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- Roma - Venerdì 11 Settembre 2026
È morta Emma Bonino, la radicale che ha fatto della libertà una vita
Addio a 78 anni a una delle protagoniste della politica italiana ed europea. Da Marco Pannella alle battaglie per i diritti civili, dalla Commissione Ue alla Farnesina: mezzo secolo vissuto controcorrente.
di Luca Ferrante
È morta Emma Bonino. Aveva 78 anni. Ad annunciarne la scomparsa questa mattina è stata +Europa, la sua casa politica degli ultimi anni, con poche parole che racchiudono il senso di un rapporto destinato ad andare oltre la morte: «Emma ci ha lasciati ma non ci lascerà mai».
Se ne va una delle personalità più riconoscibili, combattive e indipendenti della politica italiana degli ultimi cinquant'anni. Una donna capace di trasformare la militanza in una scelta di vita e di portare battaglie inizialmente considerate minoritarie fin dentro le istituzioni italiane ed europee.
«Oggi non ci lascia soltanto la nostra leader, ci lascia una delle protagoniste più lucide, coraggiose e libere della storia politica del nostro Paese e del mondo libero», sottolinea +Europa annunciandone la morte.
Nata a Bra, in provincia di Cuneo, il 9 marzo 1948, Bonino aveva legato indissolubilmente il proprio nome alla storia del movimento radicale e a Marco Pannella, con il quale ha condiviso alcune delle più significative campagne civili dell'Italia repubblicana.
Aborto, divorzio, diritti individuali, condizione delle donne, carceri, giustizia, eutanasia, lotta alla pena di morte, fame nel mondo: Bonino ha attraversato temi che spesso la politica tradizionale preferiva non affrontare. E lo ha fatto con un metodo che sarebbe diventato il suo marchio: stare dalla parte di una battaglia anche quando quella battaglia sembrava destinata a rimanere minoritaria.
Entrata alla Camera dei deputati nel 1976, a soli 28 anni, avrebbe percorso una lunghissima strada istituzionale senza abbandonare la dimensione dell'attivista. Deputata, parlamentare europea, commissaria europea, vicepresidente del Senato, ministra per le Politiche europee e il Commercio internazionale e, infine, ministra degli Affari Esteri nel governo guidato da Enrico Letta.
Una carriera che avrebbe potuto trasformarla in una figura tradizionale dell'establishment. Non è accaduto.
Bonino è rimasta fino alla fine una radicale nel significato più autentico del termine: non soltanto per appartenenza politica, ma per l'ostinazione nel cercare la radice dei problemi e per la disponibilità a pagare personalmente il prezzo delle proprie convinzioni.
Scioperi della fame, campagne referendarie, manifestazioni, iniziative internazionali e battaglie parlamentari hanno scandito una vita pubblica nella quale politica e impegno personale sono stati quasi impossibili da separare.
Fondamentale è stata anche la sua dimensione europea. Bonino apparteneva a una generazione politica per la quale l'Europa non rappresentava semplicemente un insieme di istituzioni economiche, ma un progetto politico. L'idea degli Stati Uniti d'Europa, della difesa dei diritti umani e di un continente capace di superare i nazionalismi è rimasta uno dei punti fermi della sua azione.
Da commissaria europea si occupò, tra l'altro, di aiuti umanitari e della tutela dei consumatori, maturando una dimensione internazionale che avrebbe successivamente portato alla Farnesina.
Eppure, dietro la protagonista delle istituzioni, è sempre rimasta la militante dei primi anni.
+Europa, nel ricordarla, torna proprio all'origine di quella storia: Emma Bonino fu «scelta dalla politica radicale» quando un divieto cambiò la sua giovane vita. «E da quel momento decise che avrebbe lottato affinché non potesse capitare mai più a nessuna. Attivista, parlamentare, ministra, commissaria europea. Sempre radicalmente libera».
Parole che raccontano forse meglio di un lungo curriculum la traiettoria della sua esistenza.
Nel 2015 Bonino aveva annunciato pubblicamente di essere malata di tumore al polmone. Anche allora aveva scelto di non nascondersi. Aveva parlato della malattia pubblicamente, affrontandola con quella stessa determinazione che aveva accompagnato le sue battaglie politiche.
Negli ultimi giorni le sue condizioni si erano aggravate. Il ricovero a Roma aveva suscitato apprensione e numerosi messaggi di vicinanza provenienti da mondi politici molto diversi tra loro. Un rispetto trasversale che raccontava quanto la sua figura fosse ormai andata oltre i confini della comunità radicale.
Perché Emma Bonino è stata anche questo: una donna capace di essere profondamente divisiva nelle idee e, contemporaneamente, profondamente rispettata dagli avversari.
Non tutte le sue battaglie sono state condivise. Alcune hanno provocato scontri durissimi e altre continuano ancora oggi a dividere l'opinione pubblica. Ma sarebbe difficile raccontare l'evoluzione dei diritti civili, del rapporto tra cittadini e istituzioni e della presenza delle donne nella politica italiana senza incontrare, prima o poi, il suo nome.
Piccola nella figura, inconfondibile nella voce, enorme nella determinazione, Emma Bonino ha attraversato oltre mezzo secolo di storia senza cercare di assomigliare agli altri.
Non ha costruito il proprio percorso inseguendo il consenso del momento. Molto spesso ha fatto esattamente il contrario: ha provato a trasformare battaglie di minoranza in questioni delle quali un Paese intero fosse costretto a discutere.
È questa probabilmente l'eredità politica più importante che lascia.
Con Emma Bonino scompare oggi una protagonista della Repubblica, ma soprattutto una testimone di un modo di intendere la politica che sembra appartenere sempre più raramente al nostro tempo: come passione, rischio personale, conflitto di idee e responsabilità.
Si poteva essere con lei o contro di lei. Si potevano amare o contestare le sue battaglie.
Una cosa, però, era molto più difficile: ignorarla.
Perché Emma Bonino, per cinquant'anni, non ha semplicemente partecipato alla politica italiana. Ha costretto la politica italiana a discutere.
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