“Se segni 116 e 110 punti contro Varese e Sassari, fai venire il pubblico. Come si dice: l'attacco fa vendere i biglietti, la difesa vincere. Come paradosso dico che la difesa è un male necessario. Per pensare di competere, è importante avere un'anima difensiva.
Questo primato è figlio di un percorso cominciato tre anni fa, è un attestato di programmazione. Un risultato che non ci deve inebriare.
Sono felice del lavoro in difesa dove il gruppo ha enorme disponibilità. John Petrucelli è un emblema, il perno che sostiene anche chi non avrebbe vocazione difensiva ma ne dimostra la volontà. Dalla difesa nasce un buon attacco con contropiede e palla che pesa di meno. Il messaggio più importante è che il basket è fatto di condivisione”.
Così il tecnico della Germani Brescia, Alessandro Magro, in un'intervista alla Gazzetta dello Sport.
L'anno scorso, il club biancoblu non ha agguantato i playoff. “Non aver avuto sbandamenti testimonia l'alta qualità del management. Come a Milano con la conferma di Messina in un momento difficile, o a Sassari. È stata un'annata di sofferenza, siamo dovuti ripartire da capo e ricostruire più volte una chimica di squadra per gli infortuni.
La forza mentale nasce nelle difficoltà. Quest'estate abbiamo fatto tesoro degli errori. Sul mercato abbiamo mirato a completare un gruppo di lavoro collaudato. Grazie allo sforzo della famiglia Ferrari, abbiamo confermato i sette decimi della squadra, aggiungendo giocatori del calibro di Christon, Burnell e Bilan”, continua l'allenatore.
Per quanto riguarda il duopolio tra l'Olimpia Milano e la Virtus Bologna, conclude Magro: “Se la Serie A è il campionato più spietato in Europa dopo quello spagnolo, il merito è loro. Sono la locomotiva, uno stimolo per chi come noi cerca di colmare un gap e magari non ce la farà mai. Poi, con fortuna, follia e lavoro, può succedere che in Coppa Italia vinca Brescia, non lo dico per autocelebrazione. Banchi è un amico e un eccellente tecnico, Messina è un dio per la nostra generazione di allenatori”.
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