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“Erano gli anni ‘50, abitavo a Buenos Aires. A soli 16 anni mi sono presentato in un’agenzia fotogiornalistica, l’Argen Press; per un apprendistato. Lì è iniziata la mia gavetta di fotografo, per poi passare in laboratorio dove si sviluppava e si stampava in bianco e nero. Poi fu la volta dello sviluppo a colori. Dopo un paio di anni o poco più mi fu data la mia prima occasione importante, che era il viaggio che fece l’allora Presidente della Repubblica Italiana Gronchi in Argentina. Con i miei soldi comprai due vecchie Leica e mi trovai al seguito del Presidente senza neanche immaginare come e perché. A volte il destino ti riserva cose impensabili. Ebbi fortuna, perchè alcune delle mie foto vennero pubblicate in un libro dedicato al Presidente Gronchi. Il resto delle foto che avevo scattato, la mia Agenzia le mandò in Italia dove furono pubblicate su settimanali che già allora erano importanti e famosi, Oggi, Epoca, Europeo, ma da quel momento incominciai a collaborare saltuariamente anche con The New York Times. Collaboravo direttamente con Mister Collier, che era allora il loro corrispondente in Argentina. Fotografai Capi di Stato, grandi personaggi della musica, cinema, televisione, arte, e in una di queste occasioni mi fu data l’opportunità di fotografare il grande tenore Mario del Monaco dentro il Teatro Colòn di Buenos Aires, un'esperienza professionale che ancora mi emoziona”.
Giuseppe De Pietro, a 80 anni compiuti ci racconta la sua vita in giro per il mondo, personaggio di grande fascino e di grande carisma, storico editore della rivista “Suntimeviaggi”, fotoreporter, giornalista, corrispondente, e scrittore. Nasce come fotografo di personaggi famosi, spaziando dalla moda ai viaggi, dalla natura al cinema. Viaggiatore instancabile fino all’altro ieri, con la borsa da viaggio sempre pronta per l’uso, e un passaporto mai scaduto, lui si definisce oggi “narratore di immagini” e di “parole di viaggio”, in Italia e per il mondo, “Mi hanno chiamato a raccontare le eccellenze agricole e agroalimentari di almeno cinque continenti diversi”.
Mente e cuore, macchina fotografica e taccuino da viaggio, computer continuamente online; da oltre 60 testimonia narra emozioni e atmosfere, itinerari del gusto, agriturismi, prodotti tipici, bellezze artistiche architettoniche ed ambientali in ogni angolo della terra. Del mondo pare conosca ogni angolo remoto e affascinante, più di quanto non sappia della sua bellissima casa romana. “In realtà la mia vita alla fine coincide con luoghi meravigliosi, ricchi di bellezza, arte, storia, tradizione, atmosfera, mistero, dove regnano vita a misura d’uomo, profumi, buona cucina e ospitalità altissima”.
Curriculum come pochi e di altissimo profilo.Di origini calabresi, “veniamo tutti da un paesino della costa tirrenica che si chiama Nicotera”, fotografo dal 1959 e giornalista dal 1978, Giuseppe De Pietro in passato è stato Direttore dell’agenzia fotogiornalistica “De Pietro Press International Photos”, ha collaborato con periodici di oltre 40 nazioni, fotografando personaggi famosi della moda e del cinema. Ha diretto oltre 15 testate diverse, ne ha progettate la metà ed è stato anche Editore di quattro di queste, dedicate per lo più al mondo dello spettacolo, della moda, dell’arte, dei viaggi. Appena approdato a Roma nel ’70 lavora anche nel cinema come Fotografo di scena, ma contemporaneamente collabora con il settimanale “Tempo Illustrato”. Famosi i suoi ritratti di Giorgio De Chirico, Moravia, Monica Bellucci, Giuseppe Tornatore, Antony Delon, Renato Guttuso, Claudia Cardinale, Jean Moreau, Philippe Loroy, lo stesso Presidente USA Bush senior.
Negli anni 80 si dedica al giornalismo specializzandosi in ecologia e difesa della natura. Collabora per lunghi anni con Panorama, l’Espresso, Epoca, Gente Viaggi, Vogue, Tutto Turismo e altre numerose riviste del settore. La mia vera fortuna? Forse le mie passioni. Passione per la natura, la libertà, la musica, il mondo, la vita sana, l’alimentazione naturale, il vegetarismo, il giornalismo, la scrittura, la ragione, l’umorismo, l’arte, la bellezza, l’estetica, l’arte, la musica, le donne e la loro bellezza. È un esteta”.
Oggi all’età di 80 anni trova ancora il tempo e la voglia di indignarsi, “Ma non mi stupisce più nulla, mi emoziono piuttosto, questo sì Più invecchio e meno mi interessa cosa pensano gli altri di me. Mi interessa invece moltissimo cosa pensano di quello che faccio, del frutto del mio impegno. Sono ancora molto curioso, non mi arrabbio mai, e mi piace interloquire e dialogare con tutti. Non critico mai nessuno. Ognuno faccia quel che vuole. Libertà massima per gli altri, ma, ovviamente anche per quella che è la mia vita”.
Ricorda gli inizi della sua attività professionale a Buenos Aires come fotoreporter presso l’agenzia fotogiornalistica Argen Press come “se il tempo non fosse mai passato”, e di quegli anni ricorda ancora tutto quello che gli era capitato per la vita, nomi cognomi, storie, location, eventi, tragedie, successi, trionfi, fallimenti, persino la grande crisi argentina e la disperazione del suo popolo nei momenti bui del Paese”. Sono gli anni di massima produzione per lui, quando realizza reportage fotografici di attualità, e storie di lunghi viaggi che pubblica in varie settimanali e periodici mensili argentini e italiani.
-Cosa le ha insegnato questo mestiere?
“Mi ha insegnato a vivere, mi ha aiutato a crescere, mi ha permesso di diventare famoso, di incontrare capi di stato e personaggi di altissimo livello istituzionale, e soprattutto mi ha insegnato che questo mestiere non lo si può fare stando seduti al computer come oggi molti fanno, ma lo si fa per strada, tra la gente, in mezzo al caos e al finimondo delle nostre megalopoli più affollate e più abitate”.
-Cosa le piacerebbe portarsi dietro nell’altra vita quando sarà?
“La mia prima Leica, è la macchina fotografica con cui ho realizzato la mia fortuna e la mia storia professionale. Chissà, magari dall’altra parte del mondo dove finirà il mio spirito se mi porto dietro la mia Leica potrò ricominciare a fotografare altre cose e nuovi mondi. A volte ci penso, e sorrido. Altre volte mi prende la tristezza e la malinconia”.
-A chi dedica il suo successo, la sua storia, e la sua straordinaria carriera da fotoreporter?
“A chi mi ha voluto bene, a mio padre e a mia madre soprattutto che a 16 anni mi sradicarono dalla Calabria e dal mare di Nicotera e mi portarono in Argentina in cerca di lavoro e di fortuna. Avevano ragione loro. La mia fortuna io l’ho trovata e l’ho costruita nella terra di Papa Francesco”.
-In bocca al lupo maestro…
“Ma davvero pubblicherà la mia storia?”
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