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Il vicepremier replica a Gratteri: "Non vogliamo i PM sotto l'esecutivo, ma magistrati responsabili dei propri errori come ogni cittadino".
Il vicepremier replica a Gratteri: "Non vogliamo i PM sotto l'esecutivo, ma magistrati responsabili dei propri errori come ogni cittadino".
"Siamo riuniti dal sud al nord d’Italia per presentare le ragioni del sì in mezzo alla gente: stiamo combattendo insieme una grande battaglia di libertà". Con queste parole il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha aperto il suo intervento in collegamento con l'evento "Noi votiamo sì", organizzato da Forza Italia a Villa Malfitano, Palermo. Il leader azzurro ha rivendicato la natura democratica della riforma, sottolineando il coraggio di chi, all'interno della magistratura, sostiene il cambiamento: "I magistrati che dicono di votare sì rischiano di farsi qualche nemico all’interno delle correnti".
Tajani è entrato poi nel vivo della polemica con il procuratore Nicola Gratteri, respingendo ogni accusa di ritorsione: "Al contrario di quanto dice Gratteri, noi non dobbiamo fare i conti con nessuno. Dobbiamo adeguare il sistema giudiziario del nostro paese ai tempi della democrazia: non vogliamo assolutamente i pubblici ministeri sotto il controllo dell’esecutivo, ma l’esatto contrario". L'obiettivo dichiarato è il ripristino dell'imparzialità: "Chi amministra la giustizia deve farla nel supremo interesse di ogni singolo cittadino: noi vogliamo ridare sacralità alla toga, perché se viene tirata da una parte e dall’altra da interessi di corrente non è più al di sopra delle parti".
Un punto cardine dell'intervento ha riguardato la responsabilità civile e professionale delle toghe: "Al contempo vogliamo che ogni magistrato, al pari dei cittadini, sia sottoposto a un giudizio quando commette errori: ognuno di noi sbaglia e se lo fa viene sanzionato, non si capisce perché se lo fa un magistrato non venga sanzionato; la legge deve essere uguale per tutti, ma chi giudica un magistrato non può essere lo stesso che lo promuove".
Tajani ha poi spostato l'attenzione sulle garanzie per l'imputato: "Se il colpevole sta fuori e l’innocente sta in galera c’è qualcosa che non va: questa riforma deve mettere chi sbaglia in condizione di assumersi le proprie responsabilità; chiunque entri in un’aula di tribunale deve sentirsi non intimorito ma libero di essere giudicato".
In chiusura, il segretario di Forza Italia ha ribadito la serenità del confronto elettorale, stigmatizzando l'uso di linguaggi aggressivi: "Votare sì significa dare un messaggio positivo: in questa campagna è capitato che siano stati usati toni più forti, ma mai nella mia vita ho detto a qualcuno ‘facciamo i conti dopo il risultato elettorale’, né mi faccio intimorire da chi dice ciò e mi dispiace che a dirlo sia un magistrato anti camorra. Il popolo deve giudicare questa riforma, il governo verrà giudicato l’anno prossimo".
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