istanti

Gerardo vede soltanto un braccio comparire alle sue spalle. I primi colpi arrivano alla parte destra del petto. Il 55enne prova a difendersi, mentre il padre si alza immediatamente dal tavolino e tenta di fermare l'aggressore. La sequenza è rapidissima. Saidilly continua a colpire la vittima con una serie di fendenti, mentre Gerardo e il padre cercano disperatamente di reagire. I tre finiscono a terra. Nel frattempo, altri clienti del bar accorrono per aiutare il 55enne. Tra loro ci sono anche due muratori egiziani.

Il padre di 78 anni blocca l'aggressore

È proprio Costantino, il padre della vittima, a compiere il gesto decisivo. Nonostante i suoi 78 anni, riesce a bloccare da terra l'aggressore del figlio afferrandolo per il collo. Gli altri presenti intervengono e, dopo pochi secondi, riescono a strappargli il coltello. Poi si gettano su di lui e lo tengono immobilizzato fino all'arrivo della polizia. Quando la prima volante raggiunge via Capecelatro, un agente tiene il 22enne sotto tiro con il taser, mentre il collega più giovane lo ammanetta ancora a terra. Saidilly è disteso a faccia in giù sul selciato. Non parla, non scalcia e non tenta di opporre resistenza. Si lascia immobilizzare senza reagire.

Le urla del padre: "Serve un'ambulanza"

La scena viene ripresa con il cellulare da uno dei clienti del bar. Intorno all'aggressore appena bloccato, il padre di Gerardo urla e chiede agli agenti di fare presto. "Serve un'ambulanza", grida, mentre suo figlio è gravemente ferito. Nonostante le venti coltellate, il 55enne riesce a rialzarsi e a trascinarsi all'interno del locale, lasciando dietro di sé una lunga scia di sangue. Raggiunge il bancone del bar nel tentativo di mettersi al riparo. Viene poi soccorso e trasportato d'urgenza al Niguarda. È poco dopo quegli istanti che Saidilly avrebbe pronunciato davanti agli agenti le frasi che ora pesano sull'indagine: "Mi sono divertito, appena esco lo rifaccio". Lunedì il 22enne comparirà davanti al gip per l'interrogatorio nel carcere di San Vittore. Gerardo P., intanto, continua a lottare per la vita.

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