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Fiori bianchi, girasoli e piante di limoni per l'addio alla conduttrice. Mons. Staglianò: "Ha amato i dettagli umili, specchio del divino".
Fiori bianchi, girasoli e piante di limoni per l'addio alla conduttrice. Mons. Staglianò: "Ha amato i dettagli umili, specchio del divino".
Nella cornice della Chiesa degli Artisti a Piazza del Popolo, si sta svolgendo l'ultimo saluto a Enrica Bonaccorti, scomparsa il 12 marzo a 76 anni. Il feretro è arrivato tra fiori bianchi e le note di "La Lontananza", il capolavoro scritto dalla conduttrice per Domenico Modugno, accolto dalla figlia Verdiana, dall'ex marito Arnaldo Del Piave e da una folla di colleghi e amici, tra cui Alberto Matano, Alba Parietti ed Eleonora Daniele. In chiesa, seguendo la volontà di Enrica di non avere fiori recisi, spiccano diversi vasi con piante di limoni.
Durante l'omelia, mons. Antonio Staglianò, rettore della Chiesa degli Artisti, ha tracciato un profilo spirituale e letterario della scomparsa. "Enrica, con la sua scrittura, ha sempre cercato di dare voce all’invisibile. Oggi è lei stessa a diventare invisibile ai nostri occhi", ha esordito il prelato. "Ma proprio per questo possiamo incontrarla in un modo nuovo: nelle sue parole che restano, nell’amore che ha seminato, nella bellezza che ci ha donato. Sarai indimenticabile per i solchi che hai lasciato sulla carta e nei nostri cuori, perché ci hai insegnato che l’unica cosa che conta è l’amore che doniamo".
Monsignor Staglianò ha poi riconosciuto nella sensibilità narrativa della Bonaccorti un tratto di profonda spiritualità: "Abbiamo visto in lei i tratti di Gesù. La capacità di accogliere: i suoi personaggi, anche i più disperati, sono sempre accolti con uno sguardo che non giudica. Enrica non li condanna mai, li guarda con tenerezza anche quando sbagliano. La capacità di narrare la fragilità senza giudicarla: non ha mai nascosto le crepe, le rughe, i fallimenti, facendone materia di racconto. E anche questo è divino". Il rettore ha concluso soffermandosi sull'amore per il "dettaglio umile" presente nelle sue opere, paragonandolo alla cura di Gesù per i piccoli gesti del Vangelo: "Enrica si ferma sui piccoli gesti, sulle sfumature: il martelletto per battere la carne, il grissino nell’uovo alla coque, la mano che cerca l’altra mano sotto il tavolo. Dio ama i dettagli".
All'esterno, prima dell'inizio, Alberto Matano ha ricordato Enrica come una donna di "raro spessore umano", mentre Alba Parietti ne ha lodato il "talento artistico e il grande coraggio mostrato con la figlia". Le esequie proseguono in un clima di profondo raccoglimento.
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