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  • Roma - Mercoledì 1 Luglio 2026

Chi sono i Lefebvriani: dalla rottura con il Concilio Vaticano II al nuovo scisma con Roma

Nati negli anni Settanta per iniziativa dell'arcivescovo francese Marcel Lefebvre, i Lefebvriani rappresentano il principale movimento tradizionalista cattolico. Dalla scomunica del 1988 ai tentativi di riconciliazione di Benedetto XVI, fino al nuovo strappo con Papa Leone XIV: ecco la loro storia.

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La Fraternità Sacerdotale San Pio X, conosciuta comunemente come movimento dei Lefebvriani, nasce nel 1970 per iniziativa dell'arcivescovo francese Marcel Lefebvre. L'organizzazione prende forma come risposta alle profonde trasformazioni introdotte dal Concilio Vaticano II (1962-1965), al quale lo stesso Lefebvre aveva partecipato come padre conciliare. Pur avendo preso parte ai lavori conciliari, il presule contestò molte delle riforme approvate, ritenendole un allontanamento dalla tradizione della Chiesa cattolica. Da allora la Fraternità ha continuato a difendere una visione fortemente tradizionalista del cattolicesimo.

Le contestazioni al Concilio Vaticano II

Nel corso degli anni i Lefebvriani hanno espresso la propria opposizione a numerosi aspetti del rinnovamento promosso dal Concilio. Tra i punti più contestati figurano il dialogo ecumenico con le altre confessioni cristiane, il confronto con le altre religioni, il riconoscimento della libertà religiosa, il maggiore coinvolgimento dei laici nella vita della Chiesa e l'apertura verso il mondo contemporaneo. Particolare importanza assume inoltre la difesa della liturgia tradizionale in latino, celebrata secondo il messale precedente alla riforma liturgica voluta da Paolo VI. Proprio la cosiddetta "messa tridentina" è diventata uno dei principali simboli dell'identità della Fraternità.

La prima scomunica del 1988

Il momento di maggiore tensione con la Santa Sede arrivò nel 1988. Per garantire continuità alla Fraternità, il 30 giugno di quell'anno monsignor Lefebvre consacrò quattro nuovi vescovi senza il mandato di Papa Giovanni Paolo II. Il gesto venne considerato uno scisma e comportò la scomunica latae sententiae prevista dal diritto canonico sia per il fondatore sia per i quattro nuovi vescovi. Da quella frattura la Fraternità ha continuato comunque la propria attività, mantenendo il quartier generale a Écône, in Svizzera, e sviluppando una presenza significativa soprattutto in Francia, negli Stati Uniti e in altri Paesi.

La Fraternità oggi

Attualmente la Fraternità Sacerdotale San Pio X conta una presenza diffusa in numerose nazioni.Secondo i dati diffusi dall'organizzazione, dispone di 2 vescovi, 733 sacerdoti, 264 seminaristi, 145 fratelli religiosi e 250 suore, mentre il numero dei fedeli che frequentano abitualmente le sue chiese non è facilmente quantificabile. Tra i due vescovi rimasti in vita dopo le consacrazioni del 1988 figurano Bernard Fellay e Alfonso de Galarreta, quest'ultimo protagonista anche delle nuove consacrazioni episcopali celebrate a Écône.

Il ruolo di don Davide Pagliarani

Alla guida della Fraternità si trova oggi l'italiano don Davide Pagliarani, superiore generale dal 2018. La sede italiana del movimento si trova ad Albano Laziale. Il nome della Fraternità finì al centro delle cronache italiane anche nel 2013, quando fu annunciata la celebrazione dei funerali dell'ex ufficiale nazista Erich Priebke, poi annullati a causa delle forti proteste e dei disordini scoppiati all'esterno della chiesa.

I tentativi di riconciliazione con Benedetto XVI

Se Giovanni Paolo II mantenne una linea molto rigorosa nei confronti dei Lefebvriani, il suo successore Benedetto XVI cercò invece di favorire una riconciliazione. Già da cardinale, Joseph Ratzinger aveva promosso il dialogo con la Fraternità. Da Pontefice liberalizzò l'uso della messa secondo il rito preconciliare e, nel 2009, revocò la scomunica ai quattro vescovi consacrati da Lefebvre. La decisione suscitò però numerose polemiche quando emerse che uno di loro, il britannico Richard Williamson, aveva espresso posizioni negazioniste sull'Olocausto. Durante il pontificato di Benedetto XVI furono avviati anche colloqui dottrinali tra la Santa Sede e la Fraternità, che tuttavia non portarono a una piena riconciliazione.

Le scelte di Papa Francesco

Con Papa Francesco il dialogo istituzionale ha assunto un'impostazione diversa. Il Pontefice ha limitato la liberalizzazione della messa in latino introdotta dal suo predecessore, ma allo stesso tempo ha concesso ai sacerdoti della Fraternità alcune facoltà pastorali. Durante il Giubileo straordinario della Misericordia ha riconosciuto loro la possibilità di amministrare validamente il sacramento della confessione e, in alcuni casi specifici, anche di celebrare matrimoni.

Il nuovo strappo con Papa Leone XIV

Con l'elezione di Papa Leone XIV, don Pagliarani aveva manifestato la speranza di essere ricevuto in Vaticano per riaprire il dialogo. Secondo quanto riferito dallo stesso superiore della Fraternità, la richiesta non avrebbe avuto seguito. Nei giorni precedenti alle consacrazioni episcopali, Pagliarani è stato ricevuto dal prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, il cardinale Víctor Manuel Fernández, che gli ha chiesto di rinunciare al progetto. Anche Papa Leone XIV è intervenuto personalmente con un appello pubblico. "Vi prego e vi chiedo con tutto il cuore: tornate sui vostri passi", aveva scritto il Pontefice, invitando la Fraternità a evitare un gesto che avrebbe provocato una nuova e grave frattura con la Chiesa cattolica. L'invito, tuttavia, non è stato accolto. Le consacrazioni dei quattro nuovi vescovi si sono svolte regolarmente a Écône, segnando un nuovo capitolo nella lunga e complessa storia dei rapporti tra la Fraternità San Pio X e la Santa Sede.

 

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