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Il Pontefice richiama alla "ragionevole durata dei processi". Intanto cresce l'attesa per la visita alla parrocchia del Sacro Cuore di Gesù, vicino al carcere di Rebibbia a Roma, presidio contro la "strada cattiva maestra".
Il Pontefice richiama alla "ragionevole durata dei processi". Intanto cresce l'attesa per la visita alla parrocchia del Sacro Cuore di Gesù, vicino al carcere di Rebibbia a Roma, presidio contro la "strada cattiva maestra".
In occasione dell'apertura dell'anno giudiziario vaticano, Papa Leone ha tracciato le linee guida per un'amministrazione della giustizia che sia specchio di verità e garanzia istituzionale. Il Pontefice ha sottolineato come l'equilibrio nelle aule di tribunale sia il fondamento della coesione sociale: "La giustizia quando è esercitata con equilibrio e fedeltà alla verità diventa uno dei più solidi fattori di unità nella comunità; essa non divide ma rafforza i legami che uniscono le persone e contribuisce a edificare quella fiducia reciproca che rende possibile la convivenza ordinata".
Entrando nel merito tecnico e procedurale delle riforme vaticane, il Papa ha ribadito la necessità di standard elevati per garantire la credibilità del sistema: "Nel contesto dello stato della Città del Vaticano, l'amministrazione della giustizia non si limita alla risoluzione delle controversie ma contribuisce alla tutela dell'ordine giuridico e alla credibilità delle istituzioni: l'osservanza delle garanzie procedurali, l'imparzialità del giudice, l'effettività del diritto di difesa e la ragionevole durata dei processi non rappresentano solo strumenti tecnici ma costituiscono le condizioni attraverso le quali l'esercizio della funzione giurisdizionale acquista particolare autorevolezza e contribuisce alla stabilità istituzionale".
Mentre il Vaticano riflette sui temi del diritto, Papa Leone si prepara a concludere domani il ciclo di visite parrocchiali pre-pasquali presso la chiesa del Sacro Cuore di Gesù, a ridosso del carcere di Rebibbia. Un luogo di frontiera descritto con passione dal parroco, don Domenico Romeo: "Essere preti in queste zone vuol dire andare a raccogliere gli ultimi, quelli con grande difficoltà, cercando di aiutarli a camminare da soli, fare in modo che ritrovino una dignità perduta. Qui ci sono diverse storie di disagio, dove spesso manca la presenza dei genitori e se c'è non è ben guidata, quindi anche i genitori hanno bisogno di una mano".
La parrocchia opera come un vero e proprio centro di accoglienza multiservizi, offrendo supporto ai senzatetto, scuole di lingua e case famiglia. L'obiettivo primario resta sottrarre i giovani alla criminalità: "Cerchi di aiutare i ragazzi a vivere la parrocchia affinché la strada non diventi per loro una cattiva maestra. Purtroppo è capitato con alcuni, la strada spesso è la via più breve per fare soldi", ha aggiunto don Domenico.
A completare il quadro dell'impegno sociale è Massimo Di Folco, coordinatore del servizio docce della Comunità di Sant'Egidio, che in 26 anni ha assistito 32 mila persone: "Qui si chiacchiera, ci si incontra. È un posto tranquillo, non si sta fuori con la minaccia di qualcuno che magari vuole farti del male. Si acquisisce quella serenità, quella quotidianità che spesso si è persa". Di Folco ha evidenziato infine il valore simbolico della presenza del Papa in un momento di conflitti globali: "Considerato il tempo di guerra attuale, la visita del Papa è un dono ulteriore: a pagare lo scotto delle guerre sono infatti sempre i più poveri, e lo pagano più pesantemente".
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