Calcio: corsa alla Figc, la Serie A punta su Malagò, ma Abete e i dilettanti reclamano spazio

Mentre diciotto club di massima categoria blindano l'ex presidente del CONI, Giancarlo Abete reagisce chiedendo mandato alla Lega Dilettanti per una candidatura alternativa basata sulla condivisione dei programmi.

(Prima Notizia 24)
Lunedì 13 Aprile 2026
Roma - 13 apr 2026 (Prima Notizia 24)

Mentre diciotto club di massima categoria blindano l'ex presidente del CONI, Giancarlo Abete reagisce chiedendo mandato alla Lega Dilettanti per una candidatura alternativa basata sulla condivisione dei programmi.

Si delinea un fronte quasi compatto in Serie A per il futuro della Federcalcio: sono attualmente 18 i club favorevoli alla candidatura di Giovanni Malagò alla presidenza della Figc per succedere al dimissionario Gabriele Gravina.

Dall'assemblea di via Rosellini emerge che solo Lazio e Verona non hanno sottoscritto il modulo di accreditamento.

Per Ezio Simonelli, presidente della Lega Serie A, l'ex capo del CONI è “una persona di altissimo livello, a questo punto la palla passa a lui. Dovrà fare le sue verifiche e poi formalizzare la candidatura”.

Malagò è stato invitato ufficialmente a Milano per il 20 aprile per discutere un programma in venti punti, una mossa decisa per dare “una immagine di reazione immediata al dramma sportivo per la delusione della nazionale”.

La candidatura ha però innescato l'immediata reazione di Giancarlo Abete, numero uno della Lega Nazionale Dilettanti, che ha annunciato l'intenzione di chiedere al proprio direttivo le stesse titolarità ottenute da Malagò per valutare “quale è il punto di caduta dei nomi”.

Abete ha criticato l'accelerazione dei club di A, sottolineando che “sarebbe stato più opportuno un percorso diverso, leggere e valutare il documento Gravina, capire quali tipi di responsabilità ogni componente prendeva”.

Nonostante le frizioni, Abete auspica una candidatura unica basata su un programma condiviso, pur precisando che “chi riterrà si giocherà la sua partita in sede elettorale”.

Sul fronte dei contrari al metodo spicca Claudio Lotito. Per il presidente della Lazio, il problema non è il profilo proposto ma il sistema: “Malagò? Non è il nome, non c’entra niente. Se una cosa non funziona va ristrutturata. Ci vuole la nomina di un commissario”.

Di parere opposto Beppe Marotta, presidente dell'Inter, secondo cui il calcio italiano è un “paziente malato che ha bisogno di una cura, di una terapia molto importante” e Malagò è l'uomo giusto poiché è “un profilo di un manager sportivo che naviga da tanti anni nel nostro mondo”.

Con le elezioni fissate per il 22 giugno a Roma, la corsa alla poltrona più alta di via Allegri è ufficialmente aperta.


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