Ultim’ora

Salute

  • Prima Notizia 24
  • Martedì 21 Aprile 2026

Endometriosi in Italia: diagnosi in ritardo fino a 10 anni e cure a macchia di leopardo

Il nuovo report Gimbe denuncia una sottostima dei casi e profonde disparità regionali. Solo 0,76 pazienti su 1.000 ricevono assistenza, contro una stima reale di una donna su dieci.

Condividi questo articolo

In occasione della Giornata nazionale della salute della donna, la Fondazione Gimbe accende i riflettori su una vera e propria emergenza silenziosa: l'endometriosi.

Il nuovo report "Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali" scatta una fotografia preoccupante della situazione italiana, evidenziando un divario enorme tra i dati ufficiali e la realtà epidemiologica.

Se a livello internazionale si stima che la patologia colpisca una donna su dieci, in Italia i casi censiti sono appena 0,76 su 1.000 donne in età fertile. Questo scarto indica una vasta platea di malate invisibili che non ricevono cure adeguate o una diagnosi tempestiva.

Il nodo cruciale resta il ritardo diagnostico, che nel nostro Paese oscilla tra i 7 e i 10 anni dall'esordio dei primi sintomi. Questa attesa infinita, causata dalla mancanza di test specifici e dalla difficoltà di accesso a specialisti qualificati, ha conseguenze devastanti.

Secondo il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta, ridurre questo gap deve diventare una priorità assoluta per il Servizio Sanitario Nazionale, poiché anni di diagnosi mancata si traducono in dolore cronico, drastico peggioramento della qualità della vita e un elevato rischio di complicanze gravi.

Oltre al tempo perso, le pazienti devono fare i conti con un sistema sanitario frammentato e profondamente diseguale. Solo un numero limitato di Regioni — tra cui Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Sicilia, Puglia, Sardegna e Campania — ha attivato sia percorsi diagnostico-terapeutici (Pdta) che reti cliniche dedicate. Altrove, l'assistenza è parziale o del tutto assente.

Anche sul fronte delle esenzioni la situazione è critica: i benefici statali scattano spesso solo per gli stadi più avanzati della malattia.

Sebbene realtà come la Valle d'Aosta o la Toscana abbiano esteso con fondi propri il supporto psicologico o la crioconservazione gratuita degli ovociti, per la maggior parte delle donne italiane l'accesso a farmaci e indagini precoci rimane un percorso a ostacoli economico e burocratico.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Notizia 24

iscriviti alla newsletter PN24

Ricevi aggiornamenti, notizie, direttamente sulla tua casella email iscrivendoti alla newsletter settimanale Prima Notizia 24.

Iscriviti