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- Roma - Mercoledì 10 Giugno 2026
Antitrust: multa da 7 mln a Phillip Morris per pratica scorretta sui prodotti "senza fumo". L'azienda presenta ricorso
L'Agcm sanziona la filiale italiana della multinazionale del tabacco a seguito di un'istruttoria del Ministero della Salute: i messaggi promozionali sul tabacco riscaldato ingannerebbero i consumatori sulla reale nocività. La replica del gruppo: "La decisione è errata e viziata, era una campagna istituzionale sulla filiera del Made in Italy".
L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm) ha comminato una pesante sanzione amministrativa pari a 7 milioni di euro a carico di Philip Morris Italia S.r.l., colosso attivo nel comparto della produzione e della distribuzione dei prodotti da fumo, contestando la violazione delle norme a tutela dei consumatori.
L'organo di controllo, portando a termine una articolata attività istruttoria nata su impulso e segnalazione diretta del Ministero della Salute, “ha infatti ritenuto che le espressioni e i claim ‘senza fumo’, ‘prodotti senza fumo’ e ‘costruire/progettare/accelerare un futuro senza fumo’, utilizzati nell’ambito di un’articolata strategia di marketing per promuovere la vendita dei suoi prodotti del tabacco senza combustione, inducano i consumatori – anche minori – a ritenere erroneamente che si tratti di prodotti privi di effetti nocivi per la salute e/o meno nocivi di altri prodotti del tabacco, in particolare delle sigarette tradizionali”.
Secondo i tecnici dell'Antitrust, la tesi di una minore tossicità di tali dispositivi non trova sponda nei dati scientifici: “Le evidenze acquisite in sede ispettiva e nel corso dell’istruttoria indicano piuttosto che una minore nocività o non nocività di questi prodotti non risulti affatto dimostrata alla luce delle attuali conoscenze scientifiche/cliniche, anche per la presenza di nicotina”.
Conseguentemente, il Garante ha stabilito che la società dovrà notificare, entro un periodo di sessanta giorni, le precise contromisure adottate per interrompere tale condotta commerciale.
La reazione del gruppo industriale non si è fatta attendere. Attraverso una nota ufficiale diffusa subito dopo il provvedimento, Philip Morris Italia ha espresso una totale e radicale divergenza rispetto alle conclusioni della delibera, definendo la sanzione comminata dall'Agcm “errata e viziata sotto diversi profili, e intende tutelare la propria posizione in tutte le sedi competenti”.
I vertici della multinazionale hanno tenuto a precisare che le frasi finite all'indice non facevano parte di un catalogo promozionale per la vendita diretta, bensì di un'iniziativa di comunicazione d'impresa legata agli asset industriali presenti sul territorio della penisola. Le contestazioni dell’Autorità, rimarca la nota aziendale, “hanno origine da una campagna di tipo istituzionale (‘In Italia per costruire insieme un futuro senza fumo’) focalizzata sulla presenza di lungo corso dell’azienda in Italia, sugli ingenti investimenti realizzati sul territorio nazionale, e sulla filiera integrata del Made in Italy di Philip Morris che conta 44.000 persone e 8000 imprese italiane”.
Il gruppo sottolinea con forza che “non si tratta di una campagna commerciale rivolta ai consumatori. Nei suoi messaggi di natura commerciale, Philip Morris Italia garantisce sempre informazioni chiare sui rischi, sulla presenza di nicotina e sul divieto di vendita e utilizzo per i minori”.
A supporto della propria trasparenza operativa, l'azienda ha evidenziato come la terminologia utilizzata nelle affissioni e nei comunicati rispecchi fedelmente i parametri lessicali adottati dai legislatori internazionali per differenziare i nuovi dispositivi dalle vecchie sigarette a combustione.
Le diciture contestate dal Garante sono giudicate da Philip Morris come “accurate e pienamente conformi alla normativa italiana e alla Direttiva Europea di settore, che utilizza l’espressione ‘smokeless’ (letteralmente ‘senza fumo’) per definire quei prodotti del tabacco che non comportano un processo di combustione, dei quali l’Italia rappresenta il primo produttore ed esportatore a livello mondiale”.
In ultima istanza, respingendo l'assunto dell'Antitrust circa l'assenza di basi cliniche, i legali della società hanno ricordato come l'azienda, “relativamente al profilo di nocività dei prodotti senza combustione rispetto alle sigarette tradizionali, ha fornito all’Autorità in fase di istruttoria decine di autorevoli studi” volti a comprovare la validità scientifica delle proprie affermazioni.
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