Pompei: scoperta l'"antenata" della mitragliatrice, segni di assedio sulle mura

Studio italiano svela l'impiego del polybolos durante l'assedio di Silla. Grazie a modelli 3D e analisi digitali, identificate le tracce di proiettili a ripetizione sulle mura della città, conservate per secoli dalla cenere.

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Sabato 21 Marzo 2026
Napoli - 21 mar 2026 (Prima Notizia 24)

Studio italiano svela l'impiego del polybolos durante l'assedio di Silla. Grazie a modelli 3D e analisi digitali, identificate le tracce di proiettili a ripetizione sulle mura della città, conservate per secoli dalla cenere.

Le mura settentrionali di Pompei svelano i segni di una tecnologia bellica sorprendentemente avanzata, risalente a un secolo prima della celebre eruzione del 79 d.C. Una ricerca italiana, pubblicata sulla rivista Heritage, ha identificato le tracce lasciate da un'arma a ripetizione — una sorta di mitragliatrice dell'antichità — utilizzata durante l'assedio della città da parte del generale romano Lucio Cornelio Silla.

Lo studio è firmato da Adriana Rossi e Silvia Bertacchi dell'Università della Campania "Luigi Vanvitelli", insieme a Veronica Casadei dell'Università di Bologna.

Grazie a rilievi digitali e modelli 3D, le ricercatrici hanno analizzato fori a sezione quadrata disposti a "ventaglio" sulle fortificazioni, precedentemente scambiati per segni di usura o danni generici.

Secondo il team di ricerca, questi impatti non sono stati causati da comuni catapulte, ma dal polybolos, un'arma progettata per scagliare proiettili in rapida successione. La perfetta conservazione garantita dalla cenere vulcanica ha permesso di ricostruire con precisione millimetrica profondità e forma dei fori, confrontandoli con i movimenti meccanici descritti nei trattati tecnici del III secolo a.C.

La conferma definitiva è arrivata dall'archeologia sperimentale e dai musei: le dimensioni dei fori corrispondono esattamente ai dardi con punta di ferro utilizzati dallo Scorpion, una potente catapulta a ripetizione in dotazione alle legioni romane.

"Tutto indicava una macchina ad alta velocità, paragonabile a una versione antica di una mitragliatrice", spiegano le autrici dello studio. La ricostruzione a ritroso del tipo di arma utilizzata ha permesso di mappare l'intensità e la direzione del fuoco nemico durante lo scontro, offrendo una nuova prospettiva sulle tattiche di assedio romane e sulla resistenza opposta dai pompeiani prima della dominazione sillana.


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