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  • Roma - Venerdì 12 Giugno 2026

Iberia: guasto per l'aereo del Papa, Leone XIV tornerà a Roma con un velivolo di Re Felipe VI

Il resto della delegazione e gli ottanta giornalisti ripartiranno in nottata con un volo sostitutivo da Madrid, chiudendo la missione diplomatica incentrata sull'accoglienza.

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La conclusione della visita apostolica sul suolo spagnolo ha subito una brusca variazione nei programmi di viaggio a causa di un inconveniente logistico all'aeroporto di partenza. Il Santo Padre farà ritorno nella capitale italiana a bordo del velivolo privato di Re Felipe VI, concesso dal sovrano per ovviare al blocco del mezzo ufficiale.

Secondo quanto comunicato dalla sala stampa della Santa Sede, la partenza è prevista intorno alle sei del pomeriggio ora locale, con un atterraggio stimato a Roma verso le undici di sera.

Per quanto riguarda il personale di curia e la folta delegazione di cronisti ed emittenti televisive al seguito, il rientro avverrà successivamente tramite un aeromobile di riserva predisposto dalla compagnia Iberia.

Il problema meccanico si è manifestato proprio mentre il mezzo si trovava sul raccordo di pista, pronto a dare gas per il sollevamento. L'anomalia ha spinto il comandante a interrompere le manovre e ad avvisare passeggeri e autorità tramite gli altoparlanti di bordo. Informato tempestivamente del contrattacco, lo stesso sovrano spagnolo – che aveva appena salutato il Pontefice – è ritornato sui suoi passi per invitare l'illustre ospite a lasciare l'abitacolo e a trovare riparo nei locali della zona protetta dello scalo delle Canarie.

Lo stop forzato è scattato proprio mentre il responsabile della diplomazia d'oltretevere, monsignor Paul Richard Gallagher, stava raggiungendo i sedili dedicati alla stampa per i consueti saluti di fine viaggio. La situazione ha destato forte stupore tra gli oltre ottanta operatori dell'informazione presenti, spingendo anche il Segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, e il resto dello staff a evacuare la cabina per attendere l'evolversi delle verifiche tecniche.

L'ispezione condotta dai tecnici di terra ha evidenziato l'impossibilità di risolvere il danno strutturale in tempi brevi, costringendo i piloti a formalizzare lo sbarco definitivo di tutti i passeggeri con un annuncio in cui si esprimeva il profondo rammarico per i tempi di attesa necessari al trasbordo.

Poco dopo, il vettore aereo Iberia ha diramato una nota ufficiale confermando che l'avaria al motore non poteva essere riparata nell'immediato e che si era resa necessaria l'attivazione di un secondo aereo posizionato a Madrid per consentire il rientro della comitiva entro la giornata.

Questo imprevisto chiude una trasferta pastorale fortemente simbolica, passata da Madrid e Barcellona prima di approdare a Tenerife, dove il Capo della Chiesa ha lanciato un durissimo monito di condanna contro le organizzazioni criminali che speculano sui viaggi della speranza, intimando loro di fermarsi e cambiare vita.

Nel corso della visita al centro di accoglienza "Las Raíces", la rigidità delle procedure di sicurezza è stata superata da momenti di forte vicinanza affettiva: non appena sceso dalla pedana del palcoscenico, il Santo Padre è stato circondato da un gruppo di bambini, prendendone uno tra le braccia e permettendo a una neonata di stringere tra le mani la propria croce pettorale, prima di procedere alla benedizione dei presenti lungo le transenne e alla visita ai dormitori allestiti nelle tende.

Dinanzi alle comunità di richiedenti asilo, in prevalenza francofone e provenienti dai paesi dell'Africa subsahariana, il Pontefice ha pronunciato il suo discorso parlando in francese e introducendo formule di saluto in inglese, incentrando il messaggio sul valore dello scambio culturale e della cooperazione tra popoli.

Il Papa ha esortato gli ospiti a considerare l'esperienza migratoria come un'opportunità di arricchimento spirituale e sociale per le generazioni future, richiamando i contenuti espressi nella sua enciclica "Magnifica Humanitas" e invitando sia le istituzioni sia i migranti a un'apertura vicendevole nel segno della civiltà dell'amore.

Il discorso si è concluso con un forte ringraziamento ai volontari e alle autorità governative per gli sforzi profusi nel garantire dignità ai soccorsi, accomunando la condizione dei rifugiati a quella di ogni essere umano, inteso come un pellegrino in perenne cammino. Un ultimo pensiero è stato infine rivolto alla memoria e all'eredità di Papa Francesco, ricordando come il suo predecessore amasse profondamente la metafora delle radici per esortare i popoli a mantenere saldo il legame con la propria terra d'origine e a restare uniti nelle difficoltà.

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