Sei sicuro di voler sbloccare questo articolo?
In una lettera piena di emozione personale e di ricordi privati il giornalista sportivo Carlo Liguori, ricorda suo padre Alfonso Liguori a dieci anni dalla morte, e lo fa con un trasporto ed un affetto di cui il grande cronista sportiva che era suo padre non potrebbe che andare fiero.
In una lettera piena di emozione personale e di ricordi privati il giornalista sportivo Carlo Liguori, ricorda suo padre Alfonso Liguori a dieci anni dalla morte, e lo fa con un trasporto ed un affetto di cui il grande cronista sportiva che era suo padre non potrebbe che andare fiero.
Scrive Carlo Liguori nella sua lettera postuma a suo padre, a dieci anni esatti dalla sua morte: “Caro Papà Alfonso oggi sono 10 anni che sei andato via in una fredda e assolata mattina come questa. Tu eri restio alle luci e alle parole di circostanza. Ti dico con certezza, ora che sono Padre e Nonno come lo sei stato Tu, che se non fosse stato per te non avrei amato così appassionatamente la vita. Non avrei amato il lavoro che mi hai trasmesso, non avrei avuto il rispetto per me stesso, il prossimo e delle idee altrui”.
Ma Carlo va ancora oltre e nella sua lettera-aperta a suo padre che è stato il suo vero grande maestro di vita, aggiunge: “Senza di te non avrei amato, lo Sport che è stata la linfa della mia vita. Non avrei amato il Calcio come lo amo e l’amerò sempre. Non avrei amato il nostro Napoli anche se Tu mi dicevi sempre che un Giornalista non deve far "trasparire" le sue passioni calcistiche perché il suo lavoro ne sarebbe stato condizionato”.
Emozionante, avvolgente, coinvolgente, in questa lettera al padre morto dieci anni fa c’è tutta la solitudine di Carlo, suo figlio, e c’è soprattutto la fierezza della professione e del mestiere di cronista sportivo.
“Caro Papà, sei riuscito in tutto. Solo in una cosa non sei riuscito. A farmi nascondere la mia passione calcistica al di fuori delle mura domestiche anche se in tribuna stampa non mi sono mai sbilanciato tanto per rispetto a Te e al nostro lavoro. Tu esultavi in silenzio quando il Napoli segnava e io ero condizionato dal Tuo sguardo severo. Esultavi stringendo i denti e mi tenevi d’occhio.”.
Carlo trova qui il coraggio di dire a suo padre cose mai dette a lui quando era in vita, ma questo succede ad ognuno di noi. “
“Sei stato un Padre perfetto, un Marito esemplare (ho trovato questa foto con Mamma), un lavoratore indefesso del glorioso Corriere dello Sport dove tutti ti ricordano con affetto e delle testate dove hai scritto da Il Mattino, Sport Sud, Lo Sport del Mezzogiorno, La Sicilia di Catania e tante altre. La tua grande collaborazione con l' Ussi, il sindacato dei giornalisti sportivi dei quali eri una colonna del Gruppo Romano”.
Poi il saluto finale: “Ti abbraccio insieme a Chiara e Lorenzo che hai tanto amato, e a Nicolò che non ti ha mai conosciuto, ma imparerà presto ad amarti. Un'ultima cosa Papà: quando segna il Napoli esulterò... e permettimi di esultare anche per te. Mi manchi”.
Ma chi era Alfonso Liguori? Molti dei cronisti sportivi più giovani oggi non lo sanno. Era una persona per bene, prima di tutto, era nato ad Aosta il 6/12/1930 da una famiglia di origini napoletane da parte di padre e alessandrine da parte di madre. Trasferitosi a Napoli e poi a San Giorgio a Cremano completò gli studi di economia e commercio. Iniziò giovanissimo a scrivere per il Corriere dello Sport e per Il Mattino (dove ebbe come Maestro il grande Gino Palumbo) le cronache dagli infuocati campi di provincia. Dopo una breve esperienza come arbitro di Rugby fu assunto dal Corriere dello Sport e chiamato a Roma all'ufficio Diffusione nel 1960 l'anno delle Olimpiadi romane. Sposato con Raffaella Saulle, dal 1958 padre di Carlo e Paolo anche loro oggi occupati nei giornali a ricalcare la carriera del padre. Alfonso Liguori dopo una brillante carriera nel Corriere dello Sport, dove negli ultimi anni aveva curato le manifestazioni sportive alle quali è stato abbinato il glorioso giornale romano, ha avuto rapporti di collaborazione giornalistica con "Il Mattino" di Napoli del quale è stato corrispondente da Roma per tanti anni nonché de "Lo Sport del Mezzogiorno" e di "Sport Sud" i settimanali sportivi del Mattino. Ma ha scritto anche per "La Sicilia" di Catania, "La Gazzetta del Sud" di Messina anche qui come corrispondente romano. Consigliere del Gruppo Romano dell'Ussi, il Sindacato dei Giornalisti sportivi dal 1975, ha diretto oltre che il settimanale del Gruppo anche il rotocalco culturale "Evoluzione" ed è stato membro del Premio Elsa Morante. Iscritto all'ordine dei Giornalisti dal 1966 andò in pensione nel 1991 pur continuando le corrispondenze giornalistiche. È scomparso a Roma il 15 marzo del 2012. 10 anni fa. Oggi la lettera-aperta di suo figlio Carlo ci aiuta a ricordarlo anche noi. Grazie Carlo.
APPUNTAMENTI IN AGENDA