Sei sicuro di voler sbloccare questo articolo?
Sistema proporzionale con premio di maggioranza (70 seggi alla Camera, 35 al Senato) alla coalizione che supera il 40%, con una soglia massima di 230 seggi alla Camera.
Sistema proporzionale con premio di maggioranza (70 seggi alla Camera, 35 al Senato) alla coalizione che supera il 40%, con una soglia massima di 230 seggi alla Camera.
Ballottaggio tra il 35% e il 40%; nome del candidato premier sul programma (e non sulla scheda). Non preferenze. Soglia di sbarramento al tre per cento.
Contro questa ipotesi di riforma elettorale, che nei fatti è la sintesi del testo depositato alla Camera e al Senato dal centrodestra, scendono in campo oggi le donne dell’ANDE, l’Associazione Nazionale Donne Elettrici, la cui leader nazionale è una delle figure più carismatiche della politica calabrese, Marisa Fagà, una donna che è sulla breccia da almeno 60 anni e sempre da protagonista.
Dice la Presidente dell’ANDE Marisa Fagà: “L’Associazione Nazionale Donne Elettrici (ANDE) guarda con grande attenzione al dibattito in corso sulla riforma della legge elettorale e alla prospettiva, più volte evocata, di un ritorno a un sistema di tipo proporzionale. Tuttavia, l’ANDE esprime forte preoccupazione rispetto all’ipotesi di eliminare le preferenze, una scelta che rischierebbe di compromettere uno dei principi fondamentali della democrazia rappresentativa: la possibilità per i cittadini di scegliere direttamente i propri rappresentanti”.
Conoscendo il carattere e la storia personale di Marisa Fagà non c’è da stupirsi se questa battaglia dell’ANDE possa diventare nelle prossime settimane in tutta Italia una vera e propria crociata, ma pare di capire che in tutta Italia si stia preparando una mobilitazione generale delle donne che per anni sono state impegnate in politica e ad alti livelli per convincere la classe politica ad un passo indietro.
“L’assenza delle preferenze -dice Marisa Fagà- comporterebbe infatti il ritorno a un sistema nel quale la selezione della classe dirigente e la designazione dei candidati alla Camera e al Senato verrebbero di fatto concentrate nelle mani dei partiti o dei centri di potere interni ad essi, riducendo significativamente il ruolo degli elettori”.
Secondo l’analisi della Presidente dell’ANDE il rischio concreto sarebbe oggi quello di avere un Parlamento “più designato che votato dal popolo”, con candidati non necessariamente espressione dei territori e delle comunità che dovrebbero rappresentare.
“Una prospettiva di questo tipo- tuona Marisa Fagà- mortifica la libertà di scelta dei cittadini, indebolisce la qualità della rappresentanza e contrasta con la tradizione democratica che ha caratterizzato la storia repubblicana del nostro Paese”.
Per queste ragioni, l’ANDE rivolge un accorato appello alle forze politiche, sia di maggioranza che di opposizione: “E’ ancora possibile garantire ai cittadini il diritto di scegliere, con responsabilità e consapevolezza, i propri rappresentanti attraverso il ripristino delle preferenze. Restituire dignità alle rappresentanze elettive – sottolinea la Presidente Fagà- significa rafforzare la democrazia e la fiducia nelle istituzioni. Negare questa possibilità rischierebbe invece di produrre un arretramento democratico e una frattura con i principi di partecipazione su cui si fonda la Repubblica Italiana”.
La nuova riforma elettorale dunque immagina una morte definitiva delle preferenze. “Che sono per noi -ripete Marisa Fagà- il sale della democrazia, e lo strumento migliore per garantire al paese una rappresentanza degna di questo nome e aderente alla stratificazione sociale del Paese”.
In effetti, e su questo sono d’accordo con l’ANDE, eliminare le preferenze per sempre significa ridare ai partiti, o a chi guida i centri di potere all’interno dei partiti mano libera nella scelta della classe dirigente e della designazione dei candidati alla camera e al senato. Torneremo insomma ad avere in eterno un parlamento dei soliti privilegiati del sistema di potere, che magari non hanno alle spalle nessun legame con il territorio o con la tradizione morale dei propri gruppi di rappresentanza, e tutto questo offende la democrazia, mortifica la libertà e getta ombre sulla storia più bella della nostra Repubblica. Questa è la verità. Perché non dirlo?
APPUNTAMENTI IN AGENDA