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Donald Trump invia altri 10.000 soldati nel Golfo per forzare un "grande accordo", Teheran minaccia il blocco totale del Mar Rosso.
Donald Trump invia altri 10.000 soldati nel Golfo per forzare un "grande accordo", Teheran minaccia il blocco totale del Mar Rosso.
Le diplomazie internazionali vivono ore frenetiche nel tentativo di stabilizzare il Medio Oriente.
Secondo quanto riferito da funzionari regionali all'Associated Press (AP), gli sforzi dei mediatori per estendere il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran hanno compiuto progressi significativi.
Le parti avrebbero espresso un “accordo di principio” per prorogare la tregua, in scadenza il 22 aprile, per almeno altre due settimane, puntando a un compromesso su tre nodi cruciali: il programma nucleare, lo Stretto di Hormuz e i risarcimenti di guerra.
Il presidente americano Donald Trump, intervistato da Sky News, ha confermato la possibilità di un’intesa entro fine aprile: “È possibile. Molto possibile. Sono stati colpiti duramente”.
Parallelamente, a Fox News, il tycoon ha ribadito a Maria Bartiromo: “Penso che sia quasi finita. Voglio dire, la considero molto vicina alla fine”, aggiungendo alla ABC di aspettarsi “due giorni straordinari” di colloqui.
Nonostante l'ottimismo di facciata, la pressione militare statunitense non accenna a diminuire. Il Washington Post (WP) rivela che il Pentagono invierà altri 10.000 soldati nella regione: circa 6.000 a bordo della portaerei USS George H.W. Bush e altri 4.200 Marines della task force Boxer Amphibious Ready Group. Queste forze si uniranno ai 50.000 effettivi già impegnati nelle operazioni contro l'Iran, proprio mentre l’ammiraglio Brad Cooper del Centcom annuncia che il blocco navale dei porti iraniani è stato “completamente attuato”.
La risposta di Teheran è stata immediata: Ali Abdollahi, comandante di Khatam al-Anbiya, ha dichiarato ai media statali iraniani che se il blocco proseguirà, rappresenterà il “preludio a una violazione del cessate il fuoco”. In tal caso, ha avvertito, “le forze armate della Repubblica Islamica non permetteranno alcuna esportazione o importazione nella regione del Golfo Persico, nel Mar d’Oman e nel Mar Rosso”.
Sul fronte politico, il presidente Masoud Pezeshkian ha sottolineato ad Al Jazeera che Teheran “non cerca la guerra”, ma che “qualsiasi tentativo da parte del nemico di imporre la propria volontà o di costringere l’Iran alla resa fallirà”.
A complicare il quadro diplomatico è esploso uno scontro frontale tra la Casa Bianca e il Vaticano. Donald Trump, su Truth, ha attaccato Papa Leone XIV: “Qualcuno può per favore dire a Papa Leone che l’Iran ha ucciso almeno 42.000 manifestanti innocenti e completamente disarmati negli ultimi due mesi, e che per l’Iran possedere una bomba nucleare è assolutamente inaccettabile?”.
Il cardinale Gianfranco Ravasi ha replicato definendo l'uscita del presidente “un po’ sgangherata anche dal punto di vista stilistico”, aggiungendo che la statura del Papa sui temi della pace è “talmente superiore che non è necessario aggiungere altro”.
Anche il vicepresidente JD Vance, pur ammirando il ruolo del Papa come fautore della pace, ha espresso disaccordo alla CNN: “Come si può dire che Dio non sia mai dalla parte di chi impugna la spada? Dio era dalla parte degli americani che liberarono i campi dell’Olocausto”, spiegando poi che l'obiettivo di Trump resta un “grande accordo” per rendere l'Iran “economicamente prospero” in cambio della rinuncia al nucleare.
Nel frattempo, la capitale iraniana è stata scossa all'alba da due esplosioni provocate da ordigni rudimentali che hanno ferito tre persone, tra cui un membro dei Basij. Sebbene le autorità, citate dal quotidiano Hamshahri, abbiano minimizzato parlando di “individui traditori e antipatriottici”, la tensione resta alta, aggravata dalle rivelazioni del Financial Times (FT) secondo cui Teheran avrebbe utilizzato un satellite spia cinese per colpire le basi americane nel Golfo.
Sul fronte europeo, il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, in visita in Arabia Saudita, ha invocato il sostegno all'ordine internazionale per evitare il “caos”, mentre il ministro Luca Ciriani, a Rai Radio1, ha avvertito che senza una soluzione per Hormuz il rischio è una “recessione globale”.
Anche l'alleanza tra Trump e Giorgia Meloni sembra vacillare: secondo il Telegraph, la guerra avrebbe incrinato il rapporto tra le due "anime gemelle", con il tycoon che, in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera, si è detto “scioccato” dal comportamento della premier italiana.
Infine, mentre il Pakistan prosegue il suo ruolo di mediazione con la visita del premier Shehbaz Sharif a Gedda, e la Cina plaude agli sforzi tramite il portavoce Guo Jiakun, il Libano resta una polveriera.
Il deputato di Hezbollah Hassan Fadlallah ha dichiarato ad Al Jazeera che Israele tratta negli USA solo per “compensare” la sua “sconfitta”, accusando il governo libanese di aver lasciato il sud vulnerabile.
Intanto, i media libanesi segnalano raid dell'IDF su veicoli a sud di Beirut, e a Washington Axios annuncia che i Democratici presenteranno articoli di impeachment contro il Segretario alla Difesa Pete Hegseth per gravi illeciti e crimini di guerra. Rafael Grossi dell'Aiea ha avvertito da Seul: senza verifiche rigorose sul nucleare “non ci sarà un accordo, ma solo l’illusione di un accordo”.
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