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  • Roma - Martedì 7 Luglio 2026

Delitto di Anguillara: la Procura di Civitavecchia ha chiesto il giudizio immediato per Carlomagno

Il procuratore Liguori: "Escluso il dolo d'impeto, l'ultimatum ricevuto non ammetteva repliche".

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Svolta giudiziaria nelle indagini sul femminicidio di Federica Torzullo, la quarantunenne scomparsa lo scorso 8 gennaio da Anguillara Sabazia, in provincia di Roma, e rinvenuta senza vita dieci giorni più tardi.

La Procura della Repubblica di Civitavecchia ha formalizzato la richiesta di giudizio immediato a carico del marito della vittima, il reo confesso Claudio Agostino Carlomagno. Sul cinquantenne pendono le pesanti accuse di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dal vincolo coniugale, oltre ai reati di occultamento e vilipendio di cadavere.

In una nota ufficiale diramata nelle scorse ore, il procuratore capo di Civitavecchia, Alberto Liguori, ha dettagliato i passaggi procedurali che hanno condotto alla chiusura lampo delle indagini, evidenziando il confronto istruttorio avvenuto con l'imputato: l'ufficio del pubblico ministero “ha proceduto all’interrogatorio dell’indagato in ben due distinte circostanze, tre considerando quello reso innanzi al Giudici per le indagini preliminari, per consentirgli la lettura alternativa delle evidenze probatorie man mano emerse nel corso delle indagini preliminari.

Nel corso degli interrogatori, Carlomagno ha fornito la sua ricostruzione confessando l’omicidio d’impeto di Federica Torzullo, aggravato dal rapporto di coniugio, per ragioni legate alla perdita del figlio minore ma non il femminicidio, e cioè l’eliminazione della vittima perché irremovibile nella decisione già presa: non intendeva continuare a mantenere il legame affettivo e tra Capodanno e l’Epifania Federica è passata ai fatti, serrando i tempi e indicando la data del nuovo progetto di vita da separati”.

La tesi della Procura distrugge l'ipotesi del raptus o del delitto d'impeto sollevata dalla difesa dell'uomo. Gli accertamenti tecnici e l'analisi del contesto relazionale della coppia avrebbero infatti fatto emergere un piano lucido, scaturito dall'impossibilità di Carlomagno di accettare la fine imminente della convivenza e il rischio di perdere la potestà sul figlio.

Come specificato dal procuratore Liguori, “anche gli elementi raccolti successivamente al rinvenimento del cadavere di Federica escludono il dolo d’impeto e ammettono la premeditazione: la confort zone per Carlomagno e la melina messa in campo (troverò una sistemazione abitativa alternativa) avevano i giorni contati.

L’ultimatum ricevuto non ammetteva repliche: serviva rompere gli indugi eliminando quello che ormai era diventato un ostacolo concreto (Federica aveva fatto e faceva sul serio) con il suo nuovo progetto di vita: avrebbe dovuto lasciare Federica e la casa coniugale rischiando l’affido esclusivo del figlio minore alla madre.

Gli esami specifici condotti (esame autoptico, consulenze forensi e biologiche) collocano la consumazione dell’omicidio la sera dell’8 gennaio e le prime ore del 9 gennaio 2026. Carlomagno resta detenuto in custodia cautelare, e la richiesta di giudizio immediato dovrà essere valutata dal giudice”.

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