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  • Roma - Giovedì 16 Luglio 2026

Elio Donno contro la telecronaca Rai: "Il giornalismo non è tifo urlato, così si mortifica lo spettacolo"

Un duro affondo contro lo stile delle telecronache sportive della Rai arriva da Elio Donno, storico giornalista del Corriere dello Sport, che attraverso un post pubblicato sui social ha espresso tutta la propria contrarietà alla conduzione della partita Inghilterra-Argentina da parte del telecronista Daniele "Lele" Adani ("Adani", come riportato nel post).

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di Giorgio Neri

Le parole di Donno non sono una semplice critica estemporanea, ma il richiamo a un'idea di servizio pubblico e di giornalismo televisivo maturata in decenni di professione. Un modello che, secondo il giornalista, rischia oggi di essere sacrificato in favore di uno stile sempre più enfatico e vicino alla tifoseria.

«Forse perché legato al ricordo di cronisti che ho conosciuto e che hanno fatto la storia – scrive Donno – da telespettatore sono disgustato dalle urla convulse durante Inghilterra-Argentina. Questo signore non può essere una voce della Rai, perché il giornalismo non può trasformarsi in tifo urlato istericamente».

Nel suo intervento, Donno richiama uno dei principi che hanno caratterizzato per decenni la scuola della telecronaca italiana: il rispetto delle immagini. Secondo l'ex cronista, il telecronista dovrebbe accompagnare il racconto senza sovrastarlo, lasciando che siano le immagini a trasmettere le emozioni dell'evento sportivo.

«Mi hanno insegnato – prosegue – che nelle cronache televisive la voce non deve mai sovrapporsi all'immagine. Le urla incontrollate hanno finito invece per togliere gusto allo spettacolo, che ogni spettatore deve essere libero di interpretare con la propria sensibilità».

L'affondo si estende anche ai vertici dell'informazione sportiva della televisione pubblica. Donno si domanda se l'attuale impostazione sia condivisa dai responsabili editoriali della Rai e, con evidente amarezza, osserva che, se questo è il nuovo modello di telecronaca, molti telespettatori potrebbero essere costretti a seguire le partite con il volume abbassato, pur continuando a pagare il canone.

Il post si conclude con un auspicio rivolto alla finale di domenica: «Mi auguro che lo lascino a casa, se hanno buonsenso».

Le parole di Elio Donno riaprono così il dibattito sul ruolo del telecronista del servizio pubblico. Da una parte c'è chi apprezza uno stile più coinvolgente e passionale, capace di enfatizzare l'intensità della competizione; dall'altra, chi continua a ritenere che la cifra distintiva della Rai debba restare equilibrio, misura e autorevolezza, valori che hanno reso memorabili le telecronache dei grandi maestri del giornalismo sportivo italiano.

Al di là delle opinioni sul singolo telecronista, l'intervento di Donno pone una questione più ampia: quale debba essere oggi il linguaggio del servizio pubblico e se la ricerca dello spettacolo possa prevalere sulla sobrietà che per decenni ha rappresentato uno dei tratti distintivi della televisione pubblica italiana.

 
 

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