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- Roma - Lunedì 14 Settembre 2026
Clima, la stazione 'Dirigibile Italia' del Cnr nell'Artico avvia una nuova fase di ricerche
A 30 anni dall'inaugurazione alle Svalbard, l'infrastruttura di Ny-Ålesund rafforza il monitoraggio su permafrost, atmosfera e scioglimento dei ghiacci. Mazzola: "Aumento delle temperature fino a 1,35 °C ogni dieci anni".
La stazione di ricerca 'Dirigibile Italia' del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), situata a Ny-Ålesund nell'arcipelago norvegese delle Svalbard, si avvia in autunno verso un nuovo ciclo di attività scientifiche. Inaugurata nel maggio 1997 e gestita dal 2020 dall'Istituto di Scienze Polari (Cnr-Isp), la base rappresenta un presidio strategico a 78°55′ di latitudine nord per lo studio del cambiamento climatico, ospitando ogni anno circa 50 missioni e oltre 30 progetti internazionali incentrati su osservazioni del permafrost, monitoraggio atmosferico, oceanografia ed ecosistemi della tundra.
Il lavoro della stazione si avvale di infrastrutture chiave come la torre di misura Amundsen-Nobile Climate Change Tower, alta 34 metri e attiva dal 2009 per il rilevamento continuo dei parametri microclimatici e degli scambi energetici, e il laboratorio Gruvebadet, specializzato nell'analisi degli aerosol e della composizione chimica dell'aria.
"Le osservazioni e le misure continue di lungo periodo di queste infrastrutture costituiscono un patrimonio essenziale per distinguere la variabilità naturale dai cambiamenti di origine antropica che stanno modificando l'Artico", rileva Mauro Mazzola, ricercatore Cnr-Isp e station manager dell'impianto. "I dati indicano un aumento di temperatura media da 1.1 °C ogni 10 anni a 1.35 °C per decennio tra 1993 e 2011, con l'aumento massimo registrato nella stagione estiva. In parallelo si registra l'aumento della temperatura di 1°C in 10 anni delle acque del Kongsfjorden, o Baia del Re, sempre più influenzate dalle masse d'acqua atlantiche, uno dei segnali di un fenomeno detto Atlantificazione dell'Artico".
I rilievi condotti sul campo evidenziano una forte accelerazione delle dinamiche di fusione. Nell'aprile 2026, l'iniziativa europea Liquidice coordinata dal Cnr-Isp ha registrato anomalie termiche fino a 12 °C sopra la media stagionale, con un precoce scioglimento della neve che ha saturato d'acqua lo strato basale del manto e formato spesse croste di ghiaccio, ostacolando l'accesso al cibo per la fauna locale.
A ciò si aggiunge l'impatto del trasporto aereo di polveri naturali e inquinanti dalle medie latitudini: la loro deposizione riduce l'albedo di neve e ghiacciai, accelerandone la fusione e alimentando il fenomeno dell'amplificazione climatica artica.
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