Arma dei Carabinieri & Confapi, Franco Napoli: “Una collaborazione vitale”

Intervista al Vice Presidente Nazionale di Confapi Italia, ma anche presidente Confapi Calabria e Responsabile nazionale dell’accordo con l’Arma dei Carabinieri.

di Pino Nano
Giovedì 16 Dicembre 2021
Cosenza - 16 dic 2021 (Prima Notizia 24)

Intervista al Vice Presidente Nazionale di Confapi Italia, ma anche presidente Confapi Calabria e Responsabile nazionale dell’accordo con l’Arma dei Carabinieri.

Venerdi 17 dicembre la presentazione ufficiale dell’Accordo Nazionale che Confapi ha già sottoscritto a Roma al Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri. Identica cerimonia solenne si terrà venerdì in Calabria nella sede regionale di Confapi alla presenza del Generale di Brigata dei CC Pietro Francesco Salsano e del Procuratore Aggiunto alla Procura della Repubblica di Cosenza Marisa Manzini.

-Presidente Napoli, da dove partiamo?

“Da un concetto fondamentale, almeno per noi di Confapi. I temi della legalità, fin da oltre 70 anni, sono molto cari a Confapi e al mondo fatto di piccole e medie industrie private.Da sempre, la confederazione al fianco delle aziende sane e degli imprenditori, promuove iniziative tese a diffondere nelle imprese una maggiore informazione favorendo occasioni di formazione sulla cultura della legalità, con l’intento di costruire il benessere, la ripresa, la crescita nel Sud Italia”.

-Quale sarà domani la premessa del suo intervento?

“Dirò semplicemente che questo concetto questo lo ha fatto suo anche il neo Premier Draghi che in Senato ha espresso il suo pensiero sulla ripresa del Paese.“Senza riportare legalità e sicurezza nel Mezzogiorno è molto difficile crescere".In una fase molto delicata per l’Italia e per le imprese, ovvero la vigilia dei consistenti flussi di finanziamento del Recovery fund, Confapi si è posta il problema di come impedire alle infiltrazioni criminali di inserirsi nell’economia, già provata da mesi di crisi economica e sociale derivante dall’emergenza sanitaria”.

-Avete già una vostra proposta operativa?

“Invitato dalla Commissione bicamerale antimafia ho iniziato la mia audizione richiamando un’intervista del Sole 24ore, al Comandante Generale della Guardia di Finanza, il quale alla domanda su come evitare che la criminalità organizzata possa infiltrarsi all’interno nell’economia legale, ha esplicitamente richiamato a una stretta sinergia tra le Prefetture e le associazioni datoriali. Per questo motivo i prefetti sono stati sensibilizzati a porre la massima attenzione sui maggiori rischi di inquinamento dell’economia legale connessi al contesto emergenziale italiano. Per evitare disastri ulteriori è stato istituito nell’aprile del 2020, presso il Dipartimento della pubblica sicurezza, un ente che lavora al controllo legale e si chiama: “Organismo permanente di monitoraggio e analisi”. È a composizione interforze ed ha l’obiettivo di aggiornare costantemente la mappa delle filiere e delle attività delle mafie al fine di orientare l’azione di contrasto”.

-Ma tutto questo può bastare?

“Va aggiunto che particolare attenzione viene anche dedicata all’erogazione dei finanziamenti previsti dalla normativa emergenziale a favore delle imprese e dei cittadini in difficoltà in conseguenza della crisi pandemica. Confapi, da sempre in prima linea per sconfiggere le mafie, sempre più camaleontiche e più “imprenditrici” per rispondere al credo che le buone idee hanno bisogno di gambe e di braccia per andare lontano, ha messo sul banco una serie di proposte che riguardano anche i protocolli di legalità, funzionanti solo su carta. Solo nella legge 11 settembre 2020, noto come Decreto Semplificazioni, è stato inserito un articolo sul protocollo di legalità. Ma si attende ancora il conseguente Decreto ministeriale,che avrebbe dovuto essere fatto entro i 15 giorni dalla pubblicazione.

-Mi pare molto soddisfatto, Presidente?

“È la prima volta che, in un quadro normativo, trova spazio un articolo specifico sul Protocollo di legalità – è stato questo un passo molto significativo. In qualità di membro Confapi del Comitato del Protocollo di legalità al ministero dell’Interno, chiedo e pretendo che questo strumento diventi ESIGIBILE.La domanda che mi sono spesso posto e se l’applicazione di questi protocolli fino ad oggi fosse stata efficace. Ritenendo che la risposta non possa essere affermativa, va analizzato ciò che non ha funzionato”.

-E cos’è che non ha funzionato?

“In molti casi i protocolli, promossi a livello regionale dalle varie Prefetture restano un elenco di buone intenzioni e di indicazioni normative, che non trovano un riscontro operativo nei territori anche per lo scarso coinvolgimento  della rappresentanza delle imprese. Il secondo limite è riassumibile nella Culpa in vigilando, ovvero la colpa che deriva dalla inadempienza del controllo sull’applicazione del protocollo”.

-Confapi ha fatto qualcosa per risolvere questi problemi?

“Dal punto di vista pratico ho fatto delle proposte. È necessario individuare due Responsabili del Protocollo di Legalità (RPL), quale interfaccia tra la Prefettura e l’azienda. Va costituito un albo che riconosca la figura del RPL (security manager), con competenze specifiche e con la possibilità di accedere ad informazioni chiuse; in ogni appalto va individuata una quota di risorse finalizzata all’attività di contrasto alla infiltrazione mafiosa; il team impegnato nell’applicazione del Protocollo deve avere un’adeguata formazione; in ogni Prefettura non può non esserci un organismo di sorveglianza sull’applicazione del Protocollo che produca dei report di monitoraggio sull’applicazione effettiva di tutti gli impegni sottoscritti da parte delle associazioni datoriali”.

-Ma è vero che il quadro generale è devastante?

“Durante l’audizione alla commissione bicamerale antimafia, ho reso noto anche un altro problema di cui mi sto occupando, si tratta delle pratiche di mercato sleali che uccidono le imprese sane e stanno diventando una vera e propria piaga sociale. Voglio che vengano rispettati i minimi retributivi previsti dai ccnl sottoscritti dalle associazioni datoriali maggiormente rappresentativi, chiedo e chiediamo come Confapi, il ripristino degli ispettorati del lavoro ormai depotenziati e che venga utilizzato come strumento di controllo l’Asse. Co. Il sistema altro non è che un meccanismo che, a costo zero per la pubblica amministrazione, consente di attestare la regolarità contributiva e retributiva e delineare un solco tra aziende, sulla base di una competizione virtuosa basata sul rispetto delle regole del gioco”.

-E’ vero che da poco Confapi ha deciso di occuparsi anche di boschi e di patrimoni naturali?

“Si è verissimo.In questo quadro generale, in qualità di Presidente e vicepresidente di Confapi sto portando avanti un’altra battaglia, quella che vede protagonista un altro settore particolarmente appetibile da parte della criminalità organizzata che è quello del patrimonio boschivo.La Calabria possiede infatti il più grande patrimonio boschivo d'Italia pari a quello della Regione Lombardia (seicentomila ettari).Per questo la confederazione si è posta come soggetto terzo tra le società Biomasse, con cui ha avviato un accordo di collaborazione e le imprese boschive, per fare in modo che la filiera del legno, attraverso attività di monitoraggio, che vanno dal tracciamento al controllo quantitativo del materiale legnoso conferito nelle centrali termoelettriche, sia a garanzia di un corretto, trasparente e lecito processo di approvvigionamento”.

-C’è tanta carne al fuoco Presidente, non crede?

“Non è mai abbastanza per difendere la Calabria da mille soprusi e da mille tentatzioni. Non è davvero mai abbastanza, mi creda”.


RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Notizia 24

accordo
Arma dei Carabinieri
Confapi
Francesco Napoli
Pino Nano
PPN
Prima Pagina News

APPUNTAMENTI IN AGENDA