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- Roma - Giovedì 18 Giugno 2026
Bimba di 10 anni incinta dopo i rapporti con un 29enne: il tribunale spiega perché ha escluso la violenza sessuale
Depositate le motivazioni della sentenza che ha condannato a cinque anni un 29enne per i rapporti con una bambina di 10 anni rimasta incinta. Il tribunale spiega perché l'accusa è stata riqualificata da violenza sessuale aggravata ad atti sessuali con minorenne.
Sono state depositate le motivazioni della sentenza con cui il Tribunale di Brescia ha condannato a cinque anni di reclusione un 29enne di origine bengalese per atti sessuali con una bambina di 10 anni rimasta incinta. Una decisione che nei mesi scorsi aveva suscitato polemiche perché il giudice aveva riqualificato il reato da violenza sessuale aggravata ad atti sessuali con minorenne. Secondo quanto emerge dalle motivazioni della sentenza, la giudice dell'udienza preliminare Valeria Rey ha ritenuto che non vi fossero elementi oggettivi sufficienti a confermare il racconto della minore sull'utilizzo della violenza per consumare il rapporto sessuale. “Nel caso di specie gli elementi di carattere obiettivo non consentono di riscontrare le dichiarazioni rese dalla persona offesa sullo specifico tema dell'uso di violenza al fine di consumare il rapporto sessuale”, si legge nel provvedimento. La giudice osserva inoltre che “il contenuto del cellulare dell'imputato non si presta ad avvalorare nessuna delle due versioni, mentre i filmati delle telecamere di videosorveglianza non captano scene d'aggressione”.
Le due versioni dei fatti
Nelle motivazioni viene evidenziato come il procedimento si sia sviluppato attorno a due ricostruzioni differenti dell'accaduto. “Il presente procedimento vede contrapporsi due diverse versioni”, scrive la giudice. Entrambe, secondo il tribunale, conducono all'affermazione della responsabilità penale dell'imputato, ma determinano una diversa qualificazione giuridica dei fatti. “Se si aderisce alla versione della minore si tratterà di una violenza sessuale; se si aderisce alla versione dell'imputato, il fatto deve essere ricondotto alla fattispecie di atti sessuali con minorenne”.
La scoperta della gravidanza
La vicenda risale al 2024 e si è svolta all'interno di un centro di accoglienza di Collio, nel Bresciano, dove il 29enne e la bambina avevano avuto modo di conoscersi. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l'uomo avrebbe rivolto particolari attenzioni alla minore fino ad avere con lei due rapporti sessuali. La situazione emerse quando la bambina iniziò ad accusare forti dolori addominali. La madre, preoccupata, la accompagnò dal medico per una visita e fu allora che si scoprì la gravidanza. Dopo l'interruzione della gravidanza, la donna denunciò l'accaduto alle forze dell'ordine.
L'indagine e la condanna
Le indagini della Squadra Mobile di Brescia permisero di identificare rapidamente il responsabile. Il 29enne, una volta arrestato, ammise le proprie responsabilità. Il procedimento si è concluso con rito abbreviato. La Procura aveva chiesto una condanna a sei anni e otto mesi di reclusione, mentre il tribunale ha inflitto una pena di cinque anni per atti sessuali con minorenne. Con il deposito delle motivazioni, il giudice chiarisce che la riqualificazione del reato non riguarda la responsabilità dell'imputato, ritenuta accertata, ma l'assenza di elementi considerati sufficienti a dimostrare l'uso della violenza contestata nell'imputazione iniziale.
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