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  • Roma - Giovedì 5 Novembre 2026, 14:10

Consultazioni in Israele: Herzog al lavoro sul nuovo governo, gli ultraortodossi rompono con Netanyahu

Il partito United Torah Judaism non indica alcun candidato per la premiership. Eisenkot sale a 56 preferenze contro le 46 del premier uscente. Apertura condizionata dell'Anp ad un esecutivo guidato da Yashar.

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Il presidente israeliano Isaac Herzog prosegue le consultazioni alla residenza presidenziale di Gerusalemme per l'assegnazione del mandato di formazione del nuovo governo.

Il calendario dei colloqui, trasmessi in diretta streaming, prevede il passaggio dei rappresentanti di United Torah Judaism, Otzma Yehudit, I Democratici, Ra'am, della Lista congiunta, Together, Yashar guidato da Gadi Eisenkot e infine del Likud del premier uscente Benjamin Netanyahu.

La normativa vigente attribuisce al capo dello Stato la facoltà di conferire l'incarico al parlamentare ritenuto con le maggiori possibilità di strutturare una maggioranza, prescindendo dal peso relativo del singolo partito.

Il quadro politico ha registrato un passaggio significativo con la decisione del partito ultraortodosso United Torah Judaism (UTJ) di non indicare alcun nome al presidente Herzog, segnando la rottura dello storico assetto di alleanza con Netanyahu.

La scelta della fazione, che conta sette seggi alla Knesset, si fonda sulle indicazioni dei rispettivi leader spirituali della corrente lituana di Degel HaTorah (quattro deputati) e di quella chassidica di Agudat Yisrael (tre deputati). Con il mancato appoggio di UTJ e l'annuncio dei rappresentanti di Ra'am a sostegno del leader di Yashar, Eisenkot raccoglie l'indicazione di 56 parlamentari (comprendendo Yashar, Democratici, B’Yachad e Ra’am), contro le 46 preferenze destinate a Netanyahu da Likud e Otzma Yehudit, mentre la Lista congiunta si riserva di scegliere tra l'appoggio a Eisenkot e l'astensione.

La posizione assunto da UTJ matura a seguito delle frizioni sulla mancata approvazione della legge sulle esenzioni dal servizio militare per gli studenti delle yeshiva. Durante il colloquio con il presidente Herzog, la delegazione ultraortodossa ha vincolato il proprio sostegno a qualsiasi futura compagine governativa all'entrata in vigore di una tutela normativa per le esenzioni, elemento che rappresenta un punto di complessa negoziazione rispetto all'impianto programmatico di Eisenkot, centrato sulla revisione dei criteri di arruolamento.

Sul fronte delle reazioni esterne, l'Autorità Nazionale Palestinese ha espresso, tramite la ministra degli Esteri Varsen Aghabekian nel corso di un'intervista all'emittente Al Hadath, la disponibilità a interloquire con un eventuale esecutivo guidato da Eisenkot: “Possiamo lavorare con chiunque riconosca il palestinese come una persona che ha dei diritti e rispetti i diritti palestinesi e il diritto internazionale. Queste sono caratteristiche essenziali per qualsiasi interlocutore con cui possiamo avviare discussioni sul futuro della regione, del conflitto e dell’occupazione. Vogliamo un partner che immagini per questa regione un futuro di pace, non di guerre”.

In riferimento alle dichiarazioni del leader di Yashar contrarie alla nascita di uno Stato palestinese, Aghabekian ha aggiunto che “Eisenkot ha detto no a uno Stato palestinese, ma il futuro della regione si fonda sul diritto alla soluzione dei due Stati e sul diritto dei palestinesi, riconosciuto dalla comunità internazionale”, rivolgendo infine un messaggio all'opinione pubblica israeliana: “Vogliamo dire loro, innanzitutto, che i cinque milioni di palestinesi in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza non emigreranno, non saranno espulsi e non andranno da nessuna parte. Cosa intendono fare con cinque milioni di palestinesi?”.

La ministra ha inoltre sollecitato la comunità internazionale a esercitare maggiori pressioni su Israele e ha motivato il prolungato rinvio delle elezioni parlamentari palestinesi con l'assenza delle necessarie condizioni di agibilità sul terreno.

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