
- Prima Notizia 24
- Martedì 28 Aprile 2026
Dfp, Fond. Gimbe: spesa sanitaria al palo, resterà ferma al 6,4% del Pil fino al 2029
L'analisi sul Documento di Finanza Pubblica rivela un divario di 30 miliardi tra bisogni e risorse nel triennio 2027-2029. Cartabellotta avverte: "Senza nuovi investimenti le Regioni saranno costrette a tagliare le cure".
La Fondazione Gimbe ha lanciato un duro monito analizzando gli ultimi dati macroeconomici, evidenziando che "le analisi sul Documento di Finanza Pubblica 2026 non rilevano alcuna inversione di tendenza della spesa sanitaria che rimane ferma al 6,4% del pil fino al 2029".
Il quadro che emerge mette in luce una crescita dei finanziamenti insufficiente rispetto all'economia generale: "A fronte di una crescita media annua del Pil nominale del 2,6%, per il triennio 2027-2029 il Dfp 2026 stima un incremento della spesa sanitaria solo del 2,37%". Gli esperti sostengono che dietro questa apparente stabilità "si nasconde un quadro esposto a revisioni al ribasso", frutto di "una scelta politica precisa".
Entrando nel merito del prossimo anno, "l'incremento di 3.204 milioni tra il 2024 e il 2025" — come chiarito dal presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta — "è molto inferiore alle previsioni dello scorso ottobre: infatti, il Documento Programmatico di Finanza Pubblica stimava una spesa sanitaria di 144.021 milioni, quasi 2,5 miliardi in più rispetto a quella del consuntivo 2025. Un segnale evidente di quanto le previsioni siano instabili e avvengano sempre al ribasso".
Per il 2026, nonostante una stima del 6,4%, Cartabellotta avverte che, "considerando che l'ultima manovra ha fissato per il 2026 il fondo sanitario nazionale a 143,1 miliardi, la previsione di spesa sanitaria non è realistica senza aumentare i disavanzi regionali. Ovvero, come per il consuntivo 2025, tale previsione sarà rivista al ribasso".
Il rischio maggiore riguarda il periodo successivo, poiché "nel triennio 2027-2029 il divario tra previsioni di spesa sanitaria per erogare i livelli essenziali di assistenza e le risorse disponibili ammonta a 30,6 miliardi. In assenza di consistenti investimenti a partire dalla prossima Legge di Bilancio questo squilibrio non potrà che scaricarsi sui bilanci delle Regioni, costrette ad aumentare la pressione fiscale o a tagliare i servizi", consolidando un "definanziamento strutturale del Servizio sanitario nazionale sempre più marcato".
L'assenza di coperture adeguate è definita dal presidente di Gimbe come "una bomba a orologeria per i bilanci delle Regioni che senza risorse aggiuntive avranno solo due strumenti per evitare i Piani di rientro: tagliare i servizi e aumentare le imposte".
La pressione finanziaria rischia di essere insostenibile per la collettività: "il Dfp 2026 fotografa una sanità pubblica sempre più sotto pressione finanziaria: a fronte dell'aumento dei bisogni di salute e della crisi di sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, si amplia la distanza tra spesa prevista e finanziamento pubblico. In queste condizioni, il Ssn rischia di soffocare con ulteriore peggioramento dell'accesso alle cure e delle diseguaglianze, oltre che della spesa a carico dei cittadini".
A sostegno di questa tesi interviene la senatrice Annamaria Furlan, precisando che "l'audizione della Fondazione Gimbe sul Documento di finanza pubblica 2026 certifica in maniera inequivocabile ciò che denunciamo da mesi: il Governo ha scelto di tagliare la sanità pubblica e di indebolire progressivamente il Servizio sanitario nazionale. Dietro l'apparente stabilità del rapporto tra spesa sanitaria e Pil, ferma al 6,4% fino al 2029, si nasconde in realtà un de-finanziamento strutturale. Le stime evidenziano una crescita della spesa inferiore a quella del Pil e, soprattutto, previsioni sistematicamente riviste al ribasso. È una scelta politica precisa, non un destino inevitabile".
Secondo l'esponente di Italia Viva, il pericolo per la tenuta dei conti è imminente: "Il dato più allarmante è il gap tra fabbisogni e risorse: oltre 30 miliardi nel triennio 2027-2029. Una vera e propria bomba a orologeria che rischia di far saltare i conti delle Regioni e di scaricare il costo sui cittadini, tra aumento delle tasse locali e tagli ai servizi.
Altro che rafforzamento della sanità pubblica: siamo davanti a un percorso che porta dritto verso il default del Servizio sanitario nazionale.
Senza un'inversione di rotta immediata, il diritto alla salute sancito dalla Costituzione sarà sempre più compromesso. Il Governo smetta di nascondersi dietro numeri formalmente stabili e dica la verità al Paese: con queste scelte si stanno programmando meno cure, più diseguaglianze e una crescita della spesa privata".
RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Notizia 24















