Ultim’ora

Primo Piano

  • Prima Notizia 24
  • Roma - Martedì 18 Agosto 2026

Digitale: Confartigianato, in Italia introvabili oltre 300mila tecnici di IA e tecnologia

Nel 2025 più della metà dei profili specialistici cercati dalle imprese è rimasta scoperta. Granelli: "Senza competenze umane la transizione digitale si ferma".

Condividi questo articolo

La spinta verso l'innovazione tecnologica si scontra con una profonda carenza di organico qualificato. Le aziende italiane cercano sul mercato specialisti di intelligenza artificiale, 'internet delle cose', cloud, realtà virtuale e blockchain, ma reperire queste figure sta diventando un'impresa complessa.

Secondo una rilevazione condotta dall'Ufficio Studi di Confartigianato, su un fabbisogno complessivo di 621mila tecnici del settore registrato nel 2025, ben 316mila candidature — pari al 50,8% del totale — sono risultate difficili da reperire. Dall'analisi emerge la forte propensione del tessuto produttivo all'innovazione: il 71,8% delle realtà aziendali ha destinato risorse ad almeno un ambito della digitalizzazione, quota che raggiunge il 73,4% nel terziario e si attesta al 70,8% tra manifattura, edilizia e utilities.

Ciononostante, l'assenza di personale con idonee competenze rappresenta la principale barriera all'adozione delle soluzioni di IA per il 58,6% dei candidati imprenditori, precedendo la frammentazione normativa (47,3%), l'inadeguatezza dei dati aziendali (45,2%), le perplessità su privacy e sicurezza (43,2%), l'onerosità degli investimenti (43%) e i nodi etici (25,7%).

"L’intelligenza artificiale – sottolinea il presidente di Confartigianato Marco Granelli – può diventare un potente fattore di produttività e competitività, ma per coglierne le opportunità servono persone capaci di governarla".

La mappa delle posizioni scoperte evidenzia forti divari geografici. La Lombardia registra il volume più elevato di posizioni aperte non coperte, pari a 60.960 su 121.440 richieste, seguita da Campania (31.130) e Lazio (30.780). In termini percentuali, le criticità più marcate si rilevano in Trentino-Alto Adige, dove il 60,9% delle ricerche resta insoddisfatto, e in Umbria (60,7%), mentre Toscana, Marche, Friuli-Venezia Giulia e Abruzzo evidenziano percentuali superiori al 57%. Pressioni analoghe si riscontrano anche nelle regioni a maggior vocazione manifatturiera: 56,1% in Emilia-Romagna, 55,2% in Veneto e 53,7% in Piemonte. 

Tra le principali aree metropolitane, Milano conta 29.840 profili introvabili (46,4%), Roma 24.580 (44,5%), Napoli 16.200 (45%), Bari 9.300 (46,9%) e Torino 9.050 (50,4%).

L'esecutivo dell'associazione di categoria individua nella formazione la leva prioritaria per colmare il gap sul mercato del lavoro: "Occorre rafforzare la formazione, il raccordo tra scuola, università, sistema formativo e imprese e garantire anche alle micro e piccole aziende l’accesso alle professionalità necessarie", conclude Granelli.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Notizia 24

iscriviti alla newsletter PN24

Ricevi aggiornamenti, notizie, direttamente sulla tua casella email iscrivendoti alla newsletter settimanale Prima Notizia 24.

Iscriviti