Anarchici morti a Roma: caccia alla rete e all'obiettivo. Cinque perquisizioni nella notte

Il Ministro Piantedosi presiede il vertice al Viminale mentre la Digos setaccia la capitale. Il ritrovamento di chiodi tra le macerie del casale conferma l'ipotesi di un piano per un attacco letale, con le indagini che spaziano dai sabotaggi ferroviari alla solidarietà per il leader Cospito.

(Prima Notizia 24)
Sabato 21 Marzo 2026
Roma - 21 mar 2026 (Prima Notizia 24)

Il Ministro Piantedosi presiede il vertice al Viminale mentre la Digos setaccia la capitale. Il ritrovamento di chiodi tra le macerie del casale conferma l'ipotesi di un piano per un attacco letale, con le indagini che spaziano dai sabotaggi ferroviari alla solidarietà per il leader Cospito.

Si stringe il cerchio attorno alla cellula anarchica romana dopo l'esplosione nel casale del parco degli Acquedotti che ha causato il crollo della struttura e la morte di due militanti.

Nella notte la Digos ha effettuato cinque perquisizioni in appartamenti riconducibili all’area antagonista della Capitale, operazione che ha portato al sequestro di vario materiale d'area ora al vaglio degli inquirenti.

Due persone vicine al medesimo contesto sono state ascoltate dagli agenti, ma al momento non risulterebbero collegate direttamente all'azione che Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone intendevano mettere in atto.

Il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha presieduto oggi al Viminale il Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo alla presenza dei vertici di polizia e intelligence. Durante la riunione è stato confermato che il livello di attenzione resta massimo su tutto il territorio nazionale.

Gli inquirenti sono ora al lavoro sulla logistica dell'operazione, cercando di capire i motivi della scelta del casale e l'identità dei fornitori dell'esplosivo. La natura dell’ordigno artigianale, che i due stavano assemblando al momento della deflagrazione, suggerisce un preoccupante salto di qualità: il ritrovamento di chiodi tra i rilievi fa ipotizzare infatti un piano volto a colpire persone o infrastrutture critiche, superando la soglia dell'azione puramente dimostrativa.

Le verifiche tecniche si concentrano sul tipo di sostanza utilizzata per l'innesco, verificando se si tratti di esplosivo commerciale da cava o di una miscela chimica differente.

Tra le piste al vaglio per individuare il possibile obiettivo dell'attentato figurano il rilancio della campagna a favore di Alfredo Cospito e nuovi possibili sabotaggi alla rete ferroviaria ad Alta Velocità, già colpita nel mese di febbraio. Non si escludono tuttavia scenari legati alla protesta contro i Cpr, al contesto dei conflitti internazionali o ad azioni antigovernative in vista della prossima scadenza referendaria.

Il profilo di Alessandro Mercogliano riporta le indagini a una stagione di piombo del recente passato. L'anarchico era stato infatti indagato per l'attentato al manager di Ansaldo Energia, Roberto Adinolfi, avvenuto a Genova nel 2012.

Sebbene gli investigatori avessero raccolto indizi sul suo presunto ruolo nel furto e nella gestione del motorino utilizzato per l'agguato da Cospito e Gai, la sua posizione era stata archiviata per insufficienza di prove.

A distanza di quattordici anni, il nome di Mercogliano torna prepotentemente al centro delle cronache antiterrorismo, legando il suo destino finale a quello stesso ambiente insurrezionalista.


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