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  • Roma - Venerdì 19 Giugno 2026

Effetto meteo sui listini agroalimentari: per il caldo, prezzi delle zucchine all'ingrosso in calo dell'11%

In calo anche i costi di angurie, albicocche e ciliegie, mentre la stabilità del mare favorisce la regolare attività della flotta ittica con listini convenienti per il pesce azzurro e i gamberi.

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La forte ondata di calore che sta interessando il territorio nazionale, con termometri stabilmente oltre la soglia dei 38 gradi, sta rimodellando le dinamiche commerciali all'interno dei mercati agroalimentari all'ingrosso.

L'innalzamento delle temperature ha generato un duplice effetto: da un lato ha stimolato i consumi di prodotti freschi e stagionali, dall'altro ha accelerato i ritmi di maturazione e raccolta nelle campagne, determinando un incremento dei volumi disponibili e una conseguente contrazione dei listini. Il quadro emerge dall'analisi de La Borsa della Spesa, il monitoraggio periodico realizzato da BMTI e Italmercati. Nel comparto della frutticoltura, le ciliegie nazionali ed estere mostrano un posizionamento commerciale particolarmente accessibile, facendo registrare una flessione del 21,8% su base annua. I prezzi all'ingrosso oscillano dai 2,50 euro al chilo per i frutti di dimensioni medio-piccole, fino a toccare i 6 euro al chilo per le selezioni di calibro maggiore e per le cultivar pregiate come la Ferrovia e la Giorgia.

Dinamica opposta per le pesche, che evidenziano lievi rincari causati da una contrazione dei flussi di fornitura dalla Spagna durante l'ultimo fine settimana; per questo prodotto la forbice spazia dai 2 ai 3 euro al chilo, con i picchi massimi riservati alle pezzature superiori. Restano stabili i meloni: la tipologia Retato si attesta tra gli 0,80 e l'1,50 euro al chilo in base alla dimensione, il tipo liscio si posiziona tra 1,80 e 2 euro al chilo, mentre le produzioni d'eccellenza provenienti dall'area del Mantovano si spingono fino a 3 euro al chilo. Il clima favorevole ha elevato gli standard qualitativi delle albicocche, il cui valore è diminuito del 9,2% in sette giorni: la maggior parte delle varietà si muove ora tra 1,50 e 2 euro al chilo (rispetto ai precedenti 3 euro), mentre la varietà Pellecchiella, ai suoi esordi stagionali, si attesta sui 2,20 euro al chilo.

Anche le angurie beneficiano di una produzione vigorosa, segnando un ribasso dell'11,5% nell'arco della settimana; il prodotto originario del Lazio e della Sicilia quota tra 0,60 e 0,90 euro al chilo, i carichi lombardi si posizionano sui 1,80 euro al chilo e le varianti prive di semi oscillano tra 1,30 e 1,50 euro al chilo.

Sul fronte delle colture orticole, le zucchine si trovano nel pieno del loro ciclo produttivo. Sostenute da una domanda molto reattiva, le quotazioni all'ingrosso hanno perso l'11% rispetto alla scorsa settimana, assestandosi intorno agli 0,80 euro al chilo. Il medesimo valore è condiviso dalle melanzane di forma ovale, mentre le varietà lunghe, coltivate prevalentemente nelle regioni meridionali, risentono dell'incidenza dei costi logistici di trasferimento, superando la soglia dell'euro per posizionarsi in una forbice tra 1,20 e 1,50 euro al chilo.

L'aumento dei quantitativi raccolti ha ridotto il prezzo dei fagiolini, acquistabili tra i 3 e i 4 euro al chilo per le tipologie lavorate interamente a mano. Stabili a 0,80 euro al chilo i cetrioli, mentre il segmento dei peperoni è caratterizzato dal passaggio di testimone tra le colture siciliane in esaurimento e le produzioni del Lazio e del Nord Italia; il prezzo medio si attesta tra 1,30 e 1,50 euro al chilo, un dato in netto ridimensionamento rispetto ai 3 euro registrati trenta giorni fa. 

Il quadro meteo positivo ha garantito condizioni ottimali anche per le marinerie, permettendo la regolare uscita delle imbarcazioni da pesca. Nei mercati ittici si registra un'ottima disponibilità di alici, offerte tra 2,50 e 3 euro al chilo, con picchi di 5-6 euro per i pesci di taglia maggiore catturati con sistema a lampara. Abbondante la presenza di gamberi rosa, i cui prezzi variano dagli 8-9 euro al chilo per la pezzatura grande ai 2-3 euro per la più piccola. Forte contrazione per la ricciola di cattura nazionale, scesa a 18-20 euro al chilo contro i 24 euro delle scorse settimane. Quotazioni stabili per le cozze italiane, stazionarie sui 3 euro al chilo, così come per il cefalo Lotregano, fermo sulla medesima cifra.

Volge invece al termine la stagione di pesca del tonno rosso del Mediterraneo, con le ultime partite di prodotto nazionale scambiate attorno ai 18 euro al chilo. In chiusura, il comparto delle carni mostra una sostanziale invarianza per i prodotti avicoli, con il petto di pollo compreso tra 7,70 e 8,10 euro al chilo e la fesa di tacchino tra 9,30 e 9,70 euro al chilo.

Prosegue infine la parabola discendente per i tagli del quarto anteriore di vitellone, i cui valori si posizionano al di sotto dei livelli registrati nello stesso periodo dello scorso anno, stabilizzandosi in un intervallo compreso tra 6,47 e 6,57 euro al chilo.

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