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  • Roma - Martedì 30 Giugno 2026

Aviazione civile, Iata: a maggio domanda passeggeri in calo del 2,2%, pesa la crisi a Hormuz

Crollo del 28% per i vettori dell'area commerciale interessata dalla crisi bellica.

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Il quadro geopolitico internazionale continua a proiettare la propria ombra sull'andamento macroeconomico delle rotte aeree globali, frenando l'andamento dei flussi commerciali dopo i record dei mesi scorsi.

Secondo le rilevazioni statistiche diffuse dai tecnici della Iata (l'Associazione internazionale del trasporto aereo), nel corso del mese di maggio la domanda globale per il trasporto passeggeri ha fatto registrare una contrazione del 2,2% su base annua.

L'arretramento degli indici di traffico, come esplicitato dai vertici dell'organizzazione, è la conseguenza diretta del perdurare del conflitto bellico in Medio Oriente e delle relative limitazioni agli spazi aerei della regione. I dettagli del report statistico evidenziano come la flessione dei volumi d'affari si sia concentrata in modo vistoso sulle attività operative delle compagnie aeree mediorientali, che hanno incassato un calo del 28,4% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

Il direttore generale della Iata, Willie Walsh, ha comunque evidenziato la capacità di ripresa del quadrante, ricordando che il dato rappresenta un netto progresso rispetto al crollo del 46,6% registrato durante la precedente rilevazione del mese di aprile. Al di fuori del bacino mediterraneo e del Golfo, l'associazione ha rilevato contrazioni della domanda anche nei mercati strategici del Nord America e dell'Asia, variazioni in questo caso da ricondurre alle mutate condizioni macroeconomiche dei mercati interni di Stati Uniti e Cina.

"Nel complesso la domanda di maggio è apparsa ancora in gran parte resiliente nonostante gli alti prezzi del carburante e delle tariffe aeree. Sebbene il recente forte calo dei prezzi del petrolio sia uno sviluppo incoraggiante, le difficoltà create dalla guerra probabilmente persisteranno ancora per qualche tempo", ha detto Walsh.

Il nodo principale per la redditività delle aziende di volo resta legato all'approvvigionamento energetico e alla sicurezza delle rotte commerciali marittime. L'instabilità che caratterizza i transiti petroliferi attraverso lo Stretto di Hormuz mantiene un forte elemento di incertezza sui mercati, ritardando il trasferimento dei benefici del calo del greggio sui listini del carburante per aerei (il cosiddetto jet fuel).

"L'approvvigionamento di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz rimane incerto ed è probabile che ci vorrà del tempo prima che i benefici derivanti dai prezzi più bassi del petrolio si riflettano in una normalizzazione dei prezzi del carburante per aerei. Nel frattempo, le compagnie aeree che operano con un margine del 2% non avranno altra scelta che continuare a testare la resilienza della domanda con tariffe più elevate che tentano di coprire gli alti costi del carburante", ha concluso Walsh.

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